Massoneria, Lungo L’asse Calabria-Liguria

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Le Logge della comunione “MUSCOLO” retta da MUSCOLO Pietro veniva indicata nella sua ampia articolazione anche dalla Commissione Parlamentare Antimafia, in una propria relazione ove si approfondivano le cointeressenze tra mafie e massoneria. La “comunione massonica facente capo a MUSCOLO, a cui facevano riferimento molteplici Logge massoniche, aveva la propria maggior espansione in Calabria, pur essendo il MUSCOLO un professionista, avvocato, operativo a Genova. Nell’archivio MUSCOLO – come risulta sempre dagli Atti della Commissione Parlamentare Antimafia [vedi qui l’estratto] – sono stati infatti rivenuti i documenti relativi a sei logge di Cosenzaquattro di Catanzarocinquedi Reggio Calabria

Logge sparse in quasi tutta Italia, dall’Emilia Romagna alla Basilacata, e poi aRoma… quella capitale dove forti erano, già negli anni Settanta, i legami della‘ndrangheta con il mondo dei “professionisti” e della politica, soprattutto attraverso gli ambienti massonici, ed in particolare grazie all’opera del massoneCAFARI Vincenzo – che abbiamo già incontrato -,  fortemente legato ai PIROMALLIDE STEFANOMAMMOLITI, ma anche punto di riferimento e di servizio per gli AVIGNONED’AGOSTINO e RASO-GULLACE-ALBANESE

Il MUSCOLO Pietro – come già si era evidenziato pubblicamente a seguito di testimonianze raccolte – aveva un consolidato legame con il boss della ‘ndrangheta FAZZARI Francesco, già strettamente legato ai RAMPINO – allorareggenti” della ‘ndrangheta in Liguria – ma soprattutto alla cosca GULLACE-RASO-ALBANESE, con cui vi è stato un vero e proprio“imparentamento” attraverso il matrimonio della figlia (e sodale) FAZZARI Giulia con ilGULLACE Carmelo, a cui erano legati molteplici masso-‘ndranghetisti attivi nel savonese quali il D’AGOSTINO Giuseppe (poi arrestato in Lombardia per l’operazione antimafia relativa al condizionamento del voto alle elezioni regionali a favore dell’assessore ZAMBETTI) eFILIPPONE Francesco (strettamente collegato al clan TEARDO).

Il FAZZARI Francesco era ospite abituale, in quanto amico, della Villa del MUSCOLO a Sassello, ove, tra l’altro, i lavori di miglioria vennero proprio affidati dal MUSCOLO al FAZZARI Francesco che li fece eseguire dal fratello Salvatore.
Nella vecchia villa del FAZZARI, a Borghetto S.Spirito, accanto a quella che è conosciuta come “Cava dei Veleni”, in mezzo ad montagna di documentazione abbandonata – dopo lo sgombero a seguito delle denunce della Casa della Legalità -, è stato rinvenuto, anche abbastanza rovinato, unlibro che venne donato dal MUSCOLO al FAZZARI Francesco – foto a lato – dal titolo “La ricerca della volontà omicida”.

A Genova la rete massonica che faceva capo a MUSCOLO Pietro era comunque di forte peso. Contava 14 Logge. Tra queste la “FORTIS”. La Loggia dei MAMONE, così come emerso pubblicamente, si era la “FORTIS”, con sede a FEGINO.

Della Loggia con sede a Fegino, come già reso noto, facevano parte i diversi componenti della famiglia MAMONE (“clan MAMONE” nell’Informativa “OLIMPO” redatta dalla DIA nel 1994 per la DDA di Reggio Calabria, con cui venivano mappate tutte le ramificazioni in Italia ed all’estero dell’organizzazione ‘ndranghetista). Vi erano, ad esempio, MAMONE Luigi, MAMONE Vincenzo e MAMONE Gino, ed anche i parenti stretti come CAPALBO Pietro, ed emergeva una profonda sovrapposizione degliiscritti alla loggia appartenenti o legati alla famiglia MAMONE con la CONFAPI, associazione delle piccole e medie imprese. Su questo particolare aspetto, oltre ad un breve approfondimento sui legami ‘ndrangheta e massoneria, la Casa della Legalitàaveva anche sintetizzato questa netta sovrapposizione con CONFAPI in un apposito schema, che evidenziava varie correlazioni della stessa struttura con altri soggetti ben noti, tra cui i RASCHELLA’, arrestati con i MAMONE nell’ambito dell’operazione “ALBATROS“:

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E’ da richiamare il fatto che la Casa della Legalità, nel 2005 – ovvero ben prima che emergesse l’appartenenza massonica deiMAMONE alla Loggia FORTIS (chiusa, a quanto risulta pubblicamente, dopo l’emergere dei fatti riguardanti i MAMONE) – aveva indicato, per le dichiarazioni dell’ex moglie di MAMONE Vincenzo [vedi qui], non solo l’appartenenza di quest’ultimo allaMassoneria, ma anche i rapporti dei MAMONE con il noto GELLI Licio della Loggia massonica P2 ed al centro anche di quelprogetto eversivo indagato dalla DIA, nell’inchiesta denominata “SISTEMI CRIMINALI”, relativa al piano di destabilizzazione dello Stato che aveva visto contatti e progetti comuni tra organizzazioni mafiose (in particolare Cosa Nostra ed ‘ndrangheta), esponenti dell’estrema destra eversivalogge massoniche, settori deviati dei Servizi e movimenti separatisti e leghisti, come la Lega Nord [vedi qui]

Proprio a questo proposito non può essere tralasciato il fatto che se tra i protagonisti di quel “piano eversivo”, sviluppatosi in Italia nei primi anni Novanta, ed attentamente indagato dalla DIA, vi erano i DE STEFANO, la potente cosca di Reggio Calabriacon pesanti e radicate ramificazioni in tutto il Paese. Cosca e ramificazioni che sono emersi, dirompenti, anche nella più recente inchiesta “BREAKFAST” della DDA di Reggio Calabria per le attività di riciclaggio promosse comunemente al tesoriere della LEGA NORDBELSITO Francesco. Dall’indagine e dallo stesso interrogatorio del BELSITO – che come Casa della Legalità si è già avuto modo di ricordare parlando dell’On. CHIAPPORI – è emerso non soltanto che BELSITO operasse con esponenti legati allacosca DE STEFANO, come ad esempio il noto GIRARDELLI Romolo, ma che lo stesso GIRARDELLI emergeva come fortemente legato anche al PLEBA Ermanno (e con questi ai GIACOMAZZI dell’omonima nota immobiliare genovese), su cui erano documentate le consolidate cointeressenze proprio con la famiglia MAMONE.

http://www.informarexresistere.fr/2015/02/11/massoneria-lungo-lasse-calabria-liguria/

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