IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 115

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Capitolo 115

Roma, 21 gennaio 1888

Caro diario, oggi io sono andato in giro per Roma alla ricerca di quei 3 tipi che chiedono l’elemosina. Sono passato dal primo che mi fosse prima di strada. Mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto:

Sentite, buon uomo!”

Lui mi ha interrotto dicendo:

Chi vi ha detto che sono buono io? Eh?”

Io gli ho detto:

Avete avuto una cattiva giornata? Non mi riconoscete?”

Lui mi rispose:

Perché se io avessi avuto delle buone giornate sarei in mezzo alla strada e poi…Oh! Scusate! Non vi avevo riconosciuto! Perdonate la mia ignoranza, ma sono più furibondo del solito oggi!”

Io gli ho detto:

Comprendo perfettamente! E poi che Voi siate un tipo violento non mi dispiace poi così tanto!”

Il tizio mi ha detto:

Mio signore! Non vi comprendo! Cosa volete dire?”

Io ho aggiunto:

Sto cercando persone come Voi, e siccome non mi fido molto dei miei servitori e poi ho molta gente poco raccomandabile a cui ho prestato dei soldi e lesinano a restituirmeli; ecco io vorrei offrirvi un lavoro!”

Il tizio per la strada ha cambiato umore all’improvviso e gli occhi gli si sono accesi come la fiamma in un camino, dicendo:

Oh! Mio signore! Voi vorreste dare un lavoro a me? Dopo come vi ho trattato e poi Voi la volta scorsa mi avete fatto un’offerta a dir poco generosa! Ho ancora molti debiti e quei soldi che mi avete offerto mi sono serviti a ben poco! Voi sareste così buono da prendere un tizio dalla strada e metterlo al vostro servizio? Non sapete nulla di me!”

Io gli ho detto:

Ecco, vedete…Non mi interessa come parlate o cosa avete fatto prima di finire sul lastrico; quello che mi interessa è che sappiate prendere di petto la gente che non vuole restituirmi i miei soldi con gli interessi che chiedo a cui loro erano al principio d’accordo!”

Il tizio mi ha detto:

Mio signore! Quei soldi sono già nelle vostre tasche! Quando si comincia?”

Io gli ho detto:

Subito! Il tempo è denaro! Venite a casa mia!”

Il tizio gaio ed intontito da così tanta felicità tutta insieme, si è messo a piangere e mi ha detto:

Oh! Mio signore! Che buon animo che avete, come potrò mai sdebitarmi, io sono il vostro servo!”

Io ho fatto calmare quel tizio e poi gli ho detto:

Su, state calmo! Il peggio è passato ed il meglio deve ancora venire! Coraggio; seguitemi!”

Così, quel tipo che ho tolto dalla strada che si chiama Mario Morganti vive ora nella mia dimora, che io ho presentato ai miei servitori come un vecchio amico per evitare che sappiano che ho un altro uomo al mio servizio.”

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