IL MITICO REGNO PERDUTO DI SHAMBHