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Brexit, ecco cosa accadrà in Premier League

DiPaul Polidori

Giu 24, 2016

I giocatori attualmente tesserati per club britannici non dovrebbero correre rischi. La situazione sarà diversa per gli acquisti futuri: il permesso di lavoro verrà concesso in base alle presenze internazionali di chi si vuole ingaggiare. Investire nei club inglesi diventerà un’opportunità a causa della caduta dei mercati finanziari

Diversi giocatori non avrebbero giocato in Premier League nella scorsa stagione se il Regno Unito avesse già all’epoca abbandonato l’Unione Europea, ha spiegato il promotore finanziario Keith Harris.
Harris, che ha contribuito come supervisore alla vendita di numerosi club tra cui il Chelsea e il Manchester City, ha spiegato a Sky Sports News HQ che N’Golo Kante, Anthony Martial, Romelu Lukaku e Dimitri Payet non avrebbero avuto il permesso di giocare per i propri club. Attualmente i giocatori provenienti dai pasi dell’Unione Europea possono lavorare nel Regno Unito senza un permesso di lavoro ma questa normativa è destinata a cambiare dopo il voto, anche se è probabile che gli effetti si sentiranno solo dopo diversi anni.

 

Nella scorsa stagione 432 giocatori europei sono stati tesserati per giocare in Premier League. Questi giocatori non rischiano di andarsene dopo il voto, ma i giocatori che arriveranno non avranno automaticamente i diritti per vivere e lavorare nel Regno Unito.
“E’ un risultato sconvoglente – ha detto Harris – Ci sono quattro giocatori su cui possiamo riflettere per l’impatto che hanno avuto sui loro club nella scorsa stagione che non sarebbero potuti arrivare. Kante, che ha avuto un forte impatto al Leicester, Martial al Manchester United, Lukaku all’Everton e Payet al West Ham”. “Mi chiedo quanto attraente sarebbe stata la Premier League e quanto bene avrebbero fatto questi club se non avessero avuto questi specifici giocatori, ed è proprio di questo che stiamo parlando”.

 

Gli Europei potrebbero essere adesso soggetti alle stesse regole d’immigrazione dei giocatori non UE, vale a dire che dovranno aver giocato il 30% di partite del proprio club nei due anni precedenti alla data di tesseramento se provenienti da Nazioni che sono tra le prime dieci nel ranking Uefa. Un giocatore appartenente a una Nazione classificata tra l’undicesimo e il ventesimo posto dovrà aver giocato nel 45% di partite internazionali e la percentuale sale al 60 per le Nazioni comprese nei successivi 10 posti, addirittura al 75 per quelle comprese tra il trentunesimo e il cinquantesimo posto.
Tuttavia, Harris ritiene che chiunque pensi di investire in un club in Inghilterra potrebbe ora trovare la prospettiva molto interessante. “Se un investitore sta pensando di acquistare un bene in questo Paese in questo momento gli costerà il 10% in meno e questa prospettiva può essere attraente se si ha fiducia in un futuro a lungo termine. Tutti sapevamo che per arrivare a questo voto ci sarebbero voluti due anni, ma la gravità è considerata una forza importante nei mercati finanziari e quando c’è uno shock i mercati scendono molto rapidamente e occorre un po’ di tempo per vedere una risalita e questo è ciò che sta succedendo. Dovremo restare a galla”.

 

original

http://sport.sky.it/sport/calcio_estero/2016/06/24/brexit-premier-league-situazione.html

 

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