“COSÌ SI SOPRAVVIVE ALL’ANNEGAMENTO”: LE INCREDIBILI TECNICHE USATE DAI MARINE USA

Pochi corpi al mondo sono ben addestrati come i Navy Seals, i ‘Marine’ degli Stati Uniti. Sono centinaia gli esercizi di sopravvivenza che questi militari d’Oltreoceano conoscono alla perfezione. Clint Emerson è stato uno di loro per tanti anni e ora ha deciso di pubblicare un libro spiegando ben 100 lezioni su come sopravvivere a situazioni praticamente mortali.

 

Tra i vari esercizi, ce n’è uno in particolare che colpisce molto. Clint racconta così: «Quando si viene catturati in territori ostili, le possibilità di sopravvivere sono molto limitate. L’ufficiale operativo non sarà sottoposto a processo, molto più facile che venga fatto ‘sparire’, e questo significa che dovrà sopravvivere, sulla terraferma o in acqua, anche se ha mani e piedi legati. Una volta gettato in acqua, infatti, e abbandonato verso la morte per annegamento, il bravo operativo ha ancora le capacità di poter sopravvivere fino a farsi trovare dai soccorsi o fino a raggiungere la terraferma».  «La chiave per la sopravvivenza in acqua è il controllo del respiro. Con i polmoni pieni d’aria, il corpo umano galleggia, quindi i respiri profondi e le esalazioni rapide rapide sono fondamentali» – si legge nel testo della lezione – «In acqua d’olce è più difficile, ma possibile. Ricordate però che il panico, che può portare all’iperventilazione, in questi casi è il primo nemico della sopravvivenza». Clint affronta anche la questione del corpo legato: «Le restrizioni e la posizione del corpo possono rendere più difficile la respirazione, ma nelle acque poco profonde si può usare questo metodo: inabissarsi fino a toccare il fondale, e prendere la rincorsa per saltare di nuovo fuori dall’acqua e recuperare ossigeno, per poi cercare di raggiungere la riva». L’ex Marine illustra poi un altro trucco per sopravvivere in questi casi: se l’operativo è rivolto verso il basso, dovrebbe cercare di nuotare con un movimento all’indietro delle gambe e contemporaneamente inarcare la schiena in modo da far alzare la testa verso la superficie. E se invece si rischia di morire annegati in acque più profonde? Clint spiega: «In questi casi far affiorare la testa oltre la superficie è molto più complicato, ma con le rotazioni complete del corpo è possibile fare respiri profondi e andare avanti».

 

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http://www.leggo.it/societa/tempo_libero/clint_emerson_marine_usa_lezioni_sopravvivenza_annegamento-1952078.html

 

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