America, Ferguson tutti i giorni

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Stati uniti. Selma, ieri, oggi e domani. Dopo il Wisconsin, un altro afroamericano ucciso dalla polizia

poco prima del ricordo di Obama della mar­cia di Selma, un altro nero veniva ucciso negli Stati uniti. E ieri, pochi giorni dopo le imma­gini dell’Alabama e il discorso del pre­si­dente Usa, un’altra vit­tima. Un altro afroa­me­ri­cano, disar­mato, ucciso dalla polizia.

Il mes­sag­gio sem­bra essere diretto pro­prio al pre­si­dente: la sua ele­zione non ha cam­biato niente, o ha cam­biato dav­vero poco.

L’ennesimo caso
La vit­tima è un uomo che — in stato con­fu­sio­nale, pro­ba­bil­mente malato di mente — si aggi­rava nudo nel com­plesso di appar­ta­menti di Atlanta dove viveva. Un agente dopo averlo richia­mato, anzi­ché usare il taser, ha spa­rato due volte, ucci­den­dolo. L’agenzia inve­sti­ga­tiva della Geor­gia, Gbi, ha avviato un’inchiesta.

Secondo la rico­stru­zioni for­nita da Cedric Ale­xan­der, diret­tore del dipar­ti­mento della pub­blica sicu­rezza della con­tea di Atlanta, la poli­zia era inter­ve­nuta dopo che alcuni resi­denti del palazzo ave­vano denun­ciato la pre­senza di un «uomo sospetto» che bus­sava alle porte e si aggi­rava nudo.

«Non è stata rin­ve­nuta nes­suna arma», ha ammesso Ale­xan­der, spie­gando che l’uomo si è sca­gliato con­tro il poli­ziotto ed ha igno­rato gli avver­ti­menti a fermarsi.

Selma is now
Un ponte inti­to­lato ad un Grand Wizard del Ku Klux Klan que­sta set­ti­mana è tor­nato ad essere il cen­tro d’America. Il Bloody Sun­day sull’Edmund Pet­tus bridge fece di Selma, Ala­bama il sim­bolo mon­diale del raz­zi­smo e della lotta per l’emancipazione dei neri ame­ri­cani; 50 anni dopo su quello stesso ponte il cin­quan­te­na­rio è stato com­me­mo­rato da un pre­si­dente afroamericano.

Quale evento potrebbe espri­mere con più dida­sca­lica sim­me­tria — con hol­ly­woo­diana per­fe­zione — la nar­ra­zione ame­ri­cana di ingiu­sti­zia e reden­zione e pro­gresso sociale? Se fosse stata scritta in una sce­neg­gia­tura sarebbe pro­ba­bil­mente stata respinta come inve­ro­si­mile. Lo stesso Mar­tin Luther King il reve­rendo che su quel ponte aveva por­tato i suoi free­dom fighters quando era pro­fonda retro­via segre­ga­zio­ni­sta non avrebbe potuto — pur con tutta la fede nel dream — imma­gi­nare una più sim­bo­lica ricorrenza.

http://ilmanifesto.info/america-ferguson-tutti-i-giorni/

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