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IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 131

DiPietro Sciandra

Mag 1, 2017

Capitolo 131

Roma, 6 febbraio 1888

Caro diario, oggi sono meno malinconico rispetto a ieri, anche se ogni tanto penso ai miei genitori. Dalla morte dei miei genitori avevo deciso di pensare solo a me stesso e di calpestare chiunque si fosse intromesso nei miei affari. Dovevo pensare a difendermi da tutto e da tutti; essendo rimasto solo al mondo. Anche se vivevo con i miei zii per i primi tempi, dopo alcuni anni cominciai a dirigere la mia villa ed i miei servitori. Quando mi sento nostalgico e mi mancano tanto i miei genitori, mi metto a leggere dei libri di storia, perché non mi piacciono solo la scienza, l’arte e la letteratura, ma anche la storia. Studiando la storia, mi sento in qualche modo vicino ai miei genitori, essendo vissuti in quel determinato tempo storico, la terza guerra d’indipendenza. Io sono nato il 16 gennaio nel 1848, l’anno dello scoppio della prima guerra d’indipendenza. Quando invece scoppiò la seconda guerra d’indipendenza nel 1859, io avevo solo 11 anni e ricordo solo terrore e fughe.”

Io sono Pietro Sciandra; ed interrompo la lettura del diario per aprire una lettura sulla terza guerra d’indipendenza:

-La crisi sociale ed il brigantaggio:

Infatti, poiché il governo era ricorso abbondantemente a prestiti stranieri (soprattutto francesi) nel 1866, in un momento di gravissima crisi economica, lo Stato rischiò la bancarotta. Allora il ministro delle finanze Quintino Sella, per conto del governo, svendette a speculatori e a proprietari terrieri gran parte delle terre demaniali ereditate dai vecchi Stati e dei beni ecclesiastici espropriati. Non bastando questa misura, diede un giro di vite fiscale di asprezza senza precedenti che colpiva con le imposte indirette le masse popolari. Infine nel 1868 introdusse l’odiosa tassa sul macinato, applicando un contatore ai mulini: in sostanza una tassa sul pane. Le manifestazioni di protesta che scoppiarono nell’Italia settentrionale furono stroncate con 250 morti. Ma ben più tragico fu il bilancio della endemica rivolta contadina nelle campagne del Mezzogiorno, con cui si manifestò tutta la gravità della emergente questione meridionale.

I ceti popolari delle città e le masse rurali, che con l’unità del paese avevano sperato per un momento nel miglioramento della loro condizione, si trovarono ricacciati nelle antiche servitù sociali e anzi videro aggravarsi la loro situazione con tasse esose e il servizio militare obbligatorio imposti dal nuovo Stato.

La rivolta contadina nel Mezzogiorno prese allora le forme tradizionali del brigantaggio, spesso strumentalizzato dai borbonici e dai clericali che alimentarono le proteste dei contadini contro le autorità piemontesi e che pure rappresentò una vera e propria guerriglia popolare contro un esercito di occupazione di 100.000 uomini, con parecchie migliaia di vittime, arresti e villaggi rasi al suolo per sospetta complicità coi “briganti”. Talvolta la rivolta toccò anche le città e a Palermo (Italia) fu sanguinosamente repressa un’insurrezione popolare scoppiata nel settembre 1866.

Ora riprendo il racconto del diario di Maurizio Belmonte…

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