I MISTERI DELLA DIVINA COMMEDIA

Ipotizziamo di essere professori liceali…entriamo per la prima volta nella nostra classe con volume dell’Inferno di Dante ancora incelofanato. Poniamo la prima domanda ai nostri studenti: “Chi è Dante?” La risposta che otterremo è “un folle fumato che inventava cose senza senso” (e ho deciso di edulcorare l’espressione che altrimenti sarebbe decisamente più volgare. Questa risposta, che otterremo probabilmente anche al termine del normale ciclo di studi, non è colpa tanto degli alunni, quanto degli insegnanti che non hanno saputo far comprende realmente l’importanza che ha rivestito il grande poeta fiorentino nella letteratura e nella cultura italiana.

Il Linguaggio della Divina Commedia

Dante Alighieri scrive la sua opera magna la “Commediautilizzando un linguaggio ricco di simbologie e allegorie di grande impatto e attualità. Sono molte le terzine che trovano un pronto riscontro nella crisi culturale, politica, sociale che stiamo vivendo ormai da anni; ed è ancora più incredibile se pensiamo che il testo è stato scritto nel Medioevo in un momento in cui la Chiesa usava un vero e proprio “macete” culturale per togliere dalla circolazione tutti quei testi che ne potevano minare il dominio sulle menti e sulla vita quotidiana. Non a caso, Dante così come altri compagni d’arte, apparteneva ai Fedeli d’Amore, una sorta di setta poetica i cui testi erano scritti con codici e metafore proprio per essere compresi da menti “eccelse”, menti che avevano gl’intelletti sani.

I piani di lettura della Divina Commedia

Concentrarsi solo sul testo spiegando le singole figure retoriche, la vita dei personaggi non serve assolutamente a nulla. L’alunno liceale deve avere in Dante il proprio Virgilio, deve comprenderlo adeguatamente e deve immedesimarsi nello spirito del testo: perché ad esempio non assegnare un personaggio a un alunno? La Commedia si legge su tre piani diversi: lo so, molti accademici letterati e baroni universitari mi lanceranno strali, ma credo, dopo anni di ricerche, di essere sicuro sul fatto che il testo dantesco ha insito vari significati e punti di vista:
  • un piano allegorico
  • storico
  • esoterico-alchemico

 

Ebbene si…soffermiamoci un istante ad esempio sui colori dei tre gradini prima dell’ingresso al monte del Purgatorio: essi sono bianco, rosso e nero colori che, insieme all’oro e all’argento della serratura del grande portone rappresentano il percorso di Dante verso la Grande Ricerca Alchemica. Non a caso il viaggio di Dante segue il VITRIOL alchemico: la forma dell’inferno è quella di un ventre femminile dove ci si purifica e si rinasce salendo la “montagna” per arrivare alla candida Rosa che rappresenta l’incontro con Dio. Sarà forse un caso che il sigillo della Porta Alchemica abbia proprio in se il disegno dantesco?
Fonte immagine Wikipedia, Autore Sailko
Se poi vogliamo far scoppiare la mente ai baroni universitari, azzardo l’ipotesi che Dante fosse un templare…si…avete capito bene: la critica a Filippo il Bello
Veggio il novo Pilato sì crudele, 
che ciò nol sazia, ma sanza decreto 
portar nel Tempio le cupide vele.
è un palese appoggio al Tempio (che con la T maiuscola indica l’ordine del Tempio, i Templari) che unitamente il farsi accompagnare da San Bernardo in Paradiso diventa la prova lampante che il poeta fiorentino era legatissimo spiritualmente ai Cavalieri Templari. Non ci sono scuse, Dante non era un poeta come tutti gli altri, era una mente brillante e illuminata in grado di scardinare con le figure retoriche le più forti convinzioni e dogmi culturali del periodo. Se avete ancora dubbi ricordate le parole dell’Ulisse Dantesco “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza“.
http://www.sguardosulmedioevo.org/2016/02/i-misteri-della-divina-commedia.html?m=1
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