• Gio. Dic 3rd, 2020

Ciadd News Radio e TV

Per info tel 320 221 74 20 e-mail ciaddsrl@gmail.com

David Bowie, gli ultimi giorni e quella lotta (segreta) al cancro

DiPasquale Stavola

Gen 12, 2016

504569626-007-kJIF-U43140912915037cYD-593x443@Corriere-Web-Sezioni

A Londra il pellegrinaggio dei fan nel quartiere di Brixton da dove cominciò l’avventura musicale del cantante stroncato dopo una battaglia di 18 mesi contro la malattia

LONDRA Sul mezzanino della metro, a Victoria Station, c’è una ragazza che canta, a cappella, i versi di «Ashes to Ashes». «Cenere alla cenere, polvere alla polvere…». Davanti a sé un mucchio di monetine, «non ne ho mai raccolte tante». Appena si è diffusa in rete la notizia – «David Bowie è morto in pace, circondato dalla sua famiglia, dopo una coraggiosa battaglia durata 18 mesi contro il cancro», annunciava il profilo Facebook del Duca Bianco – milioni di giovani ed ex giovani, in tutto il mondo, hanno chinato il capo.

La sua fragilità era nota, fin da quel malore sul palco nel 2004, ma di quella malattia terminale non si sapeva nulla. Bowie sembrava anzi «resuscitato»: nessun concerto, ma uno spettacolo off-Broadway che ha fatto il tutto esaurito a New York, e l’8 gennaio, giorno del suo 69° compleanno, l’ennesima perla discografica, «Blackstar».

La «stella nera» ha colto di sorpresa, per l’ultima volta, i suoi fan. C’erano tutte le età, ieri, dai 10 ai 70 anni, sotto il cielo color cemento di una Londra piovigginosa come sempre, pronti a rendere omaggio a Ziggy Stardust, là dove era cominciato tutto, nel quartiere di Brixton, periferia sud della città. A pochi metri dall’uscita della metro, si incontrano ancora le casette in mattoni rossi che hanno incorniciato l’infanzia di David Bowie, nato David Robert Jones l’8 gennaio del 1947. Allora, era un sobborgo piuttosto povero di una città appena uscita con le ossa molto rotte dalla guerra. Ai piedi del murale che Brixton ha dedicato al suo «eroe» in Tunstall Road, oggi si accumulano i fiori. C’è il «vecchio» Dan Langton, avvolto in una Union Jack scolorita, pallida imitazione di un costume di scena del suo idolo. E c’è la giovane Margarita Pekoyli che racconta il miracolo di David Bowie: «Ci ha regalato la libertà di essere tutto ciò che vogliamo, di esprimerci senza paura. Ha liberato i gay, i transgender ma anche chi, semplicemente, è diverso per i mille motivi suoi».

È da queste strade che è partito il genio di David, figlio della cassiera del cinema e di John, da poco tornato dalla guerra, che gli insegnò ad amare la musica americana ed Elvis Presley. Bowie non andò mai troppo bene a scuola ed era pure turbolento: lo prova quell’occhio «alieno», ridotto così dal pugno di un compagno a 14 anni. Era «diverso» già allora. Formava e disfaceva band, sperimentava musiche nuove, finì per molte settimane in un monastero buddhista in Scozia. Finché nel luglio del 1969 uscì il singolo «Space Oddity», che diventò sigla della Bbc per il servizio sullo sbarco di Apollo 11 sulla Luna. E tutto cambiò.
Quell’anno incontrò Mary Angela Barnett, la prima moglie. Un matrimonio (da cui nacque il figlio Zowie) che non impedì a David di continuare a sperimentare, in musica e in camera da letto.

http://www.corriere.it/spettacoli/16_gennaio_12/david-bowie-quella-lotta-silenziosa-segreta-contro-cancro-4d7de634-b8fc-11e5-85a5-46ffd263e960.shtml

(Visited 12 times, 1 visits today)