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al «ragazzo del lago» che catturò Benito Mussolini

DiPaul Polidori

Ago 17, 2016

Aimone Canape, 94 anni, è morto il giorno di Ferragosto. Era l’ultimo dei componenti della squadra che il 27 aprile 1945, a Dongo, arrestò il duce

Conosceva bene il tedesco e per questo mandarono lui, giovane partigiano di 22 anni, a parlamentare con i militari del Terzo Reich provenienti da Menaggio, che i partigiani avevano bloccato tra Musso e Dongo, il 27 aprile 1945, sulla strada lungo la riva occidentale del lago di Como. In quel momento Aimone Canape, scomparso in questo ferragosto all’età di 94 anni, si trovò faccia a faccia con la storia d’Italia in uno dei suoi momenti più tragici. A quella colonna delle forze armate naziste si erano aggregati infatti Benito Mussolini e vari altri esponenti della Repubblica sociale italiana, che caddero così nelle mani dei partigiani al comando di Pier Luigi Bellini delle Stelle. Canape era l’ultimo sopravvissuto tra i testimoni diretti della cattura del Duce e aveva raccontato la sua versione dei fatti a Marcello Foa, firma del «Giornale», in un libro pubblicato nel 2010 dall’editore Piemme:Il ragazzo del lago.

Secondo quanto era stato riferito a Canape da altri partigiani, Mussolini, quando fu riconosciuto e arrestato, non era travestito da soldato tedesco, come si dice comunemente, ma si era rannicchiato carponi sul fondo di un camion, con un militare del Reich seduto su di lui nel tentativo vano di nasconderlo alla vista: pare che a tradirlo sia stato l’elmetto che portava in testa, rotolato sul pavimento dell’automezzo perché non agganciato sotto il mento. Aimone ebbe dunque anche modo di vedere il dittatore dal vivo: l’ultima volta che lo scorse fu alle 18.30 di quel giorno d’aprile, mentre veniva condotto alla caserma della guardia di finanza di Germasino, sopra Dongo. Meno di ventiquattr’ore dopo, almeno secondo la versione ufficiale dei fatti, Mussolini sarebbe stato fucilato a Giulino di Mezzegra, insieme all’amante Claretta Petacci, dal capo partigiano comunista Walter Audisio. Ma su questo Canape non aveva particolari rivelazioni da fare: il suo racconto non aveva nulla a che fare con i tanti sensazionalismi fioriti intorno alle ultime ore del Duce.

Aimone Canape da ragazzo
Aimone Canape da ragazzo

Nato a Dongo il 25 luglio 1922, Aimone era il terzo di cinque fratelli maschi. E già prima della guerra aveva vissuto, nonostante la giovane età, vicende non comuni. Sedicenne indirizzato verso la carriera alberghiera, nel 1938 aveva avuto l’opportunità di recarsi in Germania. Grazie a uno scambio con l’Hotel Metropole Suisse di Como, era finito a Oberhof presso il castello dei principi Watzesky, trasformato in un albergo di lusso. Qui l’incredibile colpo di fortuna: l’incontro con la duchessa Elli Steinlich, che rimase colpita, fino al punto di svenire, dalla somiglianza tra Aimone e suo figlio, morto adolescente.

La signora, esponente di una delle famiglie più in vista dell’aristocrazia tedesca, prese il ragazzo italiano sotto la sua protezione, lo portò con sé a Berlino, gli diede l’occasione di conoscere la classe dirigente della Germania nazista, gli trovò un posto al prestigioso Kaiserhof Hotel, dove Canape raccontava di aver avuto l’occasione di incontrare personalmente prima il ministro e genero del duce Galeazzo Ciano e poi, sia pure per combinazione, lo stesso Adolf Hitler, che con lui, riferiva, si era comportato in modo affabile.

Intanto però era scoppiata la Seconda guerra mondiale e Aimone era stato richiamato sotto le armi in Italia, dove era tornato nel gennaio 1941. La morte del fratello Vittorio, arruolato in Marina, gli permise di evitare il fronte. I momenti difficili per lui cominciarono dopo l’8 settembre 1943, quando si unì ai partigiani e venne arrestato e torturato. Raccontava di essere sfuggito due volte per un soffio alla deportazione in Germania.

Non nutriva però un desiderio di vendetta. Anzi, nelle ore tragiche di Dongo, mentre i fascisti che accompagnavano Mussolini venivano fucilati, Canape si adoperò per proteggere la moglie di Fernando Mezzasoma, ministro del governo di Salò, e Zita Ritossa, convivente di Marcello Petacci, fratello di Claretta. Consentì che la passasse liscia anche la sarta che, durante l’occupazione nazista, lo aveva denunciato ai tedeschi.

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http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_agosto_17/addio-ultimo-partigiano-aimone-canape-mussolini-dongo-ragazzo-del-lago-85064a02-63e6-11e6-aa60-86dd3fdb1e51.shtml

 

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