Fra i libanesi della Valle della Bekaa: “L’Isis è arrivato qui, combatteremo”

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Miliziani infiltrati nei villaggi. Hezbollah: li aspettiamo, vendicheremo i nostri morti

truppe del governo sostenute dagli Hezbollah.

È un’area strategica perché consente ai jihadisti di Isis e Jabat al-Nusra, alleati fra loro, di minacciare sette piccoli centri urbani a valle: Masna, Britel, Yunin, Nahle, Arsal, Ras Baalbeck e Al Qaa.

 

Fra i pochi che conoscono a menadito gli imprecisi confini dell’enclave del Califfato in Libano c’è Talal Iskandar, capo dell’unità della Croce Rossa Internazionale che opera a Ras Baalbeck soccorrendo i feriti in battaglia fra Isis e libanesi. «Abbiamo iniziato ad operare qui alla fine del 2012, la fase più cruenta è scattata nell’autunno scorso, abbiamo ricevuto finora circa 3000 combattenti feriti delle opposte parti – spiega Iskandar – e il ritmo continua a 60-70 la settimana, non passa giorno senza scontri lungo il fronte fra truppe e Isis».

Il fronte

Per arrivare all’area di combattimento bisogna lasciarsi alle spalle il piccolo appartamento della Cri a Ras Baalbeck, fare 800 metri, arrivare ad una stazione di benzina e girare a sinistra. Dopo 8 km si arriva alle due «zone sicure» dove la Cri raccoglie i feriti, libanesi e dell’Isis, e quindi al centro della cittadina sunnita che formalmente è ancora in mano ai governativi, pur esprimendo sostegno per l’Isis con scritte e bandiere. È quando si lascia il centro di Arsal in direzione delle montagne che si supera la frontiera invisibile con il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. «Sul lato di Isis vi sono piccoli villaggi isolati, accampamenti di profughi, un tribunale che amministra la giustizia sulla base della Sharia (la legge islamica, ndr) ed altri uffici dell’Isis» racconta Iskandar, citando le testimonianze raccolte da feriti e malati che ogni giorno gli chiedono di andarli a soccorrere nella zona militare chiusa dai soldati. Isis ha più volte fatto sapere di voler dichiarare la nascita di un «Emirato» nell’Arsal per sfidare Beirut. L’opinione dei comandi Hezbollah di Baalbeck è che «i terroristi mischiano le carte per prepararsi alla battaglia del disgelo». Ovvero, quando la neve che copre picchi e pendici si sarà dissolta arriverà il momento della resa dei conti. Isis si prepara facendo salire, dal lato siriano, grappoli di miliziani, accumulando scorte di viveri e munizioni per sostenere lo scontro, mentre gli Hezbollah, che considerano la Valle della Bekaa la loro culla, si preparano sul fronte opposto ad una «operazione pulizia» – come la chiama un ufficiale di 45 anni che chiede l’anonimato – per «annientare il nemico». Fra le carte che i jihadisti hanno ci sono i quasi 30 soldati libanesi ostaggio da agosto, quattro dei quali sono stati già decapitati.

La promessa

Uno di loro era Mohammed Hamie, 25 anni, figlio di Maruf, 47enne veterano sciita della guerra civile, che dalla sua casa di Baalbeck si auspica «una sanguinosa vendetta contro Isis». «Gli assassini di mio figlio sono dei barbari e il Libano deve reagire come ha fatto la Giordania dopo il pilota arso vivo – aggiunge il padre, seduto accanto agli altri tre figli e a un kalashnikov – colpendo Isis con potenza, impiccando i terroristi che abbiamo in carcere e usando i jet per distruggerli ad Arsal». Maruf è pronto a fare la sua parte: «So chi ha ucciso mio figlio, è stato l’Emiro di Isis nell’Arsal – assicura – si tratta di Mustafa Hujairi, detto Abu Taqie, ed è un morto che cammina, è lui ad aver ordinato la decapitazione e sarà lui che ucciderò, dopo avergli però ucciso il figlio per fargli provare, da vivo, ciò che ho provato io». È un desiderio di vendicarsi, combattere, che a pochi chilometri di distanza si ritrova a Britel dove Adel Islaim, 28 anni, meno di due mesi fa ha imbracciato il kalashnikov per difendere il villaggio dall’attacco di Isis. «Erano circa le 13, ho ricevuto un messaggio su Whatsapp sull’arrivo di Isis, ho preso il fucile e sono sceso in strada – ricorda – eravamo quattromila, tutti gli uomini del villaggio e gli siamo andati incontro». I miliziani del Califfato dalle vette colpivano con i mortai, sono scesi a valle e hanno ucciso otto Hezbollah prima di essere ricacciati indietro. Fra gli Hezbollah accorsi a dar manforte ai residenti c’era Mohammed al-Masri, 27 anni, di professione poliziotto. Sale sul tetto di una casa per mostrarci da dove è arrivato l’attacco: «Ci siamo difesi con kalashnikov, G3 e lanciarazzi Rpg ma sappiamo che tenteranno di tornare».

La difesa

Nel Nord della Bekaa è Hezbollah che coordina la difesa del fronte sulle montagne, davanti alle bandiere nere del Califfo, mentre a valle l’unica strada maestra che porta a Beirut è sorvegliata da soldati, polizia e intelligence libanesi. I posti di blocco sono decine. Nel villaggio cristiano di Ksara gli abitanti si sentono assediati: «Sono gli Hezbollah a proteggerci perché Isis vuole ucciderci tutti» dice Munir Dika, medico.

http://www.lastampa.it/2015/03/15/esteri/fra-i-libanesi-della-valle-della-bekaa-lisis-arrivato-qui-combatteremo-VVltbRnEUys87uaWrgmxUK/pagina.html

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