Dalle monete in Vaticano alle perizie “taroccate”

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Alti prelati, imprenditori, monete del Vaticano e gite in Svizzera. Si colora di giallo l’inchiesta condotta dai procuratori di Firenze sul presunto «Sistema» capace di mettere le mani sui più grandi appalti italiani. Tra gli atti dei carabinieri del Ros, guidati dal generale Mario Parente, spuntano anche le «monete vaticane» che monsignor Gioia, non indagato, avrebbe preso oltre Tevere insieme a un imprenditore. La vicenda è narrata nelle intercettazioni tra l’ex delegato pontificio e alcuni esponenti della cricca. Nel dicembre del 2013, infatti, le telefonate tra l’alto prelato e gli indagati si erano intensificate. Erano in molti a muoversi per trovare un posto di lavoro al nipote del monignore. Nonostante il parente del prelato si accontentasse anche di un impiego umile, l’impresa era diventata ardua perché, come afferma lo stesso Gioia, «purtoppo» il ragazzo «non ha alcuna invalidità da far valere – trascrivono i carabinieri – ma in ogni caso è sufficiente un posto anche da usciere…poi dopo è giovane e Dio vede e provvede».

MONETE E VATICANO Tra una telefonata e l’altra si arriva alla conversazione del 19 dicembre del 2013, tra Stefano Perotti e Francesco Gioia. «Richiamando il contenuto della conversazione appena avuta con Matterino Dogliani – si legge negli atti – mons. Gioia riferisce di aver ricevuto 2000 euro come donazione, come se fosse il compenso che l’imprenditore ha ritenuto di elargirgli per l’apporto fornito per l’evento che Gioia indica come “quando fece monete qui in Vaticano…mi aveva dato 2000 euro…non per me! Insomma….lui voleva anche per me…ma non l’avrei accettata”». «Di questa operazione in Vaticano, vi è traccia in una precedente conversazione del 17 ottobre 2013, sempre fra Perotti e Gioia, laddove quest’ultimo riferisce che in mattinata è andato con un “amico” a prendere “monete in Vaticano”». Secondo gli inquirenti, «l’amico» sarebbe «Matterino Dogliani». «Mons. Gioia – continuano i militari – in connessione a questa operazione effettuata in Vaticano, raccomanda subito al suo interlocutore di non fare nomi per telefono». Inoltre il prelato afferma: «Io non mi voglio far vedere da nessuno tanto c’è Stefano che è addetto a queste cose». Il rapporto tra Perotti e Gioia verterebbe su diversi fronti. Il prelato sarebbe stato coinvolto dall’imprenditore anche quando quest’ultimo voleva evitare che la seconda moglie mettesse le mani sul suo patrimonio. La situazione avrebbe poi portato sia Perotti sia Gioia fino al Canton Ticino, a Lugano.

http://www.iltempo.it/cronache/2015/03/23/dalle-monete-in-vaticano-alle-perizie-taroccate-1.1394362

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