È morto Luciano De Crescenzo, raccontò Napoli con filosofia e ironia

È morto poco fa a Roma, dov’era ricoverato da alcuni giorni, Luciano De Crescenzo, artista poliedrico, napoletano doc: scrittore, regista, attore e autore che arrivò al grande pubblico dapprima come ironico divulgatore della filosofia, autore di bestseller di saggistica tradotti in decine di lingue e poi come regista, attore e conduttore televisivo. De Crescenzo era nato il 20 agosto 1928 nel borgo di Santa Lucia (abitò al civico 40 di via Generale Orsini, nello stesso stabile in cui era nato il suo storico amico Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer), viveva ormai da tempo a Roma ed è stato assistito fino all’ultimo dalla figlia Paola, dal genero, dai nipoti e dal suo storico agente Enzo D’Elia. Luciano, pur avendo dato grande prova di lucidità in alcune interviste che ha concesso alla soglia dei novant’anni, soffriva di una patologia neurologica. Di recente, una polmonite ha determinato un peggioramento delle sue condizioni generali.

La vita e carriera di Luciano De Crescenzo
Difficile raccontare la carriera di Luciano, l’ingegnere filosofo. Fu ricca di colpi di scena, come ricca di ‘picchi’ la sua vita: dapprima ingegnere all’Ibm ma con la grande passione per la divulgazione, i libri, la filosofia, Luciano fu ospite del Maurizio Costanzo Show e lì, con un clamoroso ‘referendum’ televisivo chiese: «È meglio che faccio lo scrittore o che torno a fare l’ingegnere?». La risposta la diede il pubblico: milioni di copie vendute, sempre con Mondadori, la sua casa editrice dal primo all’ultimo giorno decretarono il successo dello scrittore-filosofo-divulgatore. Parliamo di quasi 20 milioni di copie vendute nel mondo, di cui 7 milioni in Italia. Le sue opere sono state tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 Paesi nel mondo.

Ma Luciano De Crescenzo non era solo uno scrittore. Era anche un grandissimo divulgatore televisivo. Bello, occhi azzurri, sorriso sardonico, capace di grande empatia: la tv e il cinema ne furono subito attratti. Così nacque il sodalizio con un altro grande amico, Renzo Arbore. E ancora, Roberto Benigni. E nacquero capolavori come “Così parlò Bellavista”, film delizioso e ancora gettonatissimo nelle tv private napoletane.

Luciano andò via da Napoli ma con la città ebbe sempre un rapporto incredibile, intenso. Pareva di incontrarlo da un momento all’altro dietro ad un vicolo o ad ammirare una statua o a spiegare a un turista la bellezza di quel palazzo o la storia di quell’antica via napoletana. Mai rassegnato ai ‘mali di Napoli’ ma consapevole del fatto che fosse necessario il concorso positivo di tutti per sconfiggerli, De Crescenzo ha sempre fatto vincere la speranza legata all’antica ironia partenopea: mai una parola fuori posto, mai un attacco scomposto, un signore d’altri tempi. E anche questo ha decretato un legame con Napoli che lo proietta fra i grandi in assoluto della cultura partenopea moderna.

Napoli dice addio a Luciano De Crescenzo
Nulla è ancora stato deciso in merito ai funerali di Luciano De Crescenzo: il fatto che fosse amatissimo nella ‘sua’ Napoli fa dedurre che molto probabilmente ci sarà anche una cerimonia in città oltre che a Roma, dove ormai l’ingegnere-filosofo viveva da tempo. La notizia si sta diffondendo alla spicciolata in questi minuti e grande è il clamore e il dispiacere: la morte di Luciano avviene due giorni dopo quella di un altro grande della letteratura italiana, Andrea Camilleri.

“Esprimo il cordoglio profondo mio personale e della citta’ di Napoli per la fine terrena del grande Luciano De Crescenzo, uomo di immensa cultura che ha saputo interpretare al meglio l’anima del popolo napoletano”. Lo ha dichiarato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Persona di estrema intelligenza – ha proseguito il sindaco – enorme cultura e di una naturale simpatia tutta partenopea. Luciano mancherà molto a Napoli e alla sua gente, lo ricorderemo tutti con immenso affetto e gratitudine”.

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