Coronavirus, Emanuela racconta: “Mio figlio in Cina è restato a casa 48 giorni”

“I figli sono gioia e anche pena”. Lo sa bene Emanuela Curini, mamma di Joe 36 anni e Samuel 29, nativa di Cantalice ma residente a Prato e che, in questo momento durissimo, ha i figli lontani. Il primo in Cina, l’altro a Chiavenna in provincia di Sondrio. “Mi arrabbio molto quando sento le persone lamentarsi – dice – perché Joe ha trascorso 48 giorni, dal 21 gennaio all’11 marzo, chiuso nel suo piccolo appartamento al ventiseiesimo piano di un grattacielo dove non aveva nemmeno il conforto di un balconcino, le finestre sigillate e la famiglia a 9500 chilometri”. Quarantotto giorni sono tanti e non è facile. “Assolutamente no, ma Joe l’ha presa stoicamente perché ha un carattere rigoroso. Va detto che questa pandemia l’ha vissuta in un mondo diverso dal nostro con regole ferree. Come prima reazione c’è stata la preoccupazione per il lavoro, poi una sensazione di smarrimento, ma dopo ha iniziato a darsi dei ritmi sani per la mente e affrontare le giornate interminabili. Immaginate cosa significhi vivere in una foresta di grattacieli presidiati da custodi armati che controllano chi entra e chi esce solo per acquistare lo stretto indispensabile”. In un Paese come la Cina, Joe vive nella regione dello Zhejiang di cui Ningbo è una delle più progredite e moderne città, si devono fare i conti con la censura, quindi niente collegamenti con l’esterno tramite i social anche se “dopo qualche tempo – dice Emanuela – essendo molti gli occidentali in Cina, è stata allentata la restrizione con l’apertura di YouTube. Joe ha guardato tutti i film di Totò e Alberto Sordi”. Oggi Si sta tornando pian piano alla normalità anche se “mantengono un rigore molto alto in merito alla sicurezza con l’utilizzo di mascherine per tutti. Ma non è facile per nulla”.

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