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“E’ vecchio e malato” e per farlo morire prima il prete gli toglie cibo e acqua

DiPaul Polidori

Mag 18, 2016

Un anziano cane era stato abbandonato a spirare di fame e di stenti perché “vecchio e malato” dal suo padrone, un sacerdote. I volontari di LNDC l’hanno salvato e preso con loro. Così ora questo povero meticcio ha ripreso le forze e la voglia di vivere. E’ accaduto a Molfetta, in provincia di Bari.

Le storie di assurdi gesti di crudeltà nei confronti negli animali purtroppo sono tante, troppe per una società che si ritiene civile. Quella del cane Sergio però spicca tra le altre a causa del suo responsabile: un sacerdote. Una persona che quindi dovrebbe aspirare al bene, alla misericordia, all’amore ed essere sempre pronta ad aiutare le creature di Dio. Anche quelle a quattro zampe. Invece questo prete di Molfetta, con una malvagità senza pari, aveva condannato a una morte orribile il proprio cane, un anziano meticcio tipo maremmano di circa 14 anni, sordo, artritico e debilitato da una vita di solitudine, privazione, patimenti. La storia viene riferita dai volontari di LNDC e fa veramente male al cuore. Il povero cane Sergio si è salvato dal destino decretato per lui solo grazie all’intervento dei volontari della sezione della Lega nazionale per la difesa del cane del luogo.

“Quello che avrebbe dovuto essere il suo compagno umano lo ha volutamente abbandonato a se stesso, solo, in attesa che spirasse per consunzione, privo di acqua e di cibo, chiuso in un lurido recinto, senza nemmeno più la forza di sollevarsi per raggiungere uno sgangherato riparo per proteggersi dal freddo e dalla neve” racconta Mariangela La Volpe, presidente di LNDC Molfetta.“Quando gli abbiamo chiesto di portare via con noi Sergio non ha mostrato alcuna pietà. Ha solamente chiesto perché lo volessimo poiché era vecchio, malato e, quindi, secondo lui, bisognava lasciarlo morire di stenti” continua la presidente. E questo era quello che lui si era prefisso di fare lasciando il cane senza cibo né acqua, aspettando che la morte se lo portasse via senza dare a lui troppo disturbo.

Ora il cane è nel rifugio LNDC, dove ha ricominciato a vivere gli anni che gli rimangono con dignità e circondato dall’affetto che i volontari non gli lesinano. “Da noi Sergio ha finalmente il rispetto e le cure che si devono a tutti gli esseri viventi, riceve le carezze che gli riscaldano il cuore molto più delle coperte fra le quali dorme. Ha ripreso a camminare, ha cominciato a perdere l’aspetto scheletrito. Ogni giorno il suo dolce sguardo riconoscente e i bacetti che dispensa a tutti ci ricordano – conclude La Volpe – quanto poco costa donare un po’ di amore. Un sentimento che il suo ex padrone, nonostante la veste che indossa evidentemente non ha mai conosciuto”.
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