“Va destituito il giudice che ricattava le allieve”

Roma Un caso troppo imbarazzante. Da chiudere in fretta. E cosi è stato: l’adunanza generale del Consiglio di Stato ha deciso quasi all’unanimità la destituzione di Francesco Bellomo, il giudice docente che comandava a bacchetta le vite private delle sue studentesse.

Una vicenda surreale, emersa infine solo dopo le denunce di alcune giovani laureate che si erano iscritte ai suoi corsi con la speranza di entrare in magistratura.

Invece, erano finite fra le spire del professore in toga che non si limitava a tenere le sue lezioni, peraltro di alto livello, ma s’imponeva come un dominus, fra minacce, allusioni, suggestioni. Bellomo dettava l’abbigliamento, Bellomo metteva il naso negli affari privati, Bellomo vagliava i profili dei fidanzati, Bellomo lusingava e strigliava, Bellomo inviava sms a tutte le ore, pretendendo risposte fulminee e sincere. Qualcosa che assomigliava a una setta: il guru e le sue allieve che ne subivano la fascinazione o, più modestamente, soggiacevano a vessazioni intollerabili per la paura di perdere l’occasione buona per il salto verso una carriera luminosa. Autorevoli colleghi di Bellomo hanno pensato a lungo che i racconti dei giornali fossero esagerati, una materia, a tratti scabrosa e pruriginosa, perfetta come canovaccio di un’interminabile fiction. Poi si è capito che le prime denunce non erano il frutto di menti alterate, ma la descrizione di un sistema malato, inaccettabile, umiliante. Altre ragazze hanno trovato il coraggio di parlare, oggi sono almeno otto quelle che hanno svelato i meccanismi messi in atto dal brillante insegnante. Troppo sopra le righe. Senza alcun rispetto per le psicologie, magari fragili, delle giovani che puntavano su di lui per superare il concorso. I dettagli sbalorditivi hanno aperto squarci su mortificazioni, angosce, sottili forme di molestia. Ecco le urlate di Bellomo, le sue scenate, le storie d’amore – almeno una è certa – con le laureate, persino la diffusione di foto hard. E poi le prescrizioni come neanche in una setta, i contratti in cui si firmavano clausole inverosimili e minuziose ai limiti del plagio, i pianti e le riappacificazioni. Bellomo era ossessivo: voleva il pieno controllo della sua corte, scelta all’interno delle classi, e non ammetteva discussioni su nessun punto. Certo, per capire, bisogna mettersi nei panni delle corsiste che vedevano in lui un campione della scienza giuridica, un fuoriclasse del diritto, il maestro ideale per entrare nel sancta sanctorum della legalità e invece rimanevano invischiate nella sua ragnatela. Bellomo guidava corsi assai affollati, aveva una sua rivista prestigiosa, parlava ai convegni insieme a noti pm. Difficile credere in prima battuta che fosse ossessionato da minigonne e tacchi a spillo o che valutasse il quoziente intellettivo dei fidanzati delle sue «vittime». Come se non bastasse, il consigliere aveva anche una sorta di braccio destro, altrettanto titolato e inattaccabile, il pm di Rovigo Davide Nalin, uno che si occupava di femminicidio e invece nella filiera Bellomo era il mediatore fra lui e loro.

Prima di Natale il pm è stato sospeso dal Csm, ora tocca a Bellomo pagare per tutta questa superba follia: l’adunanza ha deciso per la destituzione, la misura più forte, l’unica adeguata davanti ad uno scandalo del genere, di cui non si riescono a definire neanche bene i contorni. Domani il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa dovrebbe ratificare la decisione che poi diventerà operativa dopo la firma finale del capo dello Stato. Ma ormai il dado è tratto. E il quasi ex giudice rischia anche sul piano penale: tre procure indagano, su tutte Bari che lo accusa di estorsione.

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/va-destituito-giudice-che-ricattava-allieve-1481860.html

 

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Paul Polidori

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