La “guerra dei caccia” tra Francia e Regno Unito: ora l’Italia deve scegliere

Il campo della progettistica aeronautica e dell’evoluzione dei sistemi d’arma più complessi di questo compound militare-industriale, i caccia di ultima generazione, è il dominio delle alleanze strategiche. La crescente innovazione tecnologica dei velivoli, divenute vere e proprie piattaforme multifunzione per le capacità di interazione informatica, comunicazione aria-terra, invisibilità ai radar e manovrabilità che essi presentano rispetto ai predecessori, e il dilatamento dei costi dei programmi per la loro realizzazione ha ridotto il campo dei Paesi che possono puntare su una capacità di elaborazione autonoma.

Come scritto su Eurasia, “simili complessità tecnologiche, con i conseguenti livelli di spesa, pongono fuori discussione la possibilità che singole nazioni possano – come in passato – provvedere da sole (per competenze, conoscenze, capacità industriali e costi) a sostenere programmi di armamento completi ed autonomi”, fatto ancora più vero ora che in Europa si sta cominciando a lavorare ai progetti dei caccia di sesta generazione che sostituiranno l’azzeccato frutto di una precedente sinergia, l’Eurofighter Typhoon.

“Ad oggi gli Stati dotati di industrie aeronautiche moderne e in grado di produrre velivoli – militari o civili – innovativi e avanzati sono, partendo da ovest, Canada, Stati Uniti, Brasile, Inghilterra, Svezia, Spagna, Francia, Germania, Italia, Russia, Giappone e Cina […] Detto ciò, è fondamentale chiarire che i Paesi in grado di produrre motori a reazione moderni, resistenti, energeticamente efficienti e della potenza necessaria per spingere aerei da combattimento – in poche parole la parte più complessa del velivolo – sono soltanto Stati Uniti, Inghilterra e Francia, con la Russia a seguire a minimo distacco e l’Italia con la presenza di capacità produttive e competenze avanzate sul proprio territorio nazionale”.

E non è un caso che siano proprio il Regno Unito e la Francia ad aver pianificato le due principali “cordate” per la costruzione e lo sviluppo dei prossimi caccia di sesta generazione europei. Costruendo una speculare coppia di alleanze che, per certi punti di vista, ricalca faglie geopolitiche e strategiche ed è connessa direttamente alla scelta tra priorità legate all’aderenza atlantica dei Paesi costituenti (è il caso della cordata britannica) e la volontà di un approfondimento della “via europea” (come accade per la squadra francese.

L’asse franco-tedesco si allarga alla Spagna

Di recente, Dassault Aviation e Airbus SE hanno presentato una proposta industriale congiunta ai governi di Francia e Germania per la prima fase dimostrativa del programma del Sistema di combattimento aereo del futuro – Future Combat Air System (Fcas), il progetto congiunto di Parigi e Berlino per un aereo destinato alle rispettive aviazioni, nella cui realizzazione le imprese francesi sono destinate a ricoprire un ruolo predominante. Dassault e Airbus contano infatti sulla cooperazione con Thales e Mbda, partecipata al 37,5% dal colosso intereuropeo dell’aeronautica.

Del resto, anche Airbus, che ha la sede ufficiale nella città olandese di Leida per ragioni fiscali e di neutralità politica, operativamente dirige le sue strategie dalla città occitana di Blagnac, e il suo radicamento in Spagna ha contribuito all’allargamento a Madrid della coalizione che porterà avanti il progetto Fcas. Parliamo di un investimento sul lungo periodo: come sottolinea Analisi Difesa “la fase preliminare coprirà il periodo compreso tra il 2019 e la metà del 2021 e servirà come punto di partenza per lo sviluppo dei dimostratori e delle tecnologie di un caccia di ultima generazione (New Generation Fighter – NGF), del supporto di droni (Remote Carrier – RC) ed un Air Combat Cloud (ACC), in vista del volo inaugurale previsto per il 2026”.

