Coronavirus, l’epidemia non dà tregua: pronto il piano di maxi-emergenza

Le terapie intensive reggono: in caso di saturazione priorità a chi ha meno di 80 anni ed è più in salute

In Piemonte il coronavirus avanza a passo di corsa: 17 i nuovi decessi comunicati ieri mattina dall’Unità di crisi regionale; altri 10 ieri sera. Superata la soglia dei 100 decessi: il totale complessivo è di 121. Si impenna il numero dei contagi, 1.624 i positivi, e quello dei ricoverati: 1.323, di cui 193 in terapia intensiva. E’ il bilancio, in aggiornamento, di un’epidemia che conferma le peggiori previsioni degli esperti: il picco è ancora lontano.

Di fronte a questa emergenza la Regione ritara continuamente le misure di contrasto. Ieri la notizia che il “nuovo” ospedale di Verduno diventerà il secondo Covid Hospital del Piemonte con quello di Tortona (e la Clinica Pinna Pintor di Torino): il commissario sarà Giovanni Monchiero. Sempre ieri, durante l’incontro con i sindacati dei medici ospedalieri, Alberto Cirio ha annunciato come obiettivo l’estensione graduale dei tamponi a tutti gli operatori sanitari. Presente anche Anaao Assomed, deciso a non recedere dall’esposto in procura sulla carenza dei dispositivi di protezione per gli operatori sanitari.

Non ultimo: fatti salvi i Covid Hospital, in tutti gli ospedali continua la corsa per destinare tutti gli spazi utili alla creazione di posti per ricoverare i malati. In questa fase il problema riguarda essenzialmente il dislocamento di pazienti positivi, che però non hanno bisogno della terapia intensiva e sub-intensiva. Queste ultime reggono: fortunatamente, non è stato raggiunto il punto di saturazione. Anche così, si lavora per aumentare i posti letto (da 320 a 480) e coinvolgere i privati.

L’incubo, che ci si sforza di scongiurare, è il raggiungimento di una soglia critica, in termine di saturazione dei posti letto, che potrebbe imporre anche in Piemonte decisioni terribili: un criterio di priorità per l’accesso dei pazienti più gravi alle terapie intensive, basato su indicatori che spaziano dall’età (meno di 80 anni) al livello di compromissione del quadro clinico.

Emblematico il documento dell’Unità di crisi, in forma di bozza, che recepisce le raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione in condizioni-limite redatte dalla Società Italiana di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti). Raccomandazioni condivise dal Comitato tecnico-scientifico istituito dalla Regione. «Qualora si giungesse alla impossibilità di garantire a tutti i pazienti con indicazione della rianimazione il migliore trattamento, sarà necessario applicare criteri di accesso alle cure intensive nei quali si dovrà tenere in conto della appropriata allocazione delle limitate risorse a disposizione», si legge in un passaggio del documento. E ancora: «I criteri enunciati (ndr. della Siaarti) sono di indirizzo qualora la situazione diventasse di tale eccezionalità da subordinare le scelte terapeutiche sul singolo caso alla disponibilità delle risorse, obbligando a concentrarle su quei casi nei quali è più favorevole il rapporto costi-benefici del trattamento clinico». Tra i criteri di accesso alla terapia intensiva in caso di maxi-emergenza, l’età: meno di 80 anni.

Si chiama «Codice Blu», per il momento è un’ipotesi estrema: la priorità delle priorità è non trovarsi mai nella condizione di dovervi ricorrere. 

https://www.lastampa.it/torino/2020/03/17/news/coronavirus-l-epidemia-non-da-tregua-pronto-il-piano-di-maxi-emergenza-1.38602918
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