Breve profilo storico della Massoneria statunitense

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Per poter comprendere, ancorché parzialmente, il ruolo che la Massoneria svolse nella storia statunitense, è opportuno soffermarsi su uno dei primi passaggi della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, firmata a Philadelphia, il 4 luglio 1776.

“We hold these Truths to be self-evident, that all Men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.”[1]

Di primo acchito, non si può non cogliere, in tale estratto, un’influenza di uomini che, nel pensare e ratificare questo documento, avevano consacrato totalmente loro stessi alle cause di libertà, uguaglianza e fratellanza.

In particolare, la presenza di nove massoni – che manifestarono la loro fedeltà ai valori della Libera Muratorìa – all’interno dei cinquantasei firmatari della Dichiarazione d’indipendenza, determinò la piena armonia del Trinomio massonico con la nuova Repubblica americana, promuovendo altresì una graduale incorporazione dei principi latomistici nella cultura del Paese.

Ora, come si giunse all’assimilazione di tali suggestioni e quale fu il processo che portò la Libera Muratorìa nei futuri Stati Uniti?

La Massoneria vive nella storia e con essa interagisce dialetticamente, sicché per affrontare il rapporto tra l’Istituzione e lo Stato americano non si può prescindere dalle prime testimonianze di presenze massoniche nelle colonie.

Già prima del 1717 (anno di fondazione della Gran Loggia di Londra), la vita massonica era attiva in diverse parti del mondo.

Nel 1682, lo scozzese John Skene, membro dal 1670 di una loggia di Aberdeen in Scozia, era emigrato nelle colonie inglesi d’America, stabilendosi a Burlington nel New Jersey, provincia di cui fu anche vice-governatore.

Tuttavia, il primo massone nato nei futuri Stati Uniti fu Jonathan Belcher di Boston che venne iniziato in una ‘Society of Masons’ londinese nel 1704 e che, rientrato in patria, si distinse sia come libero muratore, sia – e soprattutto – come governatore regio in molte colonie, tra le quali Massachusetts, New Hampshire e, dal 1747, New Jersey.

A confermare la crescente presenza massonica nell’area americana fu Benjamin Franklin che, all’interno di un articolo del ‘The Pennsylvania Gazzette’ dell’8 dicembre 1730, affermava: “As there are several lodges of Free Masons erected in this Province, and people have lately been much amused with conjectures concerning them, we think the following account of Free Masonry, from London, will not be unacceptable to our readers”[2].

Che Franklin fosse a conoscenza di embrioni di associazionismo massonico è più che probabile; e però, è quantomeno possibile che le considerazioni dell’editore americano, relative a “several lodges”, concernessero un gruppo di liberi muratori riunitosi presso la King’s Chapel di Boston intorno al 1720 e, soprattutto, al mandato, concesso dal Gran Maestro d’Inghilterra, il duca di Norfolk, il 5 giugno 1730 – con effetto dal 24 giugno 1731 –, che portò alla nomina del colonnello Daniel Coxe a Gran Maestro Provinciale di New York, del New Jersey e di Pennsylvania; provincia, quest’ultima, dove esisteva la loggia Saint John di Philadelphia.

Lo stesso Franklin, peraltro, venne iniziato alla Massoneria nel 1731, ricoprendo successivamente, il ruolo di Gran Maestro Provinciale della Pennsylvania nel 1734 e, soprattutto, adoperandosi fattivamente per la pubblicazione della prima edizione delle Costituzioni di Anderson nelle colonie, avvenuta nel 1734.

La diffusione delle logge – nonché del pensiero massonico – nelle colonie si svolse in modo naturale: in breve tempo, sorsero diverse Grandi Logge, alcune riceventi l’autorizzazione da parte della Gran Loggia di Londra, altre in fase di evoluzione.

Nel luglio del 1733, il Gran Maestro inglese – il visconte Montagu – riconobbe ufficialmente la loggia Saint John di Boston, nominando peraltro Henry Price Gran Maestro Provinciale dell’America del Nord.

Costui divenne il punto di riferimento per la Massoneria inglese nelle colonie, sicché per ottenere il riconoscimento di Londra, era necessario rivolgersi a Price.

