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Campania, bimba di 11 anni disabile e malata di Aids esclusa dalla scuola

DiPasquale Stavola

Ott 29, 2015

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Una bambina di 11 anni, disabile e malata di Aids, non è stata accettata nella scuola media statale in cui i genitori affidatari l’avevano iscritta in Campania.
A sollevare il caso è stato Avvenire che ha pubblicato in prima pagina la lettera inviata dalla famiglia affidataria al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Una denuncia pubblica che ha sollevato tante reazioni, dall’appello «Via quel no» dello stesso direttore del quotidiano dei vescovi, Marco Tarquinio, agli interventi del mondo politico, da Udc a Sel che hanno chiesto l’intervento del Miur. E il ministro Giannini ha fatto sentire la sua voce: «Quella bambina entrerà in classe nei prossimi giorni. E quella città della Campania darà tutte le possibilità per farla rientrare a scuola. E se il dirigente scolastico che ha rifiutato la sua iscrizione», lo ha fatto «non per un ritardo tecnico, ma per altro, allora pagherà per le sue responsabilità». La storia del «no» a Francesca (nome di fantasia) è stata raccontata dalla mamma affidataria, Fortunata della Comunità di Capodarco di Teverola in Campania, al Redattore Sociale: la bimba proviene da una «famiglia che vive in condizioni di gravissima emarginazione sociale ed economica.

Ha frequentato una scuola fino allo scorso anno, dove nessuno si è reso conto, o ha fatto finta di non rendersene conto, della situazione. Aveva il sostegno scolastico per il suo ritardo psichico. Ma è stata sempre promossa, anche l’ultimo anno, seppur non sapesse leggere nè scrivere. La scuola è la prima istituzione che non si è curata di lei e della sua famiglia, ma ha preferito sbarazzarsene al più presto». Il 3 febbraio Francesca è arrivata in ospedale «quasi morta – racconta Fortuna – aveva avuto un infarto. A 10 anni pesava 16 chili. È lì che la malattia è stata conclamata: prima, in dieci anni, nessuno se ne era accorto. È stata ricoverata per quattro mesi. Dopodichè le istituzioni si sono rese conto che quella famiglia non era in grado di curarsi di lei: doveva prendere 12 medicine al giorno ed essere seguita con molta attenzione». È iniziata così la ricerca di una struttura capace di prenderla in carico: «ce ne sono 35, accreditate con il comune di Napoli. La comunità di Capodarco, per scelta, non è accreditata. La procura ha fatto il nostro nome ‘in extremis’, perchè nessun’altra struttura si era resa disponibile».

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/bambina_disabile_esclusa_scuola_campania/notizie/1648718.shtml

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