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Homo sapiens e la sua alimentazione moderna

DiPaul Polidori

Lug 11, 2016
In questo articolo mi lascerò un po’ andare, in quanto spiegherò alcuni concetti che possono andare contro certi aspetti e/o contesti di alcune persone. Ovviamente non dirò di crederci alle mie parole, però mettiamoci sempre dalla parte del buon senso e domandiamoci sempre “e se fosse anche in questo modo?” Non crediamo a tutto quello che si viene detto, poniamoci sempre dei pareri.

In questo articolo parlerò dell’evoluzione dell’uomo e del suo metabolismo, partendo appunto dalla nascita dell’uomo.

Ora si sa che se uno scienziato di tipo farmacologico vuole costruire un farmaco, deve anche basarsi su delle informazioni passate di casi che potrebbero essere inerenti al suo contesto, studiarle per poi ottenere informazioni nel presente e capire se questo farmaco avrebbe risolto cause di problemi già in passato e cercando di evitare effetti collaterali del farmaco sull’essere umano. “Questo è quanto un vero farmacologico dovrebbe fare nella realtà…”

Ovviamente questo principio di studiare il passato per prevenire l’eventuale futuro è un concetto che si applica su tanti contesti. Anche nel mio secondo lavoro di trader finanziario, prima di svolgere un’operatività, devo conoscere dove mi trovo nel presente interpretando il passato per capire dove probabilmente il prezzo andrà a finire in futuro e anticiparlo.

Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato.                                            ( Friedrich Nietzsche)

 

Homo sapiens e la sua alimentazione moderna.

Torniamo sull’evoluzione dell’uomo. Fu Charles Darwin, nel 1871, ad affermare per primo, che anche noi siamo esseri viventi come tutti gli altri, e che quindi siamo soggetti alle stesse leggi che governano i fenomeni naturali. L’uomo, pertanto, deve aver avuto degli antenati i quali, a loro volta, dovevano possedere delle caratteristiche simili a quelle degli animali cui egli oggi assomiglia di più, cioè le scimmie. Di qui il falso convincimento che Darwin avesse detto che l’uomo discende dalle scimmie.

In realtà l’uomo non può derivare da un animale che gli è contemporaneo, così come uno di noi non può essere figlio della propria cugina. Darwin affermò semplicemente che uomo e scimmia dovevano aver avuto, in un tempo non molto lontano, antenati comuni, così come due cugini hanno dei nonni o dei bisnonni in comune. Andando molto indietro nel tempo, si arriverebbe a quei pochi organismi primordiali che sono stati gli antenati di tutte le forme viventi attualmente presenti sulla Terra

L’avvenire è la porta, il passato ne è la chiave.
(Victor Hugo)

Storici affermano che, se è vero che l’Uomo è un essere onnivoro, per svariati di anni è stato principalmente carnivoro. Dalle origini, circa 10.000 anni fa, l’Uomo era nomade un cacciatore- raccoglitore, il cui cibo era costituito essenzialmente da (proteine e lipidi) ma anche bacche (frutti selvaggi) o ancora radici (glucidi con indice glicemico molto basso contenenti molte fibre). Anche in via accessoria, mangiavano vegetali (foglie, germogli, ecc…). L’Uomo primordiale infatti nell’evoluzione umana, subisce continuamente, delle modificazioni dei vari aspetti del corpo morfologici, somatici, psico, neurologici. Se pensiamo ad esempio all’alimentazione del periodo delle caverne, quando la fame non era altro che istinto primordiale di sopravvivenza e di conservazione della specie…

L’alimentazione dell’uomo preistorico

L’alimentazione era soltanto carnivora, e questo significava che l’organismo si adattava a quelle circostanze, con un preciso metabolismo, oltre alle modificazioni somatiche particolari come ad esempio la dentatura diversa, con l’aumento dei canini utili a lacerare le carni. Sono state esaminate le peculiarità di Homo sapiens sotto quattro punti di vista: Meccanismi energetici, forze a cui lo scheletro è soggetto, bilanciamento in corsa, termoregolazione. Da questi aspetti emerge con chiarezza come le modificazioni fisiche che differenziano il corpo dell’uomo da quello della scimmia non servano solo a camminare o a stare in piedi come bipedi, ma ci sta una giusta specificazione nell’accompagnare in modo efficiente un’azione di corsa di lunga durata.

Significa che l’uomo in passato si è distaccato dagli altri primati modificando le sue abitudini alimentari, sessuali, sociali e di linguaggio grazie a un comune denominatore corporeo di adattamento alla corsa di lunga durata. In riassunto la capacità di correre ci ha permesso di distaccarci dal “resto del gruppo”, cambiando poi a poco a poco tutto il resto (cervello, apparato digerente, corde vocali, ecc…). Dal punto di vista energetico gli uomini, rispetto alle scimmie, dispongono di un buon numero di tendini legati a corti fasci muscolari, in grado di generare forza in modo molto economico. Durante il cammino la struttura muscolare che abbiamo non genera particolari vantaggi, ma quando si corre il risparmio energetico diventa quasi del 50%.
Dopo un paio di anni l’uomo scoprì l’agricoltura e li di nuovo il suo metabolismo si modificò, adattandosi alle nuove esigenze.
L’uomo di questi ultimi 100 anni “moderno” ha vissuto processi di trasformazione biologica, con maggiore velocità rispetto all’evoluzione degli ultimi 800-1000 anni questo grazie anche a studiosi scientifici che fornivano le conoscenze di come poteva funzionare la struttura di un essere umano. Modificazioni avvenute non solo sotto l’aspetto morfo-costituzionale, ma anche nell’aspetto della funzionalità degli apparati.
Basta pensare su come erano le persone di 70/90 anni fa, per rimanere impressionati dalle differenze enormi in termini di statura, bellezza, eleganza e maturità del corpo.

Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.

L’evoluzione dell’uomo moderno

Oggi, si fa molta fatica a credere che l’uomo abbia avuto soltanto benefici, dal progresso medico e tecnologico: sono cambiate le capacità reattive dei nostri organismi alle malattie e sono modificate le reazioni che l’organismo e i singoli organi attivano nei confronti dell’ambiente.
L’uomo di oggi, è vero che vive più a lungo dell’uomo di soli 100 anni fa, ma è anche vero che il suo organismo è molto più indebolito rispetto a quello dell’uomo di allora. Oggi i nostri bambini vivono con un tasso di mortalità inesistente, almeno in occidente, e vivono tuttavia anche più a lungo, ma è anche vero che questi nostri bambini vengono imbottiti di antibiotici, altrimenti una semplice infiammazione faringea o un otite, si potrebbero facilmente trasformare in bronco-polmonite.

Certamente la verità sta nel fatto che l’avvento della chimica moderna di sintesi, ha modificato, e del tutto alterato, la capacità reattiva del nostro organismo, rendendoci incapaci e schiavi del prodotto farmacologico, che se non assunto, finisce per essere pericoloso per la stessa vita. Certo si sa che istruendo un bimbo appena nato e portarlo su una buona e corretta alimentazione, si andrà a potenziare tutto il suo organismo e la sua struttura ossea.
Anche adesso si sta venendo a conoscenza di quanto certi alimenti quotidiani che facciamo più uso oggi tipo: (zuccheri raffinati, pasta, prodotti surgelati, ecc) ci stanno portando ad avere problematiche a livello di salute con: (diabete, intolleranze, allergie, colesterolo, ecc…). Ma anche questo ci sta portando ad evolverci e ad avere più consapevolezza su quanto sia importante mangiare sano e naturale. Da questo si può presume già che l’uomo fra altri 100 anni avrà un ottimo livello salutare e biologico.

