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Si stima che nel mondo esistano oltre 2 milioni di comuni, ma del 99% di questi ignoriamo completamente l’esistenza. Solo in Italia, stando alle stime del gennaio 2016, ci sono 8003 comuni, la maggior parte sotto i 30.000 abitanti, ma veniamo a sapere di loro solo in caso di catastrofi o morti estremamente violente. Immaginate ora che vi parlerò un paesino di 1.200 anime nello stato dello Iowa…
Villisca è un ameno paesino nel sud-ovest dello stato dello Iowa ed oggi sarebbe pressochè dimenticato da gran parte della popolazione americana ( figuriamoci noi!) se non fosse per la strage che segnò la cittadina nel 1912.
Se provate a fare qualche ricerca in rete su Villisca troverete una riga di informazioni sulla cittadina e intere pagine su quel terribile evento: sembra proprio che ( come succede spesso in quei paesini sconosciuti che salgono sulle cronache) quel fatto abbia segnato a tal punto Villisca da diventarne un “marchio” indelebile negli anni. Io però non sto solo per parlarvi di un pluriomicidio, ma di un mistero profondo che avvolge tuta la vicenda e addirittura di fantasmi legati alla casa dove avvenne il fattaccio.
Ma andiamo ai fatti.
Era il mattino del 10 giugno del 1912 e se oggi ci sono 1.200 abitanti a Villisca, allora credo fossero sui 300, tutti conoscenti, molti amici e la maggior parte del paese si componeva di un piccolo centro abitato attorno all’attuale chiesa. Come si usava al tempo le case si lasciavano per lo più per i lavori nei campi e spesso le massaie restavano a casa ad accudire i figli e fare le faccende di casa.
Anche per la famiglia Moore era così: una famigliola composta di 6 persone, molto conosciuta ed apprezzata da tutti, che le vicine di casa ogni mattina andavano a trovare per scambiare due parole con Sarah Montgomery, madre di 4 figli ancora molto piccoli.
Quel mattino però una vicina si accorse di uno strano silenzio in casa e decise di indagare. Erano appena le 5 del mattino, ma Josiah B Moore, il capofamiglia, era solito essere già in piedi a quell’ora e pronto ad iniziare un’altra dura giornata nei campi: spesso anche i bambini più piccoli si svegliavano e le loro voci erano chiaramente udibili da tutto il vicinato. Tutte le mattine , tranne quella..
Ad accorgersi di quello strano silenzio fu Mary Peckham, vicina di casa dei Moore, che essendo di indole mattiniera era già in cortile a stendere i panni. Nessuna luce accesa, nessun rumore proveniva dalla casa dei vicini, ma pensò che stessero ancora dormendo dopo la festa che avevano dato la sera prima per la loro figlia Mary Katherine, di 10 anni. In realtà era stato per lo più un piccolo ritrovo con altri bambini del luogo, che i genitori andarono a riprendere la sera del 9 verso le 21. A casa dei Moore restarono a dormire due piccole ospiti, Ina Mae (8 anni) e Lena Gertrude (12 anni) figlie della famiglia Stillinger.
Erano ormai le 7 del mattino e la signora Peckham iniziò a preoccuparsi del fatto che i vicini erano troppo silenziosi e che ancora non c’era nessuna luce accesa in casa. Normalmente a quell’ora tutti i membri della famiglia erano in piedi e stavano già sbrigando le loro faccende mattutine, così la donna decise di andare a bussare alla porta dei vicini.
Nessuno rispose e dopo aver bussato diverse volte abbassò la maniglia della porta, che però era chiusa a chiave. La Peckham allora andò alcune case più avanti a chiamare Ross Moore, fratello di Josiah e aiutante della famiglia, e lo informò dell’insolita situazione. L’uomo andò assieme alla donna a casa dei Moore, ma non ebbe risposta nonostante gridasse loro di aprire la porta. Alla fine decise di aprire la porta d’ingresso con una copia delle chiavi di casa.
La signora Peckham rimase ad attendere in veranda e Ross Moore entrò in salotto. Trovandolo insolitamente vuoto si diresse verso la stanza degli ospiti e aprì la porta. Lì trovò sul letto i corpi senza vita di Ina e Lena Stillinger. A quel punto l’uomo chiese a Peckham di chiamare Hank Horton, lo sceriffo, che arrivò poco dopo, e lui uscì di casa per non inquinare eventuali prove.