Tuttavia, al pari dei massoni inglesi, anche quelli che andavano fondando logge a Boston, Montserrat, Philadelphia, Savannah, Charleston, Portsmouth, New York et cetera, seguirono l’evolversi scismatico della Madrepatria, dividendosi in ‘Ancient’ e ‘Modern’. Dal 1751, infatti, si era prodotto uno scisma che aveva diviso i massoni inglesi in ‘Antichi’ e ‘Moderni’.

I primi, che non avevano voluto aderire alle Costituzioni del 1723, si riferivano in maggioranza ai Landmarks – princìpi inviolabili – della Loggia di York, che pretendeva di esistere sin dal X secolo. Costoro crearono pertanto una seconda Gran Loggia, quella degli ‘Antichi’ appunto, composta per lo più da Irlandesi e Scozzesi che si opponevano ai massoni ‘Moderni’ raggruppati nella Gran Loggia di Londra.

Le radicali trasformazioni che sorsero allorquando nei futuri Stati Uniti cominciò l’epoca delle rivoluzioni coinvolsero anche la vita delle logge.

In particolare, fu la separazione secondo i due sistemi inglesi a portare una contrapposizione all’interno delle varie officine.

In sintesi, nelle logge dei ‘Moderni’, coloro che ricoprivano la carica di maestro venerabile erano prevalentemente i governatori regi, gli alti ufficiali e gli impiegati, cioè coloro che non volevano rompere con l’Inghilterra.

Di contro, fra gli ‘Antichi’, si trovava la maggior parte dei propugnatori dell’indipendenza: era tra le fila di questi che andava concretizzandosi l’idea degli Stai Uniti d’America.

In tal senso, la Libera Muratorìa fu uno dei principali germi da cui sarebbero sorti gli USA: occorre, infatti, sottolineare che i rappresentanti delle diverse colonie sceglievano le logge come luogo d’incontro, terreni comuni preposti al dialogo, ove era necessario mitigare il fervore e il trasporto che caratterizzavano gli animi dei protagonisti nella vita profana.

In tale contesto, le logge Saint John di Philadelphia e Saint Andrew di Boston – fondata nel 1752, con l’autorizzazione della Gran Loggia di Scozia – rispecchiavano, seppur parzialmente, la divisione tra ‘Moderni’ (Saint John) e ‘Antichi’ (Saint Andrew).

Parallelamente alla diffusione nelle colonie, l’Arte muratoria si era andata sviluppando anche nell’esercito britannico, sin dal 1732, sotto forma di logge ‘da campo’.

Tali officine erano, anzitutto, itineranti e trasportavano insegne e arredi nelle medesime casse che contenevano le bandiere del reggimento e altri oggetti a uso prettamente militare.

La prima loggia nell’esercito britannico venne fondata nel 1732 nel Reggimento di fanteria Royal Scots, mentre nel 1755 ve ne sarebbero state ben ventinove, quasi tutte autorizzate dalla Gran Loggia d’Irlanda.

Ma la Massoneria si era, del resto, andata a insediare anche negli alti comandi militari e negli altri gradi dell’amministrazione civile e, soprattutto, si era andata mescolando con le giovani logge già istituite nelle colonie, riuscendo così a permeare l’amministrazione, la società e la cultura coloniale, diffondendo pertanto una mentalità, un insieme di valori da cui prendeva sempre più corpo l’idea di una nazione indipendente.

Così, attorno alla loggia Saint Andrew, che si riuniva dal 1752 presso i locali della taverna Green Dragon di Boston, si andavano raccogliendo diverse figure che appartenevano anche a organizzazioni orientate all’indipendenza delle colonie dall’Inghilterra – su tutte, la Sons of Liberty.

Tra i protagonisti di maggiore rilievo si ricordano Paul Revere, John Hancock, Joseph Warren (maestro venerabile della Saint Andrew), James Otis e William Daves.

Oltretutto, tra i promotori del Tea Boston Party del 1773 e tra i numerosi partecipanti dello stesso, nutrita era la componente affiliata alla loggia di Boston.

In seguito all’episodio testé citato, nel 1774 i coloni nord-americani stabilirono di riunirsi nel primo Congresso continentale di Philadelphia, con l’obiettivo di chiudere ogni relazione commerciale con l’Inghilterra; a reggere l’incarico di presidenza di tale Congresso era Peyton Randolph, Gran Maestro Provinciale della Virginia.

Nell’aprile 1775, le tensioni tra le due parti accrebbero e uno scontro armato tra i coloni da una parte e l’esercito inglese dall’altra tramutò una resistenza pressoché episodica in una vera e propria guerra d’indipendenza dalla corona inglese.