La vera misura di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide.  Martin Luther King

Quello che devi sapere sulla storia umana e che a scuola non ti insegneranno mai.

Nel libro di Luca Speciani “guida pratica alla dietagift” spiega un concetto di movimento dell’essere umano molto importante che a me piace tanto e lo descrivo di seguito così com’è scritto nel libro. Nel considerare l’attività fisica una componente integrante della nostra biologia –  prende ispirazione da un’attenta analisi delle abitudini al movimento dell’uomo ancestrale, che è diventato Homo sapiens sapiens negli ultimi due milioni di anni proprio attraverso un graduale adattamento alla corsa di lunga durata come risposta evolutiva agli spazi aperti della savana africana, non più adatti alle abitudini fruttivore e prevalentemente vegetariane delle scimmie arboricole. Una visione diversa da quella che ci raccontano i libri di storia, che riassumono i due milioni di anni in poche paginette tralasciando le cose più importanti che a noi sono di vitale conoscenza.

Una storia fatta di invasioni e sopraffazioni di popoli nomadi, che sono stati via via sottomessi da uomini a loro geneticamente identici, ma che rappresentavano un sovrappiù di popolazione di aree agricole di recente sviluppo. Se vogliamo capire chi siamo oggi, dobbiamo rifarci, da un punto di vista genetico, a quel nomade cacciatore-raccoglitore che duecentomila anni fa ha dato origine a Homo sapiens sapiens e che è lo stesso di oggi. Le sue abitudini alimentari e di movimento sono quelle che hanno strutturato la nostra biologia. La nostra salute passa inevitabilmente da questa comprensione.

Fino a qualche tempo fa medici e antropologi si dividevano tra coloro che suggerivano una pratica sportiva regolare e costante e altri che la caldeggiavano con maggiore prudenza. Oggi è risultato con chiarezza come l’uomo sia nato per correre, e non per stare fermo. La nostra struttura scheletrica, le nostre modalità di consumo energetico, le nostre capacità di smaltire il calore prodotto sono quelle di un efficientissimo corridore di lunga durata, e senza tali modifiche strutturali e metaboliche, oggi, forse, non saremmo uomini. Sapere che il nostro organismo non solo è stato progettato per correre, ma anzi ha trovato nella corsa il mezzo per distaccarsi funzionalmente dai primati affini, deve farci riflettere. Come ci sarebbe impossibile vivere al buio o senza ossigeno se non perdendo la salute, così dobbiamo capire che ci è impossibile vivere senza muoverci. La corsa fa parte di noi, della nostra storia, del nostro corpo, del nostro debito permanente con la nostra salute. L’apache che è in noi è solo poco allenato. Geneticamente parlando saremo perfettamente in grado di sfiancare un cavallo o una zebra semplicemente inseguendoli. Se oggi non ne siamo più capaci non è per colpa della nostra genetica ma della nostra pigrizia.

Gli effetti del movimento si esplicano sull’efficienza cardiocircolatoria, sul profilo lipidico, sulla prevenzione del diabete, sull’ipertensione, sullo stress, sul rischio di infarto, sull’osteoporosi, sul sonno e sugli stati dell’umore, sulla stitichezza, sull’eliminazione delle storie. Quale altro “farmaco”  ha contemporaneamente tutti questi effetti positivi?….

Qualunque ricetta si voglia costruire per vivere a lungo in saluto non può prescindere dall’indicazione di una sana, costante, serena pratica di movimento fisico.

Non esistono animali obesi o con poca voglia di vivere il giorno, possono essere deperiti per carenza di cibo o in piena salute se correttamente nutriti, difficilmente gli animali accumulano grasso in eccesso rispetto al loro fabbisogno. Gli unici animali grassi al mondo, oltre all’uomo, sono quelli a cui diamo da mangiare noi nelle nostre case.

 

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http://pierluigimaggio.dreamadv.eu/homo-sapiens-la-sua-alimentazione-moderna/

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