Tempest, il nuovo caccia britannico

La risposta di Londra, guidata dal colosso nazionale Bae Systems, consisterà nella realizzazione del primo aereo da combattimento del dopo-Brexit, del caccia che rappresenterà l’ossatura della Royal Air Force nella nuova era strategica di Londra. Dopo il Tornado e il Typhoon, il Tempest (che prende il nome da un vecchio aereo da caccia degli anni ’40) sarà dunque il prossimo prodotto-bandiera dell’industria aerospaziale inglese.

Di fronte alla scelta franco-tedesca di lanciare il programma Fcas “il Regno Unito presenta la controproposta, con un investimento di circa due miliardi di sterline per lo sviluppo e la costruzione di un velivolo che dovrà essere operativo dal 2035, dato che il ritiro degli Eurofighter è previsto intorno al 2040”, ha scritto Air Press, sottolineando la natura di ampissimo respiro dell’iniziativa britannica. Il sogno strategico di Londra di rilanciare la Global Britain come sostituta del Regno Unito integrato nell’Unione Europea è declinato nel programma Tempest nell’assidua ricerca di partner per sviluppare congiuntamente un velivolo rivoluzionario, destinato ad incorporare al suo interno anche la possibilità di essere affidato a una guida a controllo remoto.

Ufficialmente, Londra si è sino ad ora rivolta solo all’India, ma con ogni probabilità presto si potrebbe unire anche la Svezia, dotata di saldi legami con l’industria militare britannica, mentre sullo sfondo restano Giappone e Italia. Roma, in particolare, non ha ancora deciso. Ma la scelta tra Tempest e Fcas non sarà neutrale ed è destinata ad impattare profondamente sulle prospettive dell’industria e della Difesa del sistema Paese.

Leonardo spinge per Tempest ma sorveglia Fcas

Tra i membri del consorzio di Tempest vi è anche Leonardo Uk, azienda britannica della società guidata da Alessandro Profumo. Avionica, elettronica e integrazione dei sistemi sono i terreni operativi in cui, sulla scia dell’eccellente lavoro svolto per il Typhoon, l’erede di Finmeccanica potrebbe giocare il ruolo decisivo. Al tempo stesso, l’ad Profumo ha invitato il governo Conte a scegliere a favore del programma Tempest con una precisa mossa politica attraverso una serie di appelli, l’ultimo dei quali presentato il 10 giugno scorso.

Leonardo, che al contempo non perde di vista Fcas grazie alla sua partecipazione in Mbda, chiede a Roma una scelta di campo notevole che certificherebbe, per l’Italia, il rinsaldamento dell’asse atlantico. Tempest è infatti pensato per una perfetta integrazione con gli F-35 come velivolo multiruolo, e questo ha implicazioni rilevanti anche sotto il profilo politico. Al contrario, Fcas significa puntare sull’industria degli armamenti europea e sul consolidamento di un asse produttivo alternativo a quello di matrice statunitense. All’Italia è sinora mancata la volontà politica di deliberare una scelta netta. Il governo ha, come in altri campi, agito a ruota dell’avanzata delle imprese a partecipazione pubblica, tendenza non desiderabile in ambiti di rilevanza strategica.

Come dichiarato da Osservatorio Globalizzazione, la “supplenza” della politica estera da parte dell’impresa a partecipazione pubblica non assolve uno Stato dalla necessità di prendere decisioni squisitamente politiche. Quella del caccia di sesta generazione è un’esemplificazione perfetta di queste problematiche, e la decisione tra i due programmi andrà presa sapendo pesare adeguatamente le opportunità strategiche che si aprirebbero in ambito atlantico con l’adesione a Tempest con un percorso consolidato di avvicinamento all’industria europea che ha avuto nell’asse Fincantieri-Naval Group la sua ultima dimostrazione.

https://it.insideover.com/economia/la-sfida-francia-germania-sul-caccia-di-sesta-generazione-italia.html

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