Così l’Isis si è infiltrato in Afghanistan per diventare il leader globale del terrore

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Gli jihadisti puntano al dominio della regione e mettono l’India nel mirino

L’Emiro dei taleban che vuole riconquistare Kabul contro l’inviato del Califfo dello Stato Islamico intenzionato a scatenare l’Apocalisse con l’India: sulle spoglie del Mullah Omar inizia il duello fra leader jihadisti sul dominio sulla regione afghano-pachistana. È una sfida che oppone identità divergenti del jihadismo sunnita, portatrici di obiettivi strategici differenti.

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Il network Haqqani

L’Emiro dei taleban è Jalaluddin Haqqani, l’ex comandante dei mujaheddin anti-sovietici negli Anni 80, addestrato dai pachistani, che reclutò Osama bin Laden ponendo le basi dell’alleanza con Al Qaeda. Oggi Jalaluddin guida il network meglio armato e organizzato di ciò che resta dei taleban, affiancato dal figlio Sirajuddin sul quale gli Usa hanno posto una taglia di 5 milioni di dollari. Se Sirajuddin è il leader militare, il padre fa parte della «Shura di Quetta», ovvero il consiglio jihadista dove taleban afghani e pachistani armonizzano posizioni teologiche e azioni militari.

 

Il «Network Haqqani» ha l’ambizione di sfruttare la morte del Mullah Omar per imporsi sui maggiori gruppi taleban esistenti – a cominciare da Hekmatyar – per sfruttare la fine della missione combattente della truppe Usa e Nato in Afghanistan lanciando un’offensiva capace di rovesciare il governo di Kabul, tornando a guidare il Paese proprio come fece il Mullah Omar fino al 2001.

Le basi lungo il confine afghano-pachistano, le complicità degli ambienti corrotti dell’intelligence pachistana e i legami con Ayman al-Zawahiri, capo di Al Qaeda, consentono agli Haqqani di ambire a diventare i nuovi sceicchi jihadisti dell’Af-Pak (Afghanistan-Pachistan) seguendo un copione che Hollywood ha anticipato con la serie «Homeland» incentrata proprio sulla sfida di questo network all’intelligence Usa.

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