Gli alieni in cucina

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Gli alieni sono tra noi. La colonizzazione è avvenuta poco a poco, senza che ce ne accorgessimo quasi. Come nel film cult anni ’50 “L’invasione degli ultracorpi” che ha ispirato il titolo dell’ottava edizione del Triennale Design Museum. Nella pellicola di fantascienza si trattava di spore extraterrestri, piovute sul nostro pianeta per trasformarsi in baccelli e incubare copie senz’anima degli esseri umani. Nell’esposizione curata da Germano Celant gli alieni sono gli elettrodomestici che si sono insinuati nelle nostre cucine, sostituendosi con efficacia post-umana agli antichi gesti della preparazione del cibo. “Cucine & Ultracorpi” non è uno show hitech sul radioso avvenire della domotica. Non è neppure un campionario del design italiano più prestigioso. Piuttosto una messa in scena immaginifica di quello che un tempo era il focolare e oggi è l’avamposto tecnologico della casa. I robot androidi sono ancora chiusi nei laboratori, non sono pronti a prendere il posto dei cuochi. Però in cucina entriamo col tablet in mano per confrontare le ricette. Dove una volta c’erano solo tegami e pignatte, è tutto un brulicare di frullatori, impastatrici, centrifughe, timer. Siamo talmente abituati alla presenza di questi congegni da non farci più caso. Ma in Triennale gli strumenti che siamo soliti ritenere al nostro servizio diventano gli agenti, i protagonisti di una storia di ingegno, transizione culturale, emancipazione.

l percorso espositivo ai apre con la “Satellite Kitchen” progettata nel 1969 da Luigi Colani. Uno spazio sferico, un po’ asteroide e un po’ navicella. Ruvido e cupo all’esterno, lucido e caldo all’interno, ci proietta in un futuro vintage sideralmente lontano dal quotidiano. Poi sono i quattro elementi a dare vita e sostanza alle fasi del cucinare, con trasformazioni di stato e contrapposizioni. Caldo e freddo, naturale e artificiale, crudo e cotto. Si richiama all’acqua il mondo dei frigoriferi, veri e propri totem della cucina. Il fuoco è l’habitat dei piani cottura, evoluzione di una specie che in origine richiedeva solo legna e una scintilla. La terra è l’elemento naturale delle compostiere per il riciclo. L’aria la materia impalpabile delle cappe aspiranti. Il viaggio è multisensoriale. Si attraversa un tunnel illuminato da lampeggianti, perché la cucina resta uno degli ambienti più pericolosi della casa. Un’orchestra di elettrodomestici suona una sinfonia di fischi, sbuffi e ronzii, perché manovrare le nostre protesi tecnologiche è un esperienza sonora, oltre che tattile. E’ divertente pensare che, nell’ottica distopica degli ultracorpi, gli attori siano loro mentre noi ci siamo ridotti al rango di appendici biologiche. Che un giorno o l’altro gli automi potrebbero ribellarsi e un cervellone domotico ci apostroferà come in “2001: Odissea nello spazio”.

Gli alieni in cucina!

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