Anche il T.A.R. in materia di ricorso elettorare scrive l’opposto di quanto in atti

Sono più di dieci anni che frequento i Palazzi di Giustizia: inizialmente quando leggevo ordinanze o sentenze con motivazione letteralmente opposta agli atti citati mi arrabbiavo non poco; mi domandavo come fosse possibile che in una Repubblica Democratica sottolineo occidentale potessero trovar luogo “sviste” del genere, aulicamente definite come  “travisamento dei fatti”, e mi rispondevo o meglio mi auguravo che fossero singoli episodi, errori determinati dalla  grave superficialità di singoli magistrati, ma quando statisticamente ho capito per esperienza che il fenomeno si ripeteva ho intuito che potesse essere una nuova forma di gestione e indirizzo sociale.

Ricordo sempre il coraggioso editoriale del giornalista tigullino Marco Delpino andato in onda su STV e in seguito condiviso sui social con migliaia di visualizzazioni circa le sentenze con motivazione letteralmente opposta a quanto indicato in atti se non quando  addirittura omessa anche a seguito di gravi violazioni di procedura in Cassazione, ma pensare che anche un T.A.R. in materia elettorale si arrogasse l’arbitrio di confermare questa prassi assai più frequente di quanto si pensi  mi ha impressionato non poco anche per le conseguenze massmediatiche che le pubblicazioni giornalistiche in materia  comportano.

Per riassumere ai molti, che magari abitando fuori dalla Liguria non hanno potuto seguire, ho partecipato, seppure genovese, all’interno di un progetto di propaganda regionale,  alle ultime Amministrative del Comune di Imperia quale Candidato Sindaco sostenuto dalla lista civica indipendente “per Imperia” e fin da subito ho notato delle evidenti anomalie confermate da terzi che lì per lì ho individuato in gravi negligenze di natura organizzativa: per esempio l’ufficio elettorale di un Comune capoluogo di Provincia con 42.000 residenti era stabilmente chiuso, oppure ancora il materiale burocratico propedeutico alla presentazione delle liste pubblicato sul sito dell’Ente da parte del dirigente era completamente dicotomico rispetto ai dettami del Ministero degli Interni irregolarità che da me  segnalata al Segretario Comunale, del tutto ignaro dell’accaduto a suo modo di sostenere, provvedeva immediatamente a correggere.

Dopo una campagna elettorale intensa, con una curiosa convocazione da parte della Prefettura  l’ultima settimana antecedente al voto volta a spiegare ai Candidati e ai Delegati di lista le corrette modalità di campagna elettorale, arriva finalmente la Domenica del voto: naturalmente mentre tutti gli interessati sono incollati alla TV locale per seguire lo spoglio emerge improvvisamente una denuncia orale da parte della Candidata Sindaco del M5S, poi sottoscritta anche in un verbale di seggio, circa una attività di spoglio nei seggi non conforme alla procedura circa l’obbligatorietà di estrarre dall’urna una scheda alla volta e procedere obbligatoriamente alla registrazione.

Annunciati i voti provvisori rimango allibito: alla mia lista vengono assegnati solo 18 voti che sommati a qualche voto disgiunto complessivamente mi attribuiscono solo 25 voti!

Ora è vero che i miei Candidati erano tutti genovesi, ma dopo una raccolta di 200 sottoscrittori imperiesi promotori della lista in presenza ex lege di funzionari giudiziari, una campagna elettorale intensa anche attraverso la partecipazione a diversi pubblici dibattiti e interviste giornalistiche per non dimenticare 10.000 volantini da me medesimo consegnati porta a porta mi sono sembrati davvero irrealistici anche alla luce delle precendenti elezioni del Municipio di Sampierdarena con popolazione residente di 50.000 persone circa appoggiato dai medesimi Candidati e sottolineo nessuno del quartiere ad eccezione di uno che prese un paio di preferenze, riuscii ad ottenere più di 200 voti, non molto meno della lista di un partito parlamentare quale  Fratelli d’Italia.

Il lunedì  quindi telefono alla responsabile dell’ufficio elettorale circondariale del Comune di Imperia per chiedere a che ora si sarebbe svolta in Tribunale ex lege il giorno successivo la quadratura dei verbali di seggio e la proclamazione degli eletti alla quale avevo il diritto di partecipare ma in concreto il funzionario, non sapendomi rispondere, ha dichiarato di ignorare addirittura questa mansione del Comitato Elettorale Centrale che si svolse, come da verbali in seguito acquisiti, senza la presenza di alcun candidato politico.

