Come si muoverà l’Italia per difendersi dalla Terza guerra mondiale

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Cento anni fa, fu l’Europa a coinvolgere il mondo nella sua “inutile strage”. E non era che l’inizio: prima i nazionalismi, poi i totalitarismi, hanno fatto del Novecento il secolo delle guerre civili europee, le due guerre mondiali prima e poi la Guerra fredda. E’ stato lasciandosi dietro decine di milioni di morti, che l’occidente è entrato nella globalizzazione. Un secolo dopo, la “Terza guerra mondiale”, per citare il Papa Francesco dopo un Papa Benedetto, è la prima non più eurocentrica. Stavolta è il mondo arabo-islamico l’epicentro del conflitto. Perché è quel mondo che sta cercando il suo posto, il suo ruolo, le sue gerarchie, i suoi rapporti di forza, i suoi universi simbolici, nella globalizzazione. La Terza guerra mondiale è in gran parte una guerra civile, che si va dispiegando, come ripete instancabilmente Emma Bonino, nel mondo arabo-islamico: per un verso lungo le tradizionali linee di frattura tra sciiti e sunniti, ma per altro verso lungo inediti assi geopolitici trasversali, non solo rispetto ai friabili confini di stati nazionali in gran parte artificiosi, ma alle stesse due grandi comunità culturali e religiose.

Se tutto questo è vero, e parrebbe difficile negarlo, ne discendono alcune precise conseguenze. La prima delle quali, la più importante, è che dobbiamo prendere atto che l’èra dell’onnipotenza dell’occidente è davvero finita. Noi uomini bianchi siamo più o meno un miliardo su sette che abitano la terra. Siamo ancora i più ricchi e i meglio armati, e certamente i più invidiati, ma da tempo non siamo più in grado di imporre agli altri la nostra volontà. In fin dei conti è questa constatazione realistica, che in sé non ha nulla di rinunciatario, il cuore della dottrina Obama sul mondo: basti leggere, al riguardo, l’introduzione del presidente all’ultimo documento sulla National security strategy. Non a caso, del resto, i tentativi occidentali di influenzare, di orientare, o magari di fermare la guerra civile arabo-islamica, dal Sirak alla Libia, stanno andando incontro a una serie ininterrotta di fallimenti, delusioni, frustrazioni. La verità è che al centro di quel conflitto non ci siamo noi, ci sono loro. Con buona pace dei cultori dello scontro di civiltà, noi non siamo neppure il vero nemico: siamo piuttosto l’argomento polemico, nei casi peggiori il bersaglio strumentale, ma gli obiettivi veri sono altri e hanno tutti a che fare con la lotta, la guerra per l’egemonia sul loro mondo, il mondo arabo-islamico.

http://www.ilfoglio.it/articoli/2015/02/20/come-si-muovera-italia-per-difendersi-dalla-terza-guerra-mondiale___1-v-125826-rubriche_c161.htm

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