Coronavirus Emilia Romagna, altri 14 morti. 206 nuovi contagi

Coronavirus Emilia Romagna, altri 14 morti. 206 nuovi contagi

I casi di coronavirus continuano ad aumentare in Emilia Romagna, ma con una tendenza inferiore rispetto alla settimana scorsa. Lo dice il commissario ad acta, Sergio Venturi: “Ad oggi abbiamo 1.386 contagi, la crescita degli ultimi giorni è costante e si attesta sul 16-17% ogni giorno, 30 le guarigioni (una nelle ultime 24 ore, ndr)”. Ci sono, dunque, 206 nuovi positivi al Covid-19 in tutta la regione.

In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività, che si riferiscono sempre non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 602 (74 in più rispetto a ieri), Parma 279 (3 in più), 164 Rimini (51 in più), Modena 116 (19 in più), Reggio Emilia 103 (33 in più), Bologna 80, di cui 35 del circondario imolese (complessivamente 18 in più, di cui 8 del circondario imolese), Forlì-Cesena 16 (di cui 11 Forlì e 5 Cesena, complessivamente 1 in più relativo a Forlì),  Ravenna 19 (6 in più), Ferrara 7 (1 in più rispetto a ieri).

Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 56 a 70: 14, quindi, quelli nuovi, che riguardano 5 donne e 9 uomini, tra cui un cittadino lombardo; la maggior parte delle persone decedute aveva patologie pregresse, in qualche caso plurime, mentre per 4 pazienti sono ancora in corso gli approfondimenti.

Complessivamente ci sono 601 persone in isolamento a casa perché con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o prive di sintomi; quelle ricoverate in terapia intensiva sono invece 90 (15 in più rispetto a ieri). E salgono a 30 (ieri erano 27) le guarigioni, 29 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 1 dichiarata guarita a tutti gli effetti perché risultata negativa in due test consecutivi.

“Contiamo sul fatto che ognuno di noi sia in grado di limitare in contatti con gli altri nelle prossime due settimane per far sì che il sistema sanitario tenga”, dichiara Venturi. Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, presente in conferenza, lo ringrazia: “Ha mostrato ancora una volta una grande generosità”. E raccomanda alle aziende: “Bisogna incentivare sempre di più lo smart working”. Poi parla di prorogare la chiusura delle scuole oltre il 15 marzo e dell’intenzione di “chiudere in tutta la regione bar e ristoranti dalle 18 alle 6 del mattino”.

Violano la ‘zona rossa’ per andare all’aeroporto: denunciati

I carabinieri hanno denunciato due giovani di 20 e 25 anni, provenienti da Parma, che stavano andando all’aeroporto Marconi di Bologna per prendere un aereo per Madrid, violando così l’area interessata dalle misure del dpcm per limitare il contagio da coronavirus. Durante un controllo stradale, alla richiesta di specificare il motivo per cui si trovavano fuori dalla loro provincia hanno risposto che stavano andando all’aeroporto per partire per viaggio di piacere. Entrambi sono stati denunciati.

Stop alle messe fino al 3 aprile in Emilia Romagna

Stop alle messe fino al 3 aprile in tutta l‘Emilia Romagna, anche nelle province non ‘chiuse’ dal decreto del Governo. A disporlo sono stati i vescovi di Bologna, Imola, Faenza, Ravenna, Ferrara, Forlì e Cesena, con un decreto
che riprende sia le disposizioni del Consiglio dei ministri sia le comunicazioni della Cei. Fino al prossimo 3 aprile compreso, dunque, “sono sospese le messe feriali e festive alla presenza dei fedeli. Pertanto è sospeso il precetto festivo”.

I fedeli sono invitati “alla preghiera personale e in famiglia, utilizzando i sussidi proposti dagli organismi pastorali e seguendo le celebrazioni trasmesse via streaming, alla radio e alla televisione”.

Le chiese resteranno aperte durante il giorno “per consentire la preghiera personale e l’incontro con i sacerdoti”, ma l’acqua benedetta sarà tolta dalle acquasantiere e resta comunque il divieto di assembramenti anche “nei luoghi di culto e ad uso pastorale”.

