Fernando Regaldo per non dimenticare

Questa pagina nasce per non dimenticarti
Il mitico FERNANDONE 😉 Fernando Regaldo è stato un grande uomo ed un artista di una generosità ed altruismo immensi.
Vogliamo ricordarlo così tra tante risate, musica, amici, ironia e voglia di vivere.

Sei stato una grande guida per noi, uno spirito buono, un’anima pura. Hai sempre donato senza mai chiedere.
La tua risata riempiva di gioia le anime di chi ti ascoltava.
Tu c’eri sempre per tutti noi …a qualsiasi ora 🙂

Siamo felici di averti conosciuto e di aver vissuto con te indimenticabili avventure ♡
– Riposa in pace AMICO –

Nel pomeriggio del 22 Ottobre 2017 il suo cuore ha smesso di battere, ma noi non ci arrendiamo alla morte, vogliamo farlo vivere nei ricordi della gente e raccontare di lui.

Raccoglieremo qui in questa pagina dedicata a quest’uomo tutto ciò che potrà farlo conoscere ai posteri.

Fernando Regaldo era un grande sognatore, ed è stato definito un “supereroe buono del rock romano” , “trascinatore, ultimo dei Puri” e il suo cuore nei nostri ricordi non smetterà mai di battere.

Lui era un grande chitarrista coraggioso ed ottimista, suonava per donare emozioni e condividere energia, entusiasmo, AMORE.
Il mitico chitarrista degli SOS rock band romana che non dimenticheremo facilmente.

—@—

Abbiamo ritenuto importante riportare qui di seguito brevi estratti di alcune delle dediche più toccanti scritte pubblicamente per lui su facebook

– “Fernando Regaldo, chitarrista dei romani SOS, un nome e una band che suonerà familiare a chi segue la scena del rock e metal italiano (e cantato IN italiano!), ma che forse ai più giovani non dirà molto. Ed è un peccato, perchè persone come Fernando, con il suo amore inossidabile per la musica ed una voglia incrollabile di esserci, di suonare e raccontarsi con le proprie canzoni, con limpidezza e forse un granello di sana ingenuità, sono la prova che questa “malattia”, questa passione chiamata rock è più forte di ogni avversità, di ogni sfortuna, di ogni tentativo andato a vuoto o promessa non mantenuta, quelle che la sua band, in oltre 30 anni di storia, inevitabilmente aveva incontrato sul suo cammino.”

– “Negli anni ’90 apprezzavo molto gli SOS degli esordi e, in un’altra mia vita editoriale, quella di Metal Shock, spesso avevo parlato di loro con entusiasmo, grazie anche alla capacità di unire un rock molto accessibile con l’irruenza del metal ed un cantato in lingua madre. Inevitabilmente, con il tempo, pur vivendo nella stessa città, avevo finito per dimenticarmi degli SOS, ma, puntuali, ogni volta che il loro nome stava per uscire dalla mia testa sempre troppo distratta, ecco che li incontavo a suonare in un club o da qualche parte, sempre con Fernando a guidare le danze, sempre più grosso dietro alla sua chitarra e ad un sorriso che nulla poteva togliergli dalla faccia.”

– Prime serate NoSlappers.
“Quella sera conobbi un sognatore d’altri tempi. Qualcuno che per perseguire la sua visione (un ambiente musicale underground dove le band coesistevano amichevolmente) non ha MAI temuto di essere deriso.
Si aveva dei modi che spesso ti spingevano a sfotterlo (i suoi interminabili discorsi sul palco, la sua presenza scenica durante i suoi live) ma poi ti rendevi conto di avere una persona vera. Che tutto quello che faceva nasceva dal suo cuore, e lui non avrebbe mai mistificato se stesso per piacere agli altri o per seguire una moda.
Era quello che suonava e quello che appariva. Raramente ho conosciuto qualcuno tanto coerente e tanto vero.
Penso di essere stato tra quelli che hanno avuto modo di conoscerlo meglio, in tutti quegli anni in cui ho collaborato con lui. E nonostante tutto rimanevo sempre sbalordito nel constatare la sua infinita generosità.
Ricordo di alcuni personaggi che provarono ad infangare il suo nome mettendo in giro dicerie su come lui prendesse la percentuale sulle consumazioni del Qube (quando NoSlappers collaborava con Radio Rock). E nonostante fossero voci infamanti e quindi falsissime, lui non portava rancore. Anzi. Era ben felice di riabbracciare anche chi lo aveva infamato.
Le serate in Radio dove si presentava spesso portando lasagne o pastarelle, per sdebitarsi con i DJ che lo ospitavano, i quali poi lo sbeffeggiavano in diretta, arrivando anche ad umiliarlo (una volta lessero alcuni suoi SMS in diretta). E lui? Mi diceva “E vabbè Paolè. Che ci vuoi fa?! Pazienza”
Era qualcuno che faticavo a rendermi conto che esistesse veramente, tanto sembrava fuori tempo.
Invece no. È esistito, ed io ho avuto la fortuna di essere stato un suo amico … Sicuramente uno che come lui così TANTO mi ha dato, avrebbe meritato qualcosa di più da me.
Tra TANTI squali che girano nel mare del‘ underground romano, ho conosciuto un’anima buona e gentile.
La vita oggi è stata ingiusta. Ancora una volta.”

