IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 127

Capitolo 127

Roma, 2 febbraio 1888

Caro diario, oggi mi voglio concedere un giorno di vacanza. Così ho deciso di mettere da parte i miei impieghi ed i miei litigi coi miei servitori. Così, sapendo dell’arrivo del circo in città, mi sono informato sul luogo e sugli orari degli spettacoli. Così, verso le 18:00 mi sono recato al circo per vedere lo spettacolo. Mi sono divertito davvero molto, c’erano tanti animali, elefanti, cavalli, giraffe, tigri. Ma una cosa mi ha incuriosito più del previsto, ovvero il pagliaccio era molto strano, almeno secondo me. Non so, sembrava che il suo collaboratore non volesse fare il suo numero. Ovvero, il pagliaccio doveva lanciare delle carte di metallo affilato in determinati punti su un muro di carta, però il suo collaboratore doveva mettersi addosso al muro a forma di croce. Mi sembra strano tutto ciò, perché i numeri vengono preparati con ore di pratica, ma questo pagliaccio voleva improvvisare il suo spettacolo. Il collaboratore del pagliaccio non era d’accordo a collaborare, perché non avendo mai provato quel numero si sarebbe potuto fare molto male, od addirittura morire se una carta di metallo gli avesse trafitto parti vitali. Il pagliaccio era sicuro di non fallire e di non fargli male, ma il collaboratore non voleva e così scoppiò un vero schiamazzo su quella pista del circo. Ovviamente, lo spettacolo era stato oramai rovinato. Molta gente è uscita dalla tenda prima del previsto, perché era così insistente quel pagliaccio che aveva bloccato il resto dello spettacolo. Il direttore del circo e quel pagliaccio sono rimasti a discutere per molto tempo, ma io ero troppo lontano per sentire cosa stessero dicendo. Il pagliaccio è stato comunque licenziato, senza dubbio, perché aveva rovinato un’intera giornata d’incassi per le sue diavolerie e poi i suoi numeri doveva provarli prima e non improvvisarli, poi non dovevano essere obbligati a nessuno. Sconsolato ed amareggiato, il pagliaccio ha dovuto abbandonare per sempre la tenda da circo. All’uscita, io mi sono incuriosito a quello strano pagliaccio; così mi sono avvicinato e gli ho detto:

Scusate! Disturbo?”

Il pagliaccio:

Si, tanto! Sono stato licenziato, bravo come sono! Cosa volete?”

Io:

Non voglio recarvi noie, anzi; mi avete fatto ridere tutta la serata, anche se poi ci sono state delle incomprensioni con il vostro direttore!”

Il pagliaccio:

Chiamatele incomprensioni! Mi ha cacciato senza darmi un po’ di soldi! Cosa farò? Sono rovinato!”

Io l’ho incoraggiato:

Su, non fate così, un lavoro si trova, anzi venite da me e provate quel numero delle carte taglienti tutte le volte che volete; ovviamente senza fare del male a nessuno!”

Il pagliaccio:

Io non ho mai fatto male a nessuno con le mie carte taglienti, ma certamente incutono timore, esse sono di metallo ed affilate come rasoi!”

Io:

Comunque siete un grande artista, perché per sentirvi così sicuro a provare un numero senza averlo mai fatto prima, avete coraggio!”

Il pagliaccio:

Dite sul serio? Signor…?”

Io:

Signor Maurizio Belmonte! E Voi?”

Il pagliaccio:

Io mi chiamo Fausto Micheli! E sono disoccupato!”

Io:

Non più! Volete lavorare per me?”

Il pagliaccio:

Io lavorare per Voi!? Avete una tenda da circo?”

Io:

No! Niente affatto!”

Il pagliaccio:

Ma allora, cosa volete?”

Io:

Mettetevi al mio servizio per recuperare i miei soldi dalle persone che non vogliono ridarmeli ed io vi pagherò molto bene e poi potrete provare il vostro numero con quelli che non vogliono restituirmi i miei soldi!”

Il pagliaccio:

Cosa dite!? Io non sono un assassino!”

Io:

Chi ha parlato di uccidere? Voi dovete solo convincere le persone a ridarmi i miei soldi! Ciò è così difficile per Voi?”

Il pagliaccio:

Questo no! Non è difficile! Si potrebbe fare! Sempre meglio che morire di fame!”

Io:

State tranquillo; io apprezzo i vostri numeri, anche se a volte potrebbero risultare pericolosi! Venite con me, e potrete fare quello che vorrete; vi farò diventare così ricco che avrete Voi stesso un circo!”

Il pagliaccio:

Si, avete ragione! Mi state dando una grande opportunità!”

Io:

Bene! Venite a questo indirizzo, quando sarete pronto; perché in ogni caso un lavoro per Voi ci sarà sempre, in un modo o nell’altro!”

Detto questo io ed il pagliaccio ci siamo salutati con un cenno e poi sono tornato a casa.”

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