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Hotel Rigopiano: sospetti, ritardi e 29 vite spezzate

DiPaul Polidori

Gen 27, 2017

E ora è il tempo delle lacrime e dei processi. Le speranze di ritrovare sopravvissuti sono finite poco dopo la mezzanotte di mercoledì, con il ritrovamento degli ultimi due corpi sotto la slavina. Ilbilancio dell tragedia dell’hotel Rigopiano è definitivo: 29 vittime e 11 sopravvissuti, 9 dei quali estratti vivi dalle squadre di soccorso. Per l’emergenza, ha detto in conferenza stampa a Penne il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, «hanno lavorato oltre mille operatori che hanno portato all’estremo alcune attività operative, per tentare di salvare il maggior numero di vite. Abbiamo gioito quando questo è avvenuto e ci siamo rattristati quando non ce l’abbiamo fatta. Ma si è lavorato incessantemente». «Ora – ha aggiunto – occorre lavorare di più sullaconsapevolezza del rischio, per avere sistemi più performanti: bisogna migliorare complessivamente il sistema perché deve funzionare l’intera filiera». Di più non era possibile fare.

«Sono state operazioni – ha detto il direttore centrale delle emergenze dei Vigili del fuoco, Giuseppe Romano, rispondendo indirettamente anche a chi polemizza sui ritardi nei soccorsi – tra le più complesse che abbiamo mai gestito: il crollo di un edificio di quattro piani sotto una valanga in uno scenario di terremoto, con l’impossibilità di arrivare sia via terra, sia via aria e con le comunicazioni difficili. I vigili hanno lavorato 25-26 ore di seguito, parlando con le persone vive e facendo loro vedere la luce della torcia, infilandosi in buchi di 30 centimetri».

Adesso la parola passa all’inchiesta della procura di Pescara, che sta procedendo nella raccolta di documenti e nelle audizioni dei testimoni. A emergere tra i tanti elementi il fatto che la regione Abruzzo avesse unpiano valanghe (nel quale le aree a rischio si vedono sospese l’edificazione e la realizzazione di impianti produttivi e residenziali) solo per una piccola parte del proprio territorio. Purtroppo tra queste non c’era la zona di Farindola: un’omissione fatale perché non solo l’hotel era costruito su detriti di precedenti slavine, ma probabilmente l’area era stata soggetta a valanghe anche in tempi relativamente recenti. A sostenerlo l’associazioneambientalista abruzzese H2O che ha inviato un esposto alla procura di Pescara a sostegno della tesi che nella zona ci sarebbe stata una valanga nel 1936.

Per dimostrarlo la sigla esibisce una foto del 1946 nel quale il canalone sovrastante il Rigopiano mostra sul versante sinistro una larga area disboscata, con pochi arbusti. E una foto del 1954 che mostra quello che appare un conoide di recente formazione alla foce del canalone, mentre immagini del 1975 e 1985 mostrano una copertura boschiva via via più fitta. Toccherà all’inchiesta stabilire se quella costruzione sarebbe dovuta essere vietata, o sottoposta a divieto d’uso invernale.

Nel frattempo da Bruxelles arriva una doccia fredda. Il commissario europeo Pierre Moscovici ha infatti gettato ieri acqua gelida su chi sperava in una nuova apertura sul fronte delle spese eccezionali per i disastri naturali sofferti tra il 2016 e il 2017. «La Commissione Ue – ha sostenuto Moscovici – ha già dimostrato che è al fianco dell’Italia e lo sarà sempre, ma le nuove spese per i nuovi terremoti non entrano nella discussione in corso».

 

http://www.quotidiano.net/cronaca/rigopiano-news-1.2849693

 

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