IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 113

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Capitolo 113

Roma, 19 gennaio 1888

Caro diario; oggi ho passato una giornata da inferno! Sono stato tutto il giorno a litigare coi miei servitori ininterrottamente. Quando finivo con uno cominciavo con un altro. Vorrebbero chiedermi degli aumenti di stipendio, ma non posso e non voglio accontentarli. Anche perché se do 10, vogliono 15, se do 15, vogliono 20 e non si finirebbe mai, perché la gente non è mai contenta e non sa fare altro che chiedere senza senso. Per fortuna non ho figli, perché diventerei pazzo a lungo andare con le loro richieste. Il mio cocchiere mi ha consigliato di non dare peso alle richieste che mi hanno fatto, perché la mia dimora è molto grande e se io aumentassi gli stipendi impiegherei più soldi per ottenere gli stessi risultati e non mi conviene. Non ne posso più, anche se potrebbero considerarmi crudele, io preferisco dare dei soldi a chi non ha nulla, piuttosto che ingrassare questi “piranha”. Per fortuna la giornata sta per terminare, è quasi mezzanotte, per l’esattezza mancano 10 minuti. Comincio ad essere stanco dopo questa terribile giornata passata a discutere coi miei servitori, che poi loro dicono che io sono un avaro, che sono troppo attaccato alla materia, tengo troppo al denaro, do troppa importanza all’oro e sarò maledetto a stare sempre da solo senza amici se non li aiuto. Non è vero, caro diario; perché io aiuto molti poveri, e poi sono un cattolico osservante e per me la cristianità è tutto. Secondo me Dio è l’unico al mondo che merita veramente di essere chiamato padrone e non io. La materia per me conta fino ad un certo punto, perché anche se adoro l’oro all’ossessione; una buona compagnia vale molto di più di tutto questo. Ho veramente sonno, ora, buonanotte, caro diario.”

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