Coronavirus, l’appello dell’Avis per continuare a donare il sangue

Il decreto governativo che impone la quarantena consente a chi si trova in buono stato di salute ed ha tra i 18 e i 60 anni di potersi recare nei centri per sottoporsi al prelievo. Una buona pratica necessaria soprattutto in questo momento di difficoltà

#Escosoloperdonare. È questo l’hashtag lanciato dall’Avis, l’Associazione Volontari Italiani del Sangue, per incoraggiare le persone ad andare a donare il sangue, in linea con il decreto governativo del 9 marzo 2020. Questo perché negli ospedali si sta registrando una scarsità di sacche di sangue, posto che alla popolazione è stato comunicato di restare in casa il più possibile. «La carenza delle donazioni è significativa, fino al 10-15%, e temiamo di rimanere senza scorte. C’è stato un disorientamento anche dei donatori rispetto all’emergenza, non si è capito chi poteva donare o no, e ci sono stati i blocchi delle uscite da casa», spiega a Linkiesta Gianpietro Briola, presidente Avis e Dirigente responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Manerbio, in provincia di Brescia. Se già in condizioni normali c’è un problema di carenza di donatori nel nostro Paese, infatti, questo si sta accentuando nel periodo di diffusione dell’epidemia da Covid-19, tant’è che lo stesso Giuseppe Cutino, presidente dell’Associazione Piera Cutino, dedicata ai malati di anemia mediterranea, ha lanciato un video-appello per invitare tutti – a partire dai cittadini di Palermo – a donare il sangue.

«Ogni anno al Campus di Ematologia Franco e Piera Cutinodell’Ospedale “Cervello” di Palermo si eseguono oltre 6.600 trasfusioni di sangue, fondamentali per garantire la sopravvivenza di tantissimi pazienti affetti da talassemia. Queste trasfusioni sono garantite dai donatori di sangue che con grande sensibilità, altruismo e generosità, attraverso questa semplice azione, consentono ai tanti pazienti talassemici la possibilità di continuare a vivere», dice Cutino. «Da circa due settimane, da quando l’emergenza Coronavirus si è estesa con i primi casi anche a Palermo, il numero dei donatori di sangue è calato drasticamente e con le nuove restrizioni il numero rischia di diminuire ancora di più, mettendo a repentaglio tantissime vite. Per i pazienti talassemici la trasfusione è una terapia salvavita senza la quale non possono sopravvivere. Comprendo, condivido e adotto anche io con scrupolosità le direttive del Governo per contenere la diffusione del Coronavirus, tuttavia desidero rassicurare tutti i donatori di sangue sul fatto che non si corre alcun rischio recandosi ai Centri trasfusionali. Invece i pazienti talassemici hanno la certezza che senza sangue non potranno sopravvivere. Per questo faccio un appello a tutti i donatori di sangue abituali, ma anche a chi non ha mai donato il sangue ed è nelle condizioni di farlo: andate con sicurezza e generosità nei Centri trasfusionali dell’Ospedale Cervello e Villa Sofia, ne va della vita di tantissimi pazienti».

All’attuale carenza di donatori e sacche di plasma ha fatto riferimento anche il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, raccogliendo l’appello delle associazioni. L’Avis, in una pagina dedicata sul suo sito, ricorda che può donare il sangue chiunque sia in condizioni di buona salute, privo di sintomi da raffreddamento e febbre o simili, prenotando tramite i numeri di telefono così da consentire ai centri di mantenere la distanza di sicurezza e di non affollare i locali dei prelievi. «Tutti i gruppi sanguigni sono ben accetti, sia per il sangue intero che per il plasma», puntualizza Briola. «La donazione si può fare in due modi. Il primo è donare il sangue intero, e in questo caso i gruppi zero negativo e zero positivo sono a maggior ragione graditi perché universali. Il resto dei donatori invece può essere indirizzato verso la plasmaferesi, che serve per generare farmaci plasma-derivati, cioè farmaci considerati salvavita e insostituibili. Anche in questo caso non vorremmo che calassero troppo le scorte di raccolta del plasma, altrimenti sull’onda lunga il plasma da dare all’industria potrebbe scarseggiare».

L’Avis ricorda inoltre che la donazione è totalmente sicura e che «non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino la trasmissione del coronavirus attraverso le trasfusioni di sangue ed emocomponenti». «A differenza di altre malattie virali, come l’Aids o l’epatite, non esiste una correlazione tra la trasmissione del virus e lo scambio sanguigno», precisa Briola. Sul fronte della prevenzione del coronavirus, si segnala comunque che occorre aspettare 14 giorni prima di poter donare nei seguenti casi:

  1. Se siamo entrati in contatto con soggetti risultati positivi al tampone;
  2. Se abbiamo contratto il virus, siamo guariti e/o abbiamo completato l’eventuale terapia farmacologica;
  3. Quando rientriamo da un soggiorno nella Repubblica Popolare Cinese.

L’Avis ricorda inoltre come la donazione sia a maggior ragione importante in questo momento soprattutto in regioni come la Lombardia, che fa da traino nel settore, poiché le sacche vengono messe a disposizione anche di altre regioni che invece sono costantemente sotto la soglia minima di domanda di sangue, come la Sardegna, dove sono diffuse le malattie genetiche del sangue, e il Lazio, che è punto di riferimento per l’intero centro-sud, e sostiene una mole di richieste che va ben oltre al fabbisogno regionale.

Al fine di incoraggiare le persone a donare, l’Avis ha poi lanciato una campagna video dedicata con tutte le istruzioni per donare il sangue.

https://www.linkiesta.it/it/article/2020/03/14/coronavirus-donazione-sangue-come-fare/45835/
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