Emergenza coronavirus, i sindacati: “Stop dei cantieri per la ricostruzione, operai a rischio”

Emergenza coronavirus, i sindacati chiedono lo stop dei cantieri per la ricostruzione nelle aree colpite dal sisma del 2016. Lavoratori senza dispositivi di prevenzione dal contagio di coronavirus, come guanti e mascherine, aziende datoriali in grandi difficoltà di reperimento dei materiali essenziali per la prosecuzione delle lavorazioni, fortemente rallentate dai blocchi imposti dal Governo, situazioni di rischio troppo alte per poter essere gestite. Per questo, dopo quasi quattro anni di richieste di accelerazioni, burocratiche ed operative, nell’area del cratere del terremoto 2016 si chiede un rallentamento, quando non addirittura un fermo, nelle opere cantieristiche della ricostruzione. Perché troppo è il rischio per la sicurezza degli operai impiegati nei 15 Comuni reatini che costituiscono la porzione laziale della “zona rossa” del Centro Italia devastata dal terremoto di quattro anni fa, dove oggi la preoccupazione principale non è ricostruire, ma evitare tutti quegli atteggiamenti che possano trasformarsi in veicoli di contagio del virus Covid-19.

Lo sostiene con forza Francesco Agostini, segretario della Ficla-Cisl del Lazio Nord, che facendo seguito al leader regionale del comparto delle costruzioni dello stesso sindacato, Fabio Turco, chiede a Regione Lazio ed Ufficio Speciale per la Ricostruzione di “prendere provvedimenti coraggiosi sui cantieri del cratere, a tutela di imprese e lavoratori. Riscontriamo seri problemi in tutta la zona – prosegue Agostini – a partire dal reperimento dei dispositivi di protezione che prevengano il contagio del Covid-19, come guanti e mascherine; le imprese hanno difficoltà nel reperimento dei materiali per le lavorazioni. Inoltre nell’area cratere (che comprende i comuni di Accumoli, Amatrice, Borbona, Cittareale, Posta, Micigliano, Castel Sant’Angelo, Antrodoco, Cittaducale, Leonessa, Rivodutri, Borgo Velino, Poggio Bustone, Cantalice e Rieti capoluogo, ndr) insiste un enorme numero di lavoratori che provengono da diverse regioni d’Italia, tra cui quelle più colpite dall’epidemia, e come se non bastasse siamo venuti a conoscenza di più di un caso di positività al contagio da Coronavirus di lavoratori impegnati nelle opere di ricostruzione post sisma. Oggi – dice ancora Agostini – la preoccupazione principale è che si evitino tutti quegli atteggiamenti che possono diventare veicolo di contagio. Pertanto richiamiamo imprese e lavoratori ad osservare nel dettaglio le misure indicate nei protocolli governativi”.

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