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A processo la dottoressa che curava il melanoma con la mente e l’omeopatia

DiPaul Polidori

Mag 27, 2016

L’Udienza preliminare è stata fissata: il 14 luglio, davanti al giudice Ambra Cerabona, comincerà il processo per Germana Durando, la dottoressa accusata di omicidio aggravato dalla colpa con previsione per la morte di Marina L, la donna colpita da un melanoma curato per anni con rimedi omeopatici e sedute psicologiche secondo la metodica di Hamer. Secondo il sostituto procuratore Stefano Demontis, il medico imputato non avrebbe consigliato alla sua paziente le terapie tradizionali anticancro, ovvero di asportare chirurgicamente un neo diventato un tumore di undici centimetri sulla spalla, nonostante il referto dell’ospedale non lasciasse alcun dubbio sul da farsi: quello che aveva colpito Marina, morta nel 2014 a soli 50 anni, era infatti il peggior tipo di cancro della pelle.
In attesa del processo e tramite un nuovo avvocato, Germana Durando accenna quella che sarà la sua difesa in aula. «La dottoressa non è assolutamente un’hameriana – spiega Stefano Castrale – ha sempre ascoltato le scelte della paziente in ossequio al diritto di scelta della cura garantito dalla costituzione ad ogni singolo individuo. Al processo dimostreremo l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria e anche quale sia stata la precisa e autonoma volontà della paziente».
La tesi della procura è invece che l’imputata abbia curato la sua paziente proprio seguendo i principi dell’ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer, che sosteneva come fosse possibile sconfiggere il tumore senza l’uso di cure convenzionali ma solamente grazie alla comprensione dello shock psicologico che aveva portato il corpo ad ammalarsi. Il cancro della pelle di Marina però continuava a crescere e dopo anni di “lotta” a base di gocce omeopatiche e parole senza risultati, la donna aveva deciso ugualmente di farsi operare per asportare il neo. I medici le avevano consigliato di togliere anche i linfonodi ormai metastatici. Di nuovo però, secondo l’accusa, la dottoressa avrebbe sconsigliato l’intervento: «Risolvi i problemi con il tuo ex e guarirai» erano i consigli trovati nelle mail sequestrate dalla procura. In aula sarà presente anche il fratello di Marina: «Con la costituzione di parte civile il fratello intende proseguire la sua battaglia culturale per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi provocati da dottrine prive di qualsiasi riconoscimento presso la comunità scientifica – spiega l’avvocato Marino Careglio che l’assiste – Non si può parlare di libertà di scelta del paziente laddove non vi sia una corretta informazione del medico curante».

 

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