I 15 anni di Putin, tra compromessi e mediazioni

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Nel 2000 prendeva il potere a Mosca. Dipinto come un despota, in realtà è stato costretto a mediare. Tra militari e oligarchi, veri detentori del potere.

Tra la fine di marzo e l’inzio di maggio del 2000 Putin prese ufficialmente il timone della Russia: prima con le elezioni del 26 marzo, vinte al primo turno con il 53% dei consensi, poi il 7 maggio con l’inaugurazione ufficiale al Cremlino.
Da allora Vladimir Vladimirovich gestisce le questioni del Paese più vasto del mondo, descritto spesso e volentieri in Occidente come un potentissimo zar, detentore di un potere illimitato e assoluto, nel bene e soprattutto nel male.

A casa propria il capo di Stato è visto come l’uomo forte che nei passati 15 anni ha risollevato la Russia dal baratro in cui era caduta dopo il crollo del comunismo e l’anarchico decennio sotto Boris Eltsin, anche se l’immagine è più differenziata rispetto alla prospettiva di Bruxelles o di Washington.
PUTIN AL VERTICE DI UNA STRUTTURA COMPLESSA. La verità è che sia “superman” Putin sia la cosiddetta “verticale del potere” costruita partendo dalla poltrona del Cremlino rappresentano solo in parte una realtà più complicata e variegata: se all’esterno ogni mossa della Russia al suo interno e sulla scacchiera internazionale sembra pendere dal volere dello zar, le leve nella stanza dei bottoni non sono in mano a una sola persona, ma il processo decisionale è un po’ più articolato.
L’establishment russo non è una struttura monolitica e granitica, è piuttosto un complesso a più livelli e settori al cui vertice sta naturalmente Vladimir Vladimirovich. La sua funzione è quella dell’arbitro e del moderatore dei vari interessi dei gruppi che gravitano intorno al Cremlino.
DAL KGB ALLA SUCCESSIONE DI ELTSIN. La Russia è gestita insomma da una sorta di Politiburo 2.0 in cui Putin ha in sostanza la parola finale, influenzato a seconda del momento dagli uni o dagli altri, falchi o colombe, militari o tecnici, conservatori o liberali che dir si voglia.
La questione non è certo nuova, ma ha le radici nel periodo antecedente all’arrivo di Putin alla presidenza, quando l’ex agente del Kgb fu di fatto selezionato per il ruolo di primo ministro e poi designato alla successione da Eltsin.

http://www.lettera43.it/esclusive/i-15-anni-di-putin-tra-compromessi-e-mediazioni_43675164889.htm

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