Lo sceriffo visitò tutta la casa e quello che trovò fu agghiacciante: le due ospiti portavano sul corpo il segno di numerosi colpi da taglio. L’arma del delitto fu ritrovata nella stanza degli ospiti ed era un’ascia da boscaiolo appartenente a Josiah.
Dalla ricostruzione effettuata sul luogo si giunse ad una probabile sequenza degli eventi: tra la mezzanotte e la 4 del mattino l’assassino (o gli assassini) iniziò il massacro dalla camera matrimoniale, dove Josiah e Sarah stavano dormendo. A Josiah furono inferti più colpi di ascia rispetto a tutti gli altri e l’assassino sembrò infierire sul suo volto devastandolo fino a far fuoriuscire gli occhi dalle orbite.
Dopo aver ucciso la coppia di adulti si diresse nella stanza dei loro figli Herman (11), Katherine (10), Boyd (7) e Paul ( 5) e li uccise tutti nel sonno colpendoli alla testa con l’ascia. Si diresse poi nella camera degli ospiti, che stranamente era più vicino all’entrata posteriore da cui si presume che entrò, e terminò la strage con le due bambine, Ina Mae e Lena Gertrude. Infine salì al piano superiore e probabilmente uscì dalla finestra arrampicandosi sull’albero in giardino ( anche questa cosa fece molto scalpore, dato che non preferì una delle comode uscite al piano terra).
Dalle indagini risultò che al momento della morte tutte le vittime tranne Lena Stillinger dormivano. La bimba cercò di reagire e fu trovata sdraiata di traverso sul letto e con una ferita da difesa sul suo braccio. Molto probabilmente Lena venne anche molestata perchè venne trovata priva di indumenti intimi.
Molti furono i sospettati dell’atroce delitto, tra cui il reverendo George Kelly che più volte aveva mostrato imbarazzanti attenzioni nei confronti delle ragazzine che frequentavano la chiesa e le giovani donne del paese; lo stesso Kelly in un primo tempo si auto accusò del delitto, poi ritrattò il tutto. Le parole dell’uomo furono dichiarate inattendibili poichè soffriva di schizofrenia e poco tempo dopo fu ricoverato nel manicomio nazionale di Washington.
Un altro sospettato fu William Mansfield, di cui più tardi si scoprì che aveva ucciso con le stesse modalità sia la moglie, il suo bambino appena nato, il padre, la madre e la suocera, esattamente due anni dopo l’omicidio della famiglia Moore. Purtroppo però non ci fu mai la prova regina che lo collegasse alla morte della famiglia Moore, sopratutto per il fatto che al tempo del massacro si trovava in Illinois.
Altri particolari che vennero fuori dalle indagini furono che tutti gli specchi della casa erano stati coperti con delle lenzuola e che ai piedi di ogni letto era stata lasciata una lampada spenta. In cucina fu ritrovato un catino dove l’assassino si era lavato, nonostante indossasse guanti per non lasciare le proprie impronte. Le pareti e il soffitto erano ricoperti di sangue e tutte le finestre erano state coperte da tende e indumenti appartenenti ai Moore. A tutte le vittime era stato coperto il volto con un panno e sul tavolo della cucina fu trovata una pentola piena d’acqua insanguinata e un piatto con gli avanzi di un pasto.
Un particolare piuttosto bizzarro fu che vicino all’ascia insanguinata usata per la strage venne trovata una fetta di bacon e una uguale nel frigorifero.
Ad oggi non si è giunti a capire chi abbia perpetrato un tale massacro e il perchè: il caso della strage di Villisca è destinato a non avere un colpevole, nonostante si mobilitò persino l’FBI.
La cosa finirebbe qui se non fosse per alcuni fenomeni paranormali che aleggiano attorno all’abitazione e l’hanno caratterizzata negli ultimi decenni: tutti i proprietari che si sono susseguiti in questa casa hanno riferito di visioni spettrali di un uomo con un’ascia, urla di bambini che piangono, e rumori inspiegabili provenienti dalla cantina.
Nel 1994 Darwin e Martha Linn acquistarono la casa e la trasformarono in un“museo” aperto a curiosi e appassionati del mistero. Per i più coraggiosi mettono anche a disposizione le camere per un pernottamento da brivido.

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Il massacro di Villisca

 

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