Cosa succede ad Apple dopo l’addio di Jonathan Ive

Finisce un’era e se ne apre un’altra, ancora piena di incognite. Cerchiamo di capire cosa si prospetta ora per l’azienda di Cupertino

Il britannico Sir Jonathan «Jony» Ive, che ha firmato l’iMac, l’iPhone, l’iPad e l’iPod, a 52 anni, lascia Apple per creare LoveFrom e ritagliarsi uno spazio privato, col quale continuerà a lavorare per l’azienda ma dall’esterno. Finisce un’era. E se ne apre un’altra, che per Apple è ancora piena di incognite. Cerchiamo di capire, con l’aiuto del Financial Times, che ha dedicato diversi articoli al futuro di Apple, cosa si prospetta ora per la Mela.

Jonathan «Jony» Ive, il genio amico di Jobs

Ive era il principale collaboratore di Steve Jobs, un genio nel suo campo, che in meno di 30 anni, più di ogni altro, ha contribuito, insieme al vecchio fondatore, a creare un’estetica Apple, a progettare i dispositivi più innovativi, più redditizi del mondo e a rendere la tecnologia più bella e più rivoluzionaria. Intanto una premessa: Ive è insostituibile e infatti, per ora, non verrà sostituito a capo del design della Apple. «Jony è unico», aveva detto Tim Cook, amministratore delegato di Apple, in un’intervista rilasciata questa settimana. Ive da diversi anni aveva smesso di progettare solo nuovi dispositivi e lavorava a tutto campo, collaborando con il capo del retail, Angela Ahrendts (anch’essa uscita da Apple) a progettare gli Apple Store, i mega-negozi del gruppo. Inoltre Jony aveva preso molto a cuore la supervisione di Apple Park, la nuova sede della Mela morsicata, una struttura simile a un’astronave, concepita per la prima volta con Jobs nel 2004 e progettata in collaborazione con gli architetti britannici Foster + Partners, i sovrani dell’architettura high-tech.

Le defezioni nel team di Ive e le nuove scelte Apple

Le perdite recenti, ricorda il Ft, includono Daniele De Iuliis, che aveva lavorato in Apple per quasi 30 anni, e Rico Zorkendorfer, partito in aprile, mentre i veterani Christopher Stringer e Danny Coster se ne sono andati entrambi nel 2016. Si tratta di tutti designer chiave dell’azienda, scelti personalmente da Ive. Tuttavia sarebbe ingeneroso pensare che la perdita di centralità dei Laboratori di ricerca di nuovi prodotti Apple sia solo legata ad una mancanza di sensibilità di Cook. In realtà, nonostante un avvio lento per Watch nel 2015, Apple ha iniziato a riscuotere un vero successo con i suoi accessori, inclusi i suoi AirPod wireless, mentre sta anche prestando maggiore attenzione ad un portafoglio di servizi online in espansione, inclusi giochi, notizie e video. «Stiamo operando a un livello di ampiezza e profondità in cui non abbiamo mai operato in precedenza», afferma Cook. Ive e Cook hanno entrambi indicato l’assistenza sanitaria come un potenziale nuovo mercato per Apple, sfruttando le nuove capacità di Watch per rilevare le irregolarità cardiache. Cook ha rivelato alla Cnbc all’inizio di quest’anno che la salute potrebbe diventare il «più grande contributo per l’umanità» di Apple. Tuttavia la sanità è un campo molto difficile da affrontare per un’azienda come il colosso di Cook.

I nuovi campi di battaglia di Apple

E l’assistenza sanitaria è solo un esempio di come il campo di battaglia sia cambiato per Apple negli ultimi anni. L’altro esempio sono gli assistenti vocali. Apple è stata un pioniere nel settore degli assistenti virtuali con Siri, ma ora fatica a stare dietro ad Alexa di Amazon e a Google Assistant, sia nelle vendite degli altoparlanti intelligenti, sia negli sviluppi dell’intelligenza artificiale. Anche per quanto riguarda gli occhiali intelligenti e le auto a guida autonoma Apple non decolla, restando dipendente dalle entrate in calo degli iPhone, che ancora pesano per i due terzi sulle sue entrate.

La super squadra dei progettisti industriali

Tuttavia Ive restava anche il progettista capo di Apple e, ovviamente, continuava a sovrintendere la squadra dei progettisti del gruppo, un team che è sempre stato molto ristretto, visto che Jony ha sempre preferito collaborare con persone di fiducia in un’atmosfera famigliare. «Nessun gruppo di Apple ha più potere dei progettisti industriali», afferma Neil Cybart, analista indipendente di Apple. «I contributi di Jony – aggiunge – si trovano letteralmente in ogni prodotto che Apple ha creato negli ultimi 20 anni». Ive sovrintendeva la vision del gruppo, guidava, spiega Cybart, «la più grande azienda di design della storia». La squadra di Ive è un team straordinario, ma va notato che nell’era di Tim Cook, cioè nel dopo Steve Jobs, Apple ha smesso di produrre nuovi rivoluzionari dispositivi. Dopo la morte di Jobs, avvenuta nel 2011, nessun nuovo prodotto è stato in grado di eguagliare il successo senza precedenti dell’iPhone, uscito in 10 diverse versioni, dal 2007 ad oggi. Cook ha gestito alla grande i profitti da record dell’iPhone, che hanno spinto Apple a diventare nel 2018 la prima azienda Usa a raggiungere un valore di mercato di un miliardo di dollari. Insomma, Cook è un manager molto bravo a gestire i soldi dell’azienda ma non ha mai lanciato niente di paragonabile all’iPhone. E questo sicuramente ha inciso sulla scelta di Ive di partire, anche perché la sua uscita era stata preceduta da altre partenze nella squadra dei suoi progettisti.

La nuova linfa di Apple

Le uscite di alto profilo di Ive e della Ahrendts hanno scosso fin dalle fondamenta i vertici del gruppo, ma secondo il Ft Apple non è restata con le mani in mano ed è in cerca di nuova linfa vitale per rinvigorirsi, come dimostra l’acquisto di John Giannandrea da Google, destinato a diventare il capo dell’Intelligenza Artificiale e del machine learning, l’apprendimento automatico dell’azienda. In direzione di un rinnovamento dei vertici di Apple vanno intesi anche gli arrivi dei veterani di Hollywood, Jamie Erlicht e Zack Van Amberg della Sony Pictures Television, che dovranno guidare la produzione di contenuti media del gruppo. «L’apparente accelerazione del ritmo di cambiamento all’interno di Apple a livello esecutivo riflette il cambio di paradigma che l’azienda sta attraversando da una storia guidata dall’hardware a `Apple come servizio´», spiega, Gene Munster, un ex analista di Wall Street diventato investitore tecnologico con Loup Ventures. «Per capitalizzare con successo nuove opportunità, Apple ha bisogno di un insieme di competenze molto diverso» aggiunge Munster.

Non c’è più un’unica persona alla scelta dei nuovi prodotti

La realtà di cui sia Cook sia Ive sono perfettamente consapevoli è che nella nuova Apple non c’è più un’unica persona alla scelta dei nuovi prodotti, come avveniva all’epoca del duo Jobs-Ive. Nessuna singola persona di Apple decide più da sola quali innovazioni si laureano dai suoi laboratori di ricerca e sviluppo per essere approfondite sui tavoli del design. «La compagnia corre molto orizzontalmente», afferma Cook. «La ragione per cui probabilmente non è così chiaro chi sia a definire la strategia di prodotto è che per le decisioni più importanti ci sono diverse persone coinvolte. È questa la nuova natura del modo in cui operiamo».

https://www.lastampa.it/2019/06/29/tecnologia/cosa-succede-ad-apple-dopo-laddio-di-jonathan-ive-CFP8F70EISTGKaCLN4ONBP/pagina.html?fbclid=IwAR1BYSiiLUBr3jgL6HsmZFJdPTN4LFo0U1P_bSXfrQvL06TWxxpmFJooOcA
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