Qualche mese più tardi, il secondo Congresso continentale di Philadelphia, sotto la presidenza di Randolph e, successivamente, di John Hancock – membro della Saint Andrew, come visto –, deliberò la formazione di un esercito nominando George Washington, un eminente massone iniziato a Fredericksburg in Virginia nel 1752, comandante in capo.

Una volta ricevuto tale incarico, Washington decise di affidare i distaccamenti autonomi a ufficiali appartenenti alla Massoneria; ciò che tuttavia preme sottolineare è che tutti questi liberi muratori si riunivano regolarmente nelle logge ‘da campo’, che erano simili sia presso i distaccamenti sia presso le truppe.

Le officine dell’esercito costituivano un legame di rara forza per le schiere di soldati della libertà, disordinatamente mescolati tra loro: il semplice combattente che apparteneva alla loggia militare si sentiva fraternamente legato al comandante supremo o ai suoi generali e ufficiali massoni.

Quando nel 1776 il conflitto assunse ormai proporzioni elevate, le fazioni di orientamento massonico più moderate, che ancora prevalevano all’interno del Congresso continentale e che in principio non erano favorevoli a una rottura definitiva con l’Inghilterra, iniziarono a mutare la propria posizione, avvicinandosi agli indipendentisti.

Sicché, d’innanzi alla preponderanza dell’elemento autonomista, il Congresso dispose di nominare un comitato che redigesse una bozza di dichiarazione d’indipendenza, documento che venne ratificato il 4 luglio 1776.

Nel febbraio 1783, il governo britannico proclamò ufficialmente la fine delle ostilità, mentre con il trattato di Parigi del 3 settembre del medesimo anno, venivano riconosciute le colonie ribelli come nazione indipendente: gli Stati Uniti d’America.

Durante la guerra d’indipendenza, la Massoneria aveva svolto un ruolo fondamentale: essa si era servita dell’attività politica e financo rivoluzionaria, aveva trasmesso i suoi valori all’esercito, aveva rappresentato un forte legame con la Massoneria straniera e con i volontari degli eserciti francese e spagnolo; infine, aveva dispiegato gli ideali di libertà, uguaglianza, fratellanza, tolleranza, dando forma e contenuto ai quei princìpi illuministici che si erano sviluppati in Europa sul finire del XVII secolo e che sarebbero perdurati per tutto il XVIII secolo.

La Comunione massonica sarebbe ulteriormente progredita dopo la guerra d’indipendenza: essa divenne inestricabilmente legata alle istituzioni politiche sia per il bene delle logge sia per quello della Nazione.

L’affermazione e la celebrazione dei valori latomistici avrebbero avuto un riverbero considerevole per l’esperienza che avrebbe portato alla creazione di un governo autonomo.

Quattro dei quattordici presidenti del Congresso continentale erano affiliati alla Massoneria, dei nove firmatari già si è scritto, mentre tredici dei trentanove sottoscrittori della Costituzione della Repubblica e trentatré dei settantaquattro generali dell’esercito continentale erano liberi muratori.

La presenza di massoni durante le inaugurazioni di edifici pubblici, religiosi e privati, come la Casa Bianca, il Campidoglio, divenne un fatto abituale; proprio per la fondazione di quest’ultimo, tenutasi il 18 settembre 1793, il presidente George Washington, vestito con le insegne di maestro onorario della sua loggia di appartenenza, era a capo della processione pubblica.

Ma al pari della società americana, anche la Libera Muratorìa recava in sé alcune contraddizioni: nonostante un atteggiamento di costante attenzione verso le ingiustizie sociali, pressoché opposta era l’effettiva posizione dalla Massoneria nella città di Boston, dove i membri negavano l’accesso a uomini che non venivano considerati come loro eguali.

Questa indifferenza fu, invero, una della motivazioni che portò alla nascita della Massoneria Prince Hall.

Prince Hall era un esponente di spicco della comunità afroamericana di Boston che venne iniziato alla Libera Muratorìa insieme a quattordici uomini (anch’essi originari dell’Africa) in una loggia ‘da campo’ – Irish Militia n. 441, riconosciuta dalla Gran Loggia d’Irlanda -, durante l’occupazione inglese della città del Massachusetts, nel 1775.

http://www.cartalibera.it/2015/07/28/breve-profilo-storico-della-massoneria-statunitense/

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