Coronavirus, altri 20 morti. Piemonte senza ventilatori per curare i pazienti positivi

Regione contro Consip. Che replica: “Non abbiamo alcun potere decisionale”. Il sospetto: dirottati su Lombardia e Marche.

Prime tensioni tra le Regioni e lo Stato, entrambi impegnati a fronteggiare l’epidemia che dilaga nel Nord del Paese.

E questo in una giornata scandita dalla drammatica conta dei morti e dei contagiati: 13 decessi comunicati ieri mattina, altri 7 ieri sera. Come se non bastasse, sempre ieri la Regione ha dato notizia dei primi due bambini ricoverati al Regina Margherita perché positivi al test: uno è arrivato da Novara. Ormai in Piemonte i casi positivi hanno superato il migliaio, si fatica a tenere il conto: 159 i ricoverati in terapia intensiva. Complessivamente i deceduti sono 66: il 67% uomini e il 33% donne. L’età media è di 82 anni. Assunzioni: sono già stati assegnati alle Asl 65 medici e 6 farmacisti; 173 infermieri si sono detti disponibili ad essere assunti negli ospedali.

Quanto alle tensioni, il perimetro è quello dei Dispositivi di protezione individuale (Dpi), essenziali per permettere al personale sanitario di operare in sicurezza, e delle attrezzature necessarie per attrezzare i reparti di terapia intensiva e sub-intensiva, la prima linea dell’emergenza.

Sul primo fronte Anaao Assomed Piemonte, sindacato dei medici ospedalieri, ha presentato un esposto in procura e all’Ispettorato del lavoro «sulla grave carenza di protezioni, in particolare le maschere filtranti». La Regione comunica che sono arrivate le prime 10 mila mascherine lavabili prodotte dal Gruppo Miroglio, altre 50 mila sono state donate dalla comunità cinese. Ma evidentemente per i sindacati non basta.

Sul secondo versante si sono sprigionate scintille tra la Regione e Consip – centrale acquisti della pubblica amministrazione – oggi più che mai il perno per garantire il reperimento di Dpi e attrezzature in tutta Italia nel pieno dell’emergenza. Stando a indiscrezioni, la società, forte delle sue prerogative, ha dirottato verso altre regioni – in particolare Marche e Lombardia – un considerevole ordine di dispositivi fatto dalla Regione tramite l’Unità di crisi, il suo braccio operativo contro il coronavirus: 5 mila Cpap – così si chiamano i “caschi respiratori” per la cura dei pazienti positivi – strategici nella misura in cui permettono di alleggerire la pressione sulle terapie intensive in fase di saturazione – per un valore di oltre 600 mila euro. In sintesi, i dispositivi, ciascuno dei quali costa un centinaio di euro, permettono di ventilare i malati senza doverli intubare.

Non a caso, le Regioni dove l’epidemia picchia più duro cercano di farne incetta per dotarne i reparti di terapia sub-intensiva. Il numero non deve sostituire, considerato che dopo un certo periodo di tempo i caschi vanno sostituti. Che qualcosa non andasse per il verso giusto lo si era capito venerdì sera da Mario Raviolo, coordinatore Unità di crisi regionale: «Purtroppo un grosso carico di materiale è finito altrove, temo che questo ci creerà enormi problemi». Ma arriva, puntuale, la replica di Consip: «La società non ha alcun potere decisionale né competenze sulla destinazione delle forniture, queste vengono stabilite dalla Protezione Civile, sentite le Regioni, e successivamente comunicata ai fornitori».

Ieri se ne è saputo di più. La mega-fornitura ha preso altre strade, evidentemente sulla base di un ordine partito non certamente dalla Regione Piemonte. Quanto è bastato per mandare su tutte le furie la Regione, pronta a difendere con le unghie e con i denti quanto le spetta: a costo di passare alle vie legali e presentare un esposto in procura. —

https://www.lastampa.it/torino/2020/03/15/news/coronavirus-altri-20-morti-piemonte-senza-ventilatori-per-curare-i-pazienti-positivi-1.38595648
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