Coronavirus: si svuotano i reparti, è record di guariti

Il calo di ricoveri si spiega con la crescita di positivi isolati in casa: 63mila. Preoccupano i contagi nelle Rsa

Mentre una nuova indagine dell’Istituto superiore di sanità strappa il velo sulle morti nascoste degli anziani ospiti delle Rsa i nuovi numeri sul contagio, dopo tre giorni di discesa, ci dicono che l’epidemia ancora punta i piedi. I nuovi contagiati sono 3.836, circa 800 in più del giorno prima. Sale anche il numero dei nuovi malati, da 880 a 1.195. Ma fortunatamente continua ad alleggerirsi la pressione sugli ospedali, dove in una giornata si sono avuti 233 ricoverati in meno nei reparti ordinari, mentre continua la discesa anche di quelli in terapia intensiva, finendo così per liberare altri 99 letti.

Il minor numero di ricoveri si spiega con l’ennesima impennata dei positivi in quarantena domiciliare, che sono oramai oltre 63mila. Tutti potenziali volani dell’epidemia, perché è proprio in ambito familiare che il virus si propaga con più facilità. E non è un caso che diverse regioni, come Toscana e Veneto, si stiano organizzando per ospitare in “Covid residence” le persone in quarantena.

I dati positivi di giornata sono il boom dei guariti (2.099) e il nuovo calo dei decessi, 504 contro i 604 già in calo del giorno prima. Anche se fa sempre male leggere quell’elenco di 17.669 vittime da inizio epidemia, tra le quali si contano oramai 96 medici.

Tra i numeri in controtendenza rispetto agli ultimi giorni anche quelli dei tamponi. Ieri ne sono stati eseguiti oltre 51 mila contro la media di 33mila dell’ultima settimana. Ma considerando il ritardo di 4 giorni tra l’esecuzione del test e il responso del laboratorio, l’effetto dell’impennata lo vedremo a Pasqua, quando in caso di rallentamento della decrescita dei nuovi casi non dovremmo preoccuparci più di tanto.

Quello che preoccupa eccome è invece lo stato delle nostre Rsa, registrato da un nuovo studio dell’Iss, che tratteggia un quadro persino peggiore del precedente, perché questa volta il campione è quasi triplicato, interessando 572 strutture, molte private convenzionate, che ospitano 44.457 anziani, in media di 85 anni, nel 60% dei casi con Alzheimer conclamato. I fragili tra i fragili, contro quali il coronavirus si è abbattuto come uno tsunami. Per colpa soprattutto di una totale inadeguatezza di queste strutture a fronteggiare l’emergenza.

Per ammissione di chi le gestisce in circa l’86% dei casi si è prestata assistenza senza né mascherine, né guanti e né altro. E quando un anziano ospite è risultato positivo al Covid solo nel 47% dei casi si è potuto isolarlo in una stanza singola, mentre in oltre il 30% dei casi si è candidamente ammesso che la soluzione è stata quella della stanza, «con raggruppamento di pazienti». E in queste condizioni di promiscuità e assenza di protezioni non ci deve stupire che nel 35% delle strutture il personale se la sia data a gambe mettendosi in malattia.

Il prezzo che si è dovuto pagare in termini di vite umane è ufficialmente di 212 decessi accertati per Covid. Che proiettando il dato del campione sui circa 300mila ospiti delle Rsa porterebbe il bilancio a quasi duemila vittime. Che potrebbero essere però almeno il doppio, visto che i 712 decessi con sintomi influenzali potrebbero nascondere molti morti del Covid non rilevati. La riprova la fornisce la stessa indagine: il 40,6% dei decessi si è verificato nella seconda metà di marzo. Quando l’influenza era quasi svanita. —

https://www.lastampa.it/cronaca/2020/04/09/news/coronavirus-si-svuotano-i-reparti-e-record-di-guariti-1.38695884
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