Sempre fino al 3 aprile sono sospese le benedizioni pasquali e le visite alle famiglie, il catechismo e ogni attività svolta nelle parrocchie (formativa, sportiva o culturale). I centri d’ascolto e i servizi della Caritas diocesana e parrocchiali invece “svolgeranno la propria attività in accordo con i rispettivi responsabili e secondo le indicazioni delle competenti autorità territoriali”. Per i funerali infine è consentito solo il rito delle esequie

Lezioni a distanza grazie alla tecnologia

Più e-learning nelle scuole dell’Emilia-Romagna. Gli strumenti a supporto dell’attività a distanza sono forniti da Google e Cisco, due giganti dell’informatica, che grazie a un accordo tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna e Lepida Scpa (la società di gestione della rete a banda larga e dei servizi di connettività delle pubbliche amministrazioni), li metteranno a disposizione gratuitamente, già da martedì 10 marzo, alle istituzioni scolastiche dell’Emilia-Romagna di ogni ordine e grado, statali e paritarie. I ragazzi potranno inviare videopower point testi scritti, trovare i compiti assegnati e le correzioni. E gli insegnanti riunirsi in “stanze” virtuali e anche incontrare, sempre on line, i genitori.

“Cerchiamo – spiegano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e l’assessore regionale alla Scuola, università, ricerca e agenda digitale Paola Salomoni – di dare supporto alle scuole di tutto il territorio per affrontare questo momento di emergenza che comporta, tra le altre misure, la sospensione delle lezioni per tutti gli studenti dell’Emilia-Romagna”.

“Ci siamo mossi – aggiungono presidente e assessore – assieme all’Ufficio scolastico regionale e a Lepida e in collaborazione con le aziende informatiche, in due direzioni: prima di tutto per mettere tutte le scuole nelle condizioni di poter attivare classi virtuali adeguate, e contemporaneamente dare ai docenti strumenti di formazione per operare sulla piattaforma di e-learning. Un’azione che mira a sostenere la continuità didattica e la partecipazione degli studenti alla comunità scolastica”.

A partire da martedì 10 marzo, dunque, sono gratuitamente attivabili, a richiesta, i servizi per attività didattiche a distanza grazie a G Suite for Education, un insieme di strumenti e servizi Google realizzati appositamente per le scuole e per l’istruzione on line e per l’attività di comunicazione a distanza grazie a Cisco WebEx, una piattaforma professionale per la gestione di incontri audio-video con un elevato numero di partecipanti. L’attività didattica a distanza tramite Google Suite è già attiva in circa 300 delle 535 scuole statali della regione, con tempi di attivazione del servizio mediamente di 4-5 giorni. Grazie alla collaborazione fra Lepida Scpa, Google Italia e i suoi partner, le scuole della regione possono aderire al servizio compilando i moduli disponibili all’indirizzo https://gsuite.google.com/signup/edu/welcome#0. 

In tal modo sarà possibile ottenere l’attivazione della piattaforma in modalità fast track ovvero accelerando la procedura di attivazione. Per eventuali problemi durante la compilazione del modulo è disponibile un servizio di supporto temporaneo di Lepida contattabile via e-mail all’indirizzo supporto-scuole@lepida.it.

L’Emilia Romagna chiude palestre e piscine

 Con una ordinanza, la Regione Emilia-Romagna ha sospeso le attività nelle piscine, nelle palestre, nei centri ricreativi e nei centri diurni in tutta la regione. La misura entra in vigore oggi per terminare il prossimo 3 aprile. “Sia chiaro – ha spiegato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – che il primo impegno è contrastare la diffusione del virus e l’Emilia-Romagna è in prima linea in questo sforzo. A dimostrazione del fatto che non abbiamo alcuna intenzione di indebolire i provvedimenti del Governo, d’accordo con i sindaci dei territori esclusi dalle misure più restrittive, ho appena assunto un’ordinanza che estende la sospensione dell’attività di palestre, piscine, attività ricreative anche alle zone che il Governo aveva escluso e che quindi varranno in tutto il territorio regionale”.

