I falchi tedeschi sono più preoccupati dello spread italiano che del coronavirus

falchi tedeschi continuano a pensare in una situazione di pandemia mondiale più allo spread dei BTP rispetto ai Bund decennali che alle conseguenze sanitarie e sociali sulla popolazione della epidemia del coronavirus nell’eurozona, la peggiore dai tempi della cosiddetta epidemia Spagnola. Dopo l’infausta uscita (“la Bce non si occupa degli spread“) della neo presidente francese della Bce, Christine Lagarde che secondo il presidente del Parlamento europeo David Sassoli si sarebbe scusata per il grave errore commesso durante l’ultimo Consiglio europeo dopo averlo fatto anche direttamente con alcuni politici europei, ora tocca al giornale finanziario tedesco Handelsblatt tornare a suonare la grancassa contro l’Italia con una notizia da Bruxelles basata su vaghe indiscrezioni di partecipanti all’incontro secondo cui l’Italia avrebbe chiesto durante il Consiglio di usare i soldi del Fondo salva stati (ESM) per contrastare gli effetti economici del Covid 19.

L’articolo di Handelsblatt dimostra che i falchi tedeschi sono sempre ossessionati soprattutto dello spread italiano in un momento in cui tutti gli organismi europei dovrebbero coordinare una risposta prima sanitaria e poi economica comune di fronte alla tempesta e alle previsioni di coloro che prevedono recessioni pesanti per tutte le economie ipotizzando alcuni una crescita globale a zero nel 2020. L’America di Donald Trump starebbe varando un piano di aiuti fiscali da mille miliardi di dollari dopo che la politica monetaria ha reagito in modo aggressivo con tasi a zero e ripresa del Qe.

In questo quadro sempre secondo Handelsblatt l’Italia avrebbe chiesto nel corso dell Consiglio la possibilità che il MES possa erogare prestiti senza condizionalità. Il quotidiano tedesco riporta anche la proposta italiana di dare una risposta coordinata per affrontare le conseguenze economiche della crisi del Covid 19. L’Italia avrebbe perorato all’Eurogruppo di lunedì attraverso il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri l’idea che i Paesi dell’euro dovrebbero riunirsi e fornire una “risposta fiscale forte e coordinata alla crisi”. Ma dal chiedere una risposta coordinata tra paesi dell’eurozona, magari mettendo in campo l’uso dei fondi del MES (a cui l’Italia contribuisce come terzo paese finanziatore dell’area euro) è cosa ben diversa dal chiedere prestiti.

Eppure il tono dell’articolo è un po’ allarmante sul tema così da dare spazio ai timori dei falchi tedeschi di fronte allo spread piuttosto che alla pandemia.
Non a caso sempre Handelsblatt ha raccolto anche le perplessità di Olaf Scholz, ministro socialdemocratico tedesco delle Finanze sull’utilizzo del Mes. “Ogni dibattito sull’utilizzo del meccanismo europeo di stabilità (Mes) per aiutare i paesi fortemente impattati dalla crisi del coronavirus è prematuro“, ha detto il ministro delle Finanze tedesco sempre al quotidiano tedesco Handelsblatt. Il ministro poi ha aggiunto he l’esistenza stessa del Mes, creato durante la crisi del debito della zona euro subentrando allo EFSF, “ha contribuito alla stabilità in quanto può essere usato in qualsiasi momento e ha un’enorme potenza di fuoco”.Dunque prematuro ma non escluso come è ovvio che sia.

Le previsioni degli economisti sugli effetti del Coronavirus

Lo spread italiano ha toccato quota fino a 280: colpa dell’estrema volatilità dei mercati azionari, ma anche dello scenario economico duro che si apre per l’Italia colpita dal coronavirus, con un 2020 che rischia di chiudersi – secondo gli economisti – con un Pil in calo anche del 3-6%. E un debito in salita. Il differenziale Btp-bund a dieci anni, agli inizi di gennaio, viaggiava intorno a 150. Oggi è oltre un punto percentuale in più, che riflette un rendimento del Btp a dieci anni passato dall’1,4% previsto dalla legge di bilancio, al 2,4% circa di oggi.

Per i conti pubblici, nell’orizzonte di un anno, il costo maggiorato per finanziare il debito è poco meno di tre miliardi di euro, stima Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani presso l’Università Cattolica di Milano nonché ex responsabile del FMI.

Cifra che in altri tempi avrebbe un impatto: oggi, di fronte alle grandezze degli interventi economici del governo per arginare la crisi da impatto del coronavirus – 25 miliardi solo nell’ultimo pacchetto – rappresenta un aggravio del quadro di finanza pubblica che è poca cosa. Perché lo tsunami economico che il virus comporterà rischia di scombussolare in misura rilevante la traiettoria del debito pubblico italiano. Nel quadro di una probabile recessione globale ed europea, Goldman Sachs stima un Pil italiano in calo del 3,4% quest’anno.

Lorenzo Codogno, di Lc Macro Advisors, dice che non si può escludere un calo del Pil “di oltre il 6%” con debito che supererà il 150% del Pil. I timori sulla sostenibilità del debito italiano, insomma, rischierebbero di riaffacciarsi.

Alimentando il vecchio circolo vizioso fra sostenibilità del debito e spread che sale. Ecco perché è importante che ci sia una azione coordinata a livello europeo e chi ha più spazio di manovra, la Germania, lo usi come aveva raccomandato Mario Draghi nel suo ultimo discorso in Parlamento europeo da governatore della Bce.

Tutto è appeso agli interventi europei complessivi e sulla posizione che la Bce terrà in momenti così difficili in cui la Fed abbassa a zero i tassi e riprende il QE. L’attenzione tornerà dunque sulla Bce, sulla sua presidente e sui suoi acquisti di bond e del Fondo salva-stati Mes, non necessariamente avendo come obiettivo solo i paesi del sud Europa e quindi l’Italia.

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