“Balena Morta” Di Plastica Nelle Filippine: Il Messaggio Di Greenpeace

Un’esposizione artistica impressionante: una balena morta creata con la plastica recuperata dagli oceani.

Una scultura di spazzatura è il grido d’allarme di Greenpeace.
balena morta plastica
Sacchetti di plastica ritrovati nel corpo della balena in Norvegia. FONTE: seattletimes.com

Un gigante del mare ricostruito alla perfezione, pieno di rifiuti.
Un modello d’esposizione d’accordo, un falso, ma la realtà quanto è lontana?
Pochissimo, direbbero i ricercatori che hanno effettuato all’inizio di quest’anno un’autopsia su una balena spiaggiata a Sotra, isola norvegese.

Nella pancia del cetaceo sono stati trovati oltre trenta sacchetti di plastica che gli hanno causato un’atroce agonia.
Una barriera di plastica che non permetteva alla balena di assorbire le sostanze nutritive e che le provocava dolori terribili.
Denutrita insomma, ma con lo stomaco e l’intestino pieni… di plastica!
In questi casi le balene perdono le forze e quindi l’orientamento, fino ad arenarsi e morire.
Un inquinamento, quello causato dalla plastica, in grado di alterare gli equilibri naturali.

Sono molte le campagne di sensibilizzazione, ma quella di Greenpeace sulle spiagge di Manila Bay è senz’altro impressionante.

Qualcuno ha trovato l’installazione disturbante. Certamente ha mirato dritto all’obiettivo:attirare l’attenzione sul problema dei rifiuti in mare.

balena morta di plastica

Ascolta il campanello d’allarme della balena morta, osserva più da vicino e guarda cosa l’inquinamento da plastica fa all’oceano.”

Greenpeace Filippine sulla loro pagina facebook a proposito di questa campagna.

Il direttore artistico dell’installazione è Biboy Royong.
Per l’opera ha detto di essersi ispirato al ritrovamento in dicembre 2016 di un giovane capodoglio di 11 metri sempre nelle Filippine.
Anche in questo caso, il cetaceo aveva lo stomaco pieno di sostanze tossiche e rifiuti biodegradabili.

Abbiamo basato la sua forma, testura, misura e proporzione sulle immagini di balene realmente spiaggiate.” (Bilboy Royong)

L’obiettivo era sorprendere gli abitanti del luogo e non solo.
Le immagini dei bambini che giocano attorno alla balena in decomposizione hanno fatto il giro del mondo.

Oltre alla scultura sulla spiaggia, una petizione è stata lanciata online per richiamare i membri degli stati asiatici a prendere misure concrete contro l’inquinamento da plastica.

I dati pubblicati nel 2016 dalla Fondazione Ellen MacArthur sono allarmanti: nel 2050 gli oceani potrebbero avere più plastica che pesci.

I maggiori responsabili sono i paesi asiatici. Se riduciamo la ricerca al Mediterraneo, l’Italia si guadagna un bel terzo posto tra le nazioni più inquinanti.

Ma la plastica in mare non è l’unica minaccia alla sopravvivenza delle balene.

Il riscaldamento globale rischia di portare questa specie primordiale all’estinzione. Nei mari sempre più caldi, krill e zooplancton, di cui le balene si nutrono, diminuiscono. Va da sé che questo rappresenta un enorme pericolo per la vita delle balene.

balena-parigi
FONTE: afp.com

Così è nata l’idea di un’altra installazione creata per far riflettere sui rischi dell’azione dell’uomo sulla natura. Venerdì 21 luglio i parigini si sono svegliati con un’enorme sorpresa sulle rive della Senna: una balena di 18 metri. È l’opera d’arte del collettivo ecologista belga Captain boomer nei pressi della cattedrale di Notre-Dame. Una messa in scena con tanto di volontari per bagnare costantemente il capodoglio. In tanti si sono avvicinati per osservare da vicino.
Sul suo sito internet il collettivo si dimostra soddisfatto per l’interesse ricevuto dai passanti.

“La balena spiaggiata è una gigantesca metafora della perturbazione del nostro ecosistema”

 

http://www.ultimavoce.it/balena-morta-di-plastica/

 

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