Con la stessa ordinanza, ha sottolineato ancora Bonaccini, “metteremo in protezione quella parte della popolazione più fragile che oggi frequenta i nostri centri diurni: parliamo di persone non autosufficienti che trovano in questi servizi un supporto molto importante per sé e per le proprie famiglie, ma che in questo momento rappresentano un rischio troppo alto per la loro salute. Per questo – ha concluso il governatore – sospendiamo l’attività dei centri diurni in tutta l’Emilia-Romagna, chiedendo ai Comuni di rafforzare l’assistenza domiciliare. Come Regione, li sosterremo in questo sforzo”.

La sospensione delle attività era attesa da giorni. Anche perché, tutti i capoluoghi di regione ormai andavano in ordine sparso. Chi chiudeva tutte le attività, chi no. E, a loro volta, dalle bocciofile alle palestre, nelle città ancora non regolamentate, come Bologna, c’era chi teneva aperto e chi chiudeva. Da oggi fino al 3 aprile non sarà più così. La sospensione delle attività all’interno delle piscine, delle palestre e dei centri diurni era già stata decisa ieri dal premier Conte per le zone cosiddette ‘arancioni’, tra le quali ci sono le province emiliane di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena, oltre alla romagnola Rimini.

Cosa cambia nelle zone ‘arancioni’

In cinque province dell’Emilia Romagna – Piacenza, Parma, Modena, Reggio Emilia e Riimini – il decreto firmato ieri dal Governo stabilisce la necessità, fino al 3 aprile, di limitare gli spostamenti all’interno che verso o dall’esterno. Potranno muoversi le merci, ma ci sono restrizioni al movimento delle persone. Ma le misure restrittive arrivano per tutto il Paese e prevedono, oltre alle scuole, la chiusura di cinema, teatri, pub e discoteche: il governo ‘raccomanda’ agli anziani di restare a casa, ai datori di lavoro di promuovere congedi e ferie, e a tutti i cittadini di limitare gli spostamenti. Chi è in quarantena ha il divieto “assoluto” di uscire: chi lo viola rischia il carcere. 

Nelle zone ‘a rischio’ o ‘arancioni’ arrivano controlli sugli spostamenti a partire da stazioni, aeroporti, strade. Non si blocca tutto, restano aperti gli uffici pubblici e continuano a circolare le merci, ma si crea distanza tra le persone per limitare la diffusione del virus. È questa la logica dietro le norme del nuovo dpcm del governo. I cittadini delle aree ‘arancioni’  possono far rientro nelle loro case, ma per il resto possono muoversi solo per “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o spostamenti per motivi di salute”: se sottoposti a controllo, devono autocertificare l’esigenza di uno di questi criteri.

Gli abitanti di quelle province che sono in vacanza possono tornare a casa e sono invitati a farlo. Possono continuare a muoversi i lavoratori trasnfrontalieri.

Nell’area ‘arancione’ sono chiusi gli impianti sciistici e sospesi tutti gli eventi pubblici o privati: chiusi cinema, teatri, pub, scuole da ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche, balere. Bar e ristoranti possono aprire, ma solo dalle 6 alle 18 e in tutto il Paese bar e negozi devono comunque garantire, pena sospensione dell’attività, la distanza tra i clienti di almeno un metro.

Nelle province del contagio serrande abbassate nel weekend anche per i centri commerciali: uniche eccezioni per farmacie, parafarmacie e alimentari. Chiuse nelle regioni del contagio anche le palestre, i centri sportivi, le piscine, i centri termali, le spa, i centri ricreativi. È permesso lo sport a livello professionistico ma solo a porte chiuse.

Chiuse fino al 3 aprile tutte le scuole e università, che nel resto d’Italia per ora sono ferme fino al 15 marzo (ma non sono escluse proroghe): stop alle gite di istruzione. In tutto il Paese si fermano, oltre ai cinema, musei e siti archeologici. Niente cerimonie civili e religiose: stop a matrimoni e funerali, si può andare in chiesa solo se è garantita la distanza di un metro tra le persone.

Sono i prefetti a vigilare sull’attuazione del dpcm, avvalendosi anche di forze di polizia ed esercito: chi trasgredisce può essere punito con l’arresto – ma non in fragranza – fino a 3 mesi e fino a 206 euro di ammenda. Chi viola la quarantena rischia il carcere per delitto contro la salute pubblica.

https://www.ilrestodelcarlino.it/cronaca/coronavirus-emilia-romagna-9-marzo-1.5061779
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