Migranti, dopo Aquarius un’altra nave al largo della Libia. Salvini: Italia non china il capo

Migrants watch the Sicilian coast from the ‘Aquarius’ vessel as they arrive in Trapani, western Sicilia, Italy, 23 April 2018. EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Al caso Aquarius, a cui Salvini dopo lo scontro di ieri con Malta dice di aver lavorato tutta la notte, si aggiunge quello di una seconda nave carica di migranti, la Sea Watch 3, al largo delle coste libiche. «Oggi anche la nave Sea Watch 3, di Ong tedesca e battente bandiera olandese, è al largo delle coste libiche in attesa di effettuare l’ennesimo carico di immigrati, da portare in Italia. L’Italia ha smesso di chinare il capo e di ubbidire, stavolta c’È CHI DICE NO.#chiudiamoiporti», scrive su Twitter il ministro dell’Interno.

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L’appello dell’Onu. Ma in tarda mattinata è arrivato l’imperativo umanitario dell’Onu: «Fateli sbarcare». L’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, fa appello ai «governi coinvolti affinché consentano lo sbarco immediato di centinaia di persone bloccate nel Mediterraneo da sabato a bordo della nave Aquarius. «È un imperativo umanitario, le persone sono in difficoltà, stanno esaurendo le scorte e hanno bisogno rapidamente di aiuto», afferma Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo centrale. «Questioni più ampie come quella su chi è responsabile e competente dovrebbero essere esaminate solo dopo», aggiunge.

Il caso Esplode dunque un nuovo caso migranti a meno di 24 ore da quello della nave Aquarius con a bordo 629 migranti che continua a vagare nel Mediterraneo senza un porto dove approdare. È il risultato dello scontro tra Italia e Malta che si è consumato ieri, dopo che il governo della Valletta ha risposto ‘no’ alla richiesta di Roma di accogliere in porto – in quanto più vicino «luogo sicuro» – la nave dell’ong Sos Mediterranee, che il ministro Salvini non ha autorizzato a sbarcare in Italia. Circa 800 persone sono state recuperate da imbarcazioni italiane e internazionali in operazioni di soccorso che si sono concluse in piena notte.

«È necessario, stavolta, che tutti comprendano che il diritto internazionale non può prevedere un’Italia abbandonata a se stessa. Noi salveremo sempre le vite umane, ma Malta è la spia di un’Europa che deve cambiare», scrive su Twitter il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Lo scontro Al termine di un vertice di oltre tre ore a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che il suo collega di Malta, Joseph Muscat, che ha contattato di persona in serata, «non ha assicurato alcun intervento, neppure in chiave umanitaria». «Si conferma l’ennesima indisponibilità di Malta, e dunque dell’Europa, a intervenire e a farsi carico dell’emergenza», ha detto Conte, sottolineando che «l’Italia si ritrova ad affrontare in totale solitudine l’emergenza immigrazione. Il regolamento di Dublino va radicalmente cambiato». Durissime le parole di Muscat, affidate a un Tweet: «Siamo preoccupati per la direzione presa dalle autorità italiane sull’Acquarius, che è in alto mare. Vanno manifestamente contro le leggi internazionali e rischiano di creare una situazione pericolosa per tutti quelli che sono coinvolti».

E ora che succede? «È stato disposto l’invio di due motovedette con medici a bordo pronti a intervenire al fine di garantire la salute di tutti gli occupanti dell’Aquarius che dovessero averne necessità», dice sempre il presidente del Consiglio. Ma di accordare l’ingresso in un porto italiano, al momento, non se ne parla. Anche se la situazione non appare molto diversa da quella dell’altro ieri, quando La Valletta aveva impedito l’ingresso in porto della nave Seefuchs, in difficoltà e con 126 migranti: la nave, alla fine, è inevitabilmente approdata in Italia, a Pozzallo. «Malta non può dire di no a qualsiasi richiesta di intervento», aveva attaccato Salvini, che oggi, in vari post accompagnati dall’hashtag #chiudiamoiporti, diventato trendtopic, ha rivendicato la linea della fermezza.

«Nel Mediterraneo ci sono navi con bandiera di Olanda, Spagna, Gibilterra e Gran Bretagna, ci sono Ong tedesche e spagnole, c’è Malta che non accoglie nessuno, c’è la Francia che respinge alla frontiera, c’è la Spagna che difende i suoi confini con le armi, insomma tutta l’Europa che si fa gli affari suoi. Da oggi anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina».

Malta «non può continuare a voltarsi dall’altra parte quando si tratta di rispettare precise convenzioni internazionali in materia di salvaguardia della vita umana e di cooperazione tra Stati», scrivono in serata in un comunicato congiunto Salvini e il collega pentastellato Toninelli, delle Infrastrutture, da cui dipende la Guardia costiera. Ma La Valletta si smarca: «il nostro governo non è né l’autorità che coordina né ha competenza sul caso» dell’Aquarius, dice un portavoce del governo. «Il salvataggio è stato coordinato da Roma».

Nel comunicato dei due ministri si ribadisce la richiesta alla Valletta di «accogliere la Aquarius per un primo soccorso ai migranti a bordo», mentre nessun accenno viene fatto alla paventata chiusura dei porti italiani, ed anzi l’ultima frase – «Noi continueremo a salvare vite umane, altri restano nel torto» – suggerisce che l’Italia continuerà ad accogliere, se necessario. Sta di fatto, però, che nave Aquarius peregrina ancora nel Mediterraneo – attualmente viene localizzata a 27 miglia da Malta e a 35 dall’Italia – «senza nessuna indicazione – dicono da bordo – di dove approdare». Sulla nave di Sos Mediterranee c’è anche il personale di Medici senza frontiere, che sta assistendo i 629 migranti soccorsi in sei operazioni, tra cui una particolarmente complessa, con un gommone che si è rovesciato facendo cadere in mare le 40 persone che lo stipavano.

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/aquarius_migranti_matteo_salvini-3790144.html

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