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​Pensioni, da agosto arrivano i rimborsi il recupero non sarà oltre il 35%

DiPasquale Stavola

Lug 30, 2015

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Il momento della verità arriverà lunedì: dopo annunci, decreti, circolari, 3,7 milioni di pensionati vedranno finalmente di persona il rimborso per la mancata rivalutazione degli anni 2012 e 2013. Con la mensilità di agosto, dovuta il primo del mese ma effettivamente versata il 3 per la coincidenza con il fine settimana, l’Inps metterà in pagamento gli arretrati riconosciuti dal governo e provvederà ad adeguare – in misura ancora più parziale – l’importo mensile della pensione, che poi avrà un altro piccolo ritocco verso l’alto dal gennaio del prossimo anno.

L’effetto sarà naturalmente visibile, in particolare quello dell’importo arretrato liquidato una tantum. Ma il recupero reale è comunque parziale: non va oltre il 35 per cento delle somme che gli interessati avrebbero percepito se i trattamenti pensionistici fossero stati pienamente rivalutati in base alla legge in vigore prima del 2011: anno in cui il governo Monti, nel pieno dell’emergenza finanziaria, decise il blocco dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni di importo lordo superiore a tre volte il minimo. Un blocco drastico che all’inizio di quest’anno è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale.

Nel correre ai ripari, l’esecutivo attuale si è però trovato d fronte all’esigenza di bilanciare le esigenze dei pensionati con quelle dei conti pubblici che non avrebbero potuto sostenere un esborso di 17,6 miliardi per il solo 2015 (in caso di recupero totale). L’impatto finanziario sarà molto più limitato e pari a 2,8 miliardi quest’anno, che scendono a 2,2 se si considera che i rimborsi sono comunque tassati. Dunque tutti i pensionati ottengono solo una piccola parte delle somme a cui avrebbero avuto teoricamente diritto; un po’ meno penalizzati risultano coloro che godono di un assegno relativamente più basso.

IL MECCANISMO DI CALCOLO
Nel dettaglio, il nuovo meccanismo riguarda coloro che nel 2011 avevano una pensione mensile lorda superiore a 1.405 euro (ovvero tre volte il trattamento minimo di quell’anno) e non superiore a sei volte, dunque 2.810 euro sempre lordi. Al di sopra delle tre volte, la rivalutazione era già stata riconosciuta in pieno a suo tempo, mentre al di sopra delle sei i pensionati non recupereranno comunque nulla, nemmeno parzialmente. Lo schema di calcolo è piuttosto complicato. La perequazione è riconosciuta relativamente al 2012 e al 2013 per il 40 per cento dell’effettivo tasso di inflazione di quegli anni (rispettivamente 2,7 e 3 per cento) per i trattamenti compresi tra tre e quattro volte il minimo; la percentuale scende al 20 per cento per quelli tra le quattro e le cinque volte e al 10 per quelli compresi tra le cinque e le sei. Ma tutto ciò vale solo per gli aumenti che sarebbero stati pagati nei primi due anni.

http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/pensioni_arrivano_rimborsi_recupero/1491545.shtml

 

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