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Delitto Garlasco, Cassazione conferma la condanna a 16 anni per Alberto Stasi. La madre di Chiara: “Giustizia è stata fatta”

DiPaul Polidori

Dic 12, 2015
Il legale del commercialista ha definito la decisione della V Sezione Penale “una pena che non sta nè in cielo nè in terra”. Stasi ha 48 ore per consegnarsi spontaneamente in carcere. Respinta la richiesta di 30 ann con l’aggravante della crudeltà

La Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni per Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, mettendo la parola fine a una vicenda che dura da otto anni. La V Sezione Penale, dopo poche ore di camera di consiglio, ha respinto sia il ricorso di Alberto Stasi che quello della procura generale di Milano che chiedeva una condanna a 30 anni, includendo l’aggravante della crudeltà. Stasi ora dovrà essere arrestato per l’esecuzione della pena, o presentarsi, entro 48 ore, spontaneamente in carcere: durante le indagini preliminari il commercialista 32 enne non è mai stato posto in custodia cautelare, per cui ora dovrà scontare per intero la pena.

“Sono emozionata” ha commentato Rita Poggi, la madre di Chiara, “dopo le parole del procuratore eravamo pessimisti, ma giustizia è stata fatta”. Ha aggiunto la signora Poggi, “non bisogna dimenticare che questa tragedia ha colpito due famiglie”.

La richiesta del procuratore generale Oscar Cedrangolo di annullamento della sentenza, aveva spiazzato tutti, facendo riemergere la paura di un nuovo capitolo in un processo senza fine. Il legale di Stasi, ora dovrà comunicare al suo assistito la decisione della Corte Suprema, ha definito la condanna come “una pena che non sta nè in cielo nè in terra”.
Dopo 8 anni, sembra davvero finita: un anno fa dopo due assoluzioni in primo e secondo grado, la condanna a 16 anni, arrivata dopo 7 anni di processo. Il 24 novembre il sostituto procuratore genarale, Laura Barbaini, aveva chiesto 30 anni includendo l’aggravante della crudeltà, esclusa degli ermellini, che avevano applicato lo sconto per il rito abbreviato, pari a un terzo della pena. Stasi era stato condannato a versare 350 mila euro di risarcimento a ciascuno dei genitori di Chiara e 300 mila euro al fratello Marco, in totale un milione di euro.
Era il 13 agosto 2007 quando Stasi,  chiamò il 118 per denunciare la morte della fidanzata Chiara Poggi, 26 anni, massacrata nella villetta di Garlasco, dove viveva con la famiglia. “Un’ambulanza in via Giovanni Pascoli a Garlasco”, “credo abbiano ucciso una persona. Ma forse è viva… non lo so”, disse all’operatore. Quando i soccorsi arrivarono il cadavere era riverso sulle scale della cantina con il cranio fracassato.

Due giorni dopo il funerale, il 20 agosto, Stasi riceve un avviso di garanzia: il reato contestato è quello di omicidio volontario. Poi la perquisizione della casa, i sequestri delle sue tre auto e due biciclette, il cambio degli avvocati e il ritrovamento di tracce del Dna compatibile con quello di Chiara che portano alla firma del fermo per omicidio volontario da parte del pm Rosa Muscio, non convalidato dal gip, Giulia Pravon, in mancanza di prove.

Infine gli appelli, sembravano non finire più. L’assoluzione in primo e secondo grado: nel 2009 per “mancanza di prove”, confermata nel 2011, annullata nel 2013 e rovesciata il 17 dicembre 2014 con la condanna a 16 anni, confermata, infine oggi.

stasi675

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/12/delitto-garlasco-cassazione-conferma-la-condanna-a-16-anni-per-alberto-stasi/2297773/

 

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