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Corvi in Vaticano L’ombra di una nuova Vatileaks

DiPaul Polidori

Nov 4, 2015

Il duo Vallejo Balda-Chaouqui è la metafora di un cambiamento a tratti ambiguo
Erano già screditati agli occhi di Francesco

Sono due persone che aveva scelto papa Francesco. E venivano ascritte d’ufficio al nuovo corso di Bergoglio. Per questo l’arresto di Lucio Angel Vallejo Balda, esponente dell’Opus Dei, e di Francesca Immacolata Chaouqui, donna di pubbliche relazioni per Ernst &Young, ha sorpreso tutti. E’ apparso un colpo all’immagine del Pontefice. Infatti, il monsignore e la sua protetta, erano membri della Commissione d’inchiesta sulle finanze vaticane, istituita nel luglio 2013. La presiedeva il maltese Joseph Zara, amministratore delegato del Market Intelligence Services Co Ltd. Dentro le Sacre Mura si sapeva da un anno che il loro sodalizio e la loro rete di contatti erano screditati agli occhi di Francesco.

Nel novembre 2014, un esponente vaticano a conoscenza di molti segreti confidava le perplessità sul comportamento di monsignor Vallejo Balda e della lobbista. «Hanno avuto accesso a documenti riservati, e c’è il rischio di una Vatileaks economica», si diceva. Per mesi avevano avuto pieno accesso a Casa Santa Marta, l’albergo dove il Papa risiede. Garantivano contatti e informazioni riservate, servendosi di siti e giornali compiacenti. E cercavano di accattivarsene altri offrendosi come mediatori. Sostenevano di potere avere contatti diretti col Papa. All’inizio qualcosa di vero ci doveva essere: esibivano una sicumera tipica di chi si sente introdotto nel «posto giusto».

Nell’euforia seguita alle dimissioni di Benedetto XVI e all’arrivo del primo latino-americano sul Soglio di Pietro, tutto appariva possibile. Il vento di novità velava le zone grigie, i rapporti tra vecchio e nuovo potere, il trasformismo, e la determinazione delle lobby finanziarie influenti e segrete a concedere il minimo della trasparenza. Il duo Vallejo-Chaouqui è la metafora di un cambiamento dai contorni ambigui; e una difficoltà di Francesco a conoscere gli intrecci del sottobosco vaticano e riconoscere le persone più affidabili. È una zona grigia, dalla quale il monsignore dell’Opus Dei, che si è affrettata a separare le proprie responsabilità da quelle di Vallejo Balda ora che si trova in una cella della Gendarmeria vaticana, è emerso solo per eccesso di protagonismo o di furbizia.

Il modo di fare suo e della sua sodale è stato così irrituale da apparire più che una cifra del nuovo pontificato, un’ostentazione maldestra e anche millantata del potere. Colpì la «festa» data dal duo sulla terrazza della Prefettura degli Affari economici, a fine febbraio 2014. Si canonizzavano Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Mentre la folla della gente si accalcava all’interno del colonnato del Bernini, uno spicchio del «mondo Vip» sorseggiava vino pregiato e mangiava, guardando quell’umanità dall’alto. Un raduno all’insaputa dell’allora «ministro dell’Economia», il cardinale Giuseppe Versaldi. Monsignor Balda distribuiva la Comunione tirando fuori le ostie da bicchierini di carta; unendo sacro e profano senza essere attraversato da un solo dubbio.

La Chaouqui accoglieva gli invitati come una padrona di casa. Su quelbalcone c’era la marmellata politico religiosa della Roma vecchia e nuova, delpotere economico del passato e del presente: di nuovo, la metafora involontaria diuna rivoluzione inevitabilmente contraddittoria. «È uno schiaffo, uno schiaffo»,sembra avesse commentato Francesco quando gli diedero la notizia di quel ritomondanissimo, camuffato da occasione religiosa: rappresentava ciò cheaveva cercato di combattere dal primo giorno. Il pontefice fece convocareVallejo Balda, e gli chiesequanto era accaduto. Il seguito è arrivato acascata. Si parla di ingresso in Vaticano interdetto alla Chaouqui da mesi, ormai.Di un Francesco addolorato ma costretto a prendere tempo, perché gli si facevapresente che i sospettati potevano far filtrare i documenti della commissione dellaquale erano membri.

Il timore che l’eventuale espulsione della Chaouqui dalla cerchia papale potesse essere considerata solo come la vendetta di un ambiente misogino; e la convinzione che Vallejo Balda dovesse essere smascherato con prove inoppugnabili. Il dubbio è che la svolta sia arrivata tardi. Il tentativo di fermare altre «rivelazioni» che promettono di deturpare l’immagine e l’identità della «nuova Chiesa» di Bergoglio, semina perplessità. Alla fine si torna al punto di partenza: la selezione del gruppo dirigente in Vaticano, l’opacità delle questioni economiche, e la guerra mai finita per assumerne il controllo. Per questo non ci sarebbe da meravigliarsi se l’arresto di Vallejo Balda avesse riflessi sulla gestione delle finanze della Santa Sede; e acuisse le ostilità tra il «ministro dell’Economia» George Pell.

All’inizio, sembra che lui e Vallejo Balda fossero tacciati di avere la «sindrome del giustiziere»: agivano in accordo per spazzare via ciò che non rientrava nelle loro logiche. Poi la loro alleanza si è spezzata, probabilmente per ambizioni divergenti, nel caso del prelato dell’Opus Dei, frustrate. Così, Vallejo Balda avrebbe cominciato a consumare le sue vendette, facendo trapelare notizie contro Pell, inviso a tutto il Vaticano per i metodi sbrigativi. Le indicazioni inviate dal Papa per ricordare che in attesa della riforma della Curia valgono le regole di prima, che ad amministrarle è il segretario di Stato, cardinale Piero Parolin, suona come la conferma del ridimensionamento di Pell: uno degli ispiratori della lettera con la quale i conservatori hanno accreditato un esito del Sinodo precostituito da Bergoglio: un’accusa intollerabile.

I due accusati sono pedine di un gioco più grande e più sporco: un tentativo spettacolare di destabilizzare un papato, sfruttando gli errori commessi in nome del rinnovamento, per disdirlo completamente. Una manovra torbida .

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http://www.corriere.it/cronache/15_novembre_03/ombra-un-nuova-vatileaks-c7b892f6-81f1-11e5-aea2-6c39fc84b136.shtml?refresh_ce-cp

 

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