Esternati dunque questi dubbi ad alcuni giornalisti vengo contattato da un paio di persone, che per motivi di privacy non indico le generalità, ben introdotte nell’organizzazione elettorale mi confermano che effettivamente qualcosa nella macchina elettorale non avrebbe funzionato; con il loro supporto e mosso da un mio spiccato spirito investigativo incomincio ad accedere agli atti elettorali e a controllarli chiedendo anche supporto ai rappresentanti delle altre liste: ebbene emergono anche dei verbali in bianco;  come abbia fatto il Presidente del Tribunale di Imperia ad assegnare i voti ancora oggi non si sa!

Decido allora di approfondire anche in base a quanto accaduto nel 2014 in Piemonte con l’annullamento delle elezioni Regionali la modulistica presentata dalle varie liste per verificarne la corretta ammissione da parte dell’organo preposto: accompagnato da un Candidato al Consiglio Comunale dello schieramento di centrodestra in presenza dell’addetto all’ufficio elettorale non troviamo l’autorizzazione all’utilizzo dei simboli di PD e Lega e ne chiediamo la copia (in seguito riprodotta)  insieme all’atto principale e quelli separati di un’altra lista civica caratterizzati dall’utilizzo improprio dei primi errati pubblicati dal Comune stesso e connotati da un’autentica del consigliere comunale uscente di più di 200 firme  in un solo giorno per “conoscenza diretta”, oltre alla  presentazione da parte del Dott. Claudio Scajola della sola attestazione di iscrizione nell’elenco degli elettori senza la dichiarazione di godimento dei  diritti politici.

Molto perplesso e stimolato dai miei sostenitori locali decido di studiarmi in modo attento le possibilità di un ricorso elettorale al T.A.R. Liguria sulla falsa riga di quello accolto dell’allora Candidata alla Presidenza della Regione Piemonte, lo predispongo e lo deposito in proprio avvalendomi per quanto riguarda la procedura telematica del mini U.R.P. del Tribunale Amministrativo.

Il Presidente della sezione seconda con decreto n. 00004/2019 REG. PROV. PRES.  circa il  ricorso proposto protocollato nel registro generale come 26 del 2019 fissa la discussione dell’udienza pubblica per il 20 di Marzo e dispone in dieci giorni i termini della notifica agli interessati; consegnati gli atti entro i termini indicati  a mano tramite l’U.N.E.P. di Imperia alla Prefettura, alla Commissione Elettorale Circondariale presso il Palazzo del Comune ( per conto di questo non accettato dalla funzionaria coadiuvata dal Vice Segretario Generale in quanto non abilitata e reindirizzato l’atto accompagnato dal ricorso in originale come da essi indicato al Vice Prefetto quale presidente della Commissione), al Sindaco pro tempore e al Candidato Sindaco della lista civica da me ritenuta erroneamente ammessa.

Arriva il giorno dell’udienza: il Comune non  si costituisce, compare invece l’Avvocato dello Stato per conto della Prefettura, oltre i legali del Candidato Sindaco civico a me antagonista; si apre il dibattimento e replico alle memorie di controparte fondamentalmente incardinate su aspetti formali quali la tardività del mio ricorso oltre alla mancata notifica al Comune di Imperia: durante la mia discussione, in presenza di giornalisti seduti tra del pubblico, sostengo che il termine tardivo contestatomi, ossia successivo ai 30 giorni dalla pubblicazione degli eletti, non sarebbe pertinente alla materia da me impugnata ricordando il già citato ricorso della Mercedes Bresso depositato il 7 Maggio 2010 con elezione conclusosi il 28 Marzo precedente e che la notifica al Comune sarebbe state perfezionata al Sindaco pro tempore Claudio Scajola  quale diretto  interessato e al contempo legale rappresentante dell’Ente  a  mano dall’ufficiale giudiziario il 23 Gennaio come in atti oltretutto esibiti in udienza.

Il 21 di Marzo, sciolta la riserva, in sentenza il T.A.R. dichiara irricevibile il mio ricorso perché tradivo oltre  i 30 giorni e perché non notificato al Comune di Imperia condannandomi alle spese del giudizio come soccombente; il rimedio  per garantire la Democrazia a Imperia  sarà il ricorso al Consiglio di Stato?

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