– “Se è vero che “L’inferno è qui” come dice uno dei tuoi brani più belli, tu non puoi essere che un santo. … Ma non uno di quei santi con l’aureola… piuttosto uno di quelli con la chitarra elettrica sempre in mano, che se ne vanno in giro fra le nuvolette a braccetto con un paio di pornostar.
Da oggi tutti i musicisti che propongono musica originale, tutti quei piccoli musicisti senza nome, come noi, potranno contare su un angelo custode speciale.
Mi piacerebbe che un giorno ti venisse intitolata una strada o un vicoletto, in questa città. Ci sono piazze intitolate a tanta gente che lo meriterebbe molto meno di te. E mi piacerebbe che in quel posto, ci si incontrasse in tanti e si suonasse tanta bella musica rock originale, come ai tempi di NoSlappers. Grazie per tutto quello che hai fatto a tutti quelli come noi. Buon viaggio amico mio.”

– “La questione, ovviamente, non è questo dolore che una misura non ce l’ha. La questione, ovviamente, non è noi del rock di Roma che ultimamente ci ritroviamo solo per piangere – per piangere e per rassicurarci con un surreale “dai, è già qualcosa”, e sì che se nella nostra vita artistica finora ci fossimo sbattuti la metà di lui oggi forse il principio eterno alla base dell’idea che diede vita a NoSlappers! non giacerebbe sotto tutti quegli strati di polvere.
La questione, ancor più ovviamente, non è quello che il nostro Fernando Regaldo ha significato per noi, quindi figuriamoci se la questione può essere quello che ha significato per me che senza di lui non avrei mai mai mai creduto così tanto che la musica potesse appiccicare le persone in un certo modo che poi è quello intorno al quale sto costruendo tutta la mia stupida vita che se in mezzo c’è anche solo mezza cosa buona si deve solo, solo, solo alla fortuna inestimabile di incontri come quello con Fernando.
La questione, ovviamente, non è nemmeno poter misurare l’importanza della vita di questo sgangherato sognatore supereroe buono del rock romano dal fatto che poco fa scrivevo al mio amico e brother-in-rocks Alberto “mi sento come se fosse morto un sogno” e lui ha risposto, senza pensarci un secondo, “No Fra i sogni, quelli belli, non muoiono mai, rimangono per sempre…ce li portiamo dentro per sempre marchiati a fuoco”, e sapere entrambi perfettamente che è così, e che oggi senza Fernando non lo sapremmo tanto bene. No. La questione, ovviamente, è che ci sono persone che dividono il mondo in modo abbastanza preciso, a seconda che ti piacciano o no. E se con tutti i suoi sogni la sua dabbenaggine la sua cocciutaggine la sua irrecuperabile entropia di bene e grandi inizi e rock’n’roll hai conosciuto Fernando, ma conosciuto davvero, che poi bastavano quei trenta secondi, ché se non notavi Fernando voleva dire che eri morto, se hai conosciuto Fernando e non sei stato subito e per sempre dalla sua parte, questo, dicevo, divide il mondo, una volta tanto, tra giusti e sbagliati, e tu stai dalla parte degli sbagliati.
Fratello, trascinatore, ultimo dei Puri, io inizierò a piangerti solo quando riuscirò a rendermi conto, che te lo sai come sono fatto in queste cose, quindi so che se non dovessi farcela a venirti a salutare fra un paio di giorni o quando sarà non te la prenderai.
Ma di lì in poi ti prometto che vedrò di piangerti solo poco poco, pure se non sarà un cazzo facile, e poi ne farò canzoni, e crederò ancora che condividerle sia quel gesto di amore che mi hai insegnato e mostrato. Intanto la mia maglietta preferita, cascasse il dioporco di mondo, la rattoppo finché non si disintegra e poi me ne rifaccio altre cento uguali, e la mia chitarra più bella, che finora non aveva un nome, ora ce l’ha.
Sei e sempre sarai tra le luci più forti che tengo nell’Idea e nel cuore.
Dovrei dirti “resta in zona”, ma tanto lo so che lo fai comunque.
Ti voglio tanto bene. (Francesco, il tuo ElCiabe)”

https://www.facebook.com/Fernando-Regaldo-per-non-dimenticare-205916796616598/

 

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