Il mistero sull’ingresso del virus. “Non ha ancora perso potenza”

Il ceppo tedesco, l’ipotesi della diffusione prima del 21 febbraio. È partito tutto da Codogno?

La “convivenza col virus” avrà più di una sfaccettatura. Dovremo imparare ad andare in spiaggia senza contagiarci, ma pure a districarci tra studi, ipotesi, ricerche di illustri scienziati su come sia arrivata l’infezione in Italia e quando sia davvero esplosa.

Sul tema non tutti gli studiosi concordano e le ricerche ormai si sprecano. L’ultima in ordine di tempo è quella del professor Massimo Galli, dell’ospedale Sacco di Milano, secondo cui Sars-Cov-2 sarebbe atterrato a Codogno, o comunque nel basso Lodigiano, proveniente dalla Germania. Per poi espandersi nel resto del Belpaese fino ad oggi, senza ancora aver perso la sua forza virale.

Secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano, infatti, sarebbe “scientificamente provato che la prima e unica porta di entrata” del virus “sia stata” propio la zona di Codogno. L’equipe del prof. Galli ha analizzato 50 sequenze complete di virus provenienti da tutte le regioni e le zone della Lombardia, scoprendo che tutte riconducono ai tre ceppi isolati all’inizio nei primi pazienti lodigiani. “Ogni sequenza di Rna virale è stata ripercorsa segnando passo dopo passo gli errori di replicazione di SarsCov2 – scrive il Fatto – Un viaggio a ritroso che termina attorno al 26 di gennaio, data in cui si nota il primo errore di replicazione”. Sarebbe questa la giornata in cui il virus arriva in Italia, dimostrato anche dal fatto che il boom di accessi negli ospedali sia avvenuto intorno .Data di insorgenza dei sintomi nei primi casi positivi

Su questo punto non tutti concordano. La data del 26 gennaio viene indicata anche da una analisi della task force della Regione Lombardia, che si è basata sui ricordi dei pazienti risultati positivi al tampone. A loro è stato chiesto di ricordare l’insorgenza dei primi sintomi e molti hanno segnalato una data antacedente al 21 febbraio, cioè quando è esploso il caso di Codogno. Almeno 1.200 lombardi ricordano di aver iniziato a sentire febbre, tosse e malessere generale ben prima del “paziente 1”. Secondo il Corriere, però,la data indicata nel report sarebbe un “arrotondamento”, una sorta di “giorno convenzionale” da assegnare a tutti coloro che collocavano l’inizio dei sintomi molto indietro nel tempo. Un altro studio, infatti, rivelato del Giornale.it, racconta di un virus già attivo dall’inizio di gennaio e che inizia ad avere casi più consistenti il 24 febbraio per poi crescere nei primi giorni di febbraio.Distribuzione geografica dei casi (date di insorgenza dei sintomi) in Lombardia

Quella ricerca, pubblicata da epidemiologi e tecnici della task force, ha collocato i primi focolai non nel Lodigiano ma in altre zone della Lombardia. “Se il focolaio fosse stato Codogno – ci aveva rivelato una fonte interna al gruppo di esperti – penso che saremmo riusciti a bloccarlo. Invece una cosa che ormai ci è chiara, ma in quei giorni lo era un po’ meno, è che la nostra velocità di analisi della catena di contagio era insufficiente rispetto a quella del virus”. La domanda a questo punto è un’altra: chi lo ha portato in Italia? Secondo lo studio del prof. Galli, il virus non sarebbe arrivato dalla Cina ma dalla Germania. In Baviera, intorno al 22 gennaio, sarebbero stati individuati i primi casi di Covid-19. Si tratterebbe di un focolaio esploso all’interno di una società tedesca, la Webasto con sede a Stockrof, dove il contagio sarebbe arrivato per mezzo di una donna di Shanghai incontrata ad un meeting. Quel tipo di ceppo sarebbe simile ad altri ritrovati in Finlandia e America latina, ma soprattutto a quelli poi scovati a Codogno, Alzano, Nembro e Vo’ euganeo.

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/mistero-sullingresso-virus-e-non-ha-ancora-perso-potenza-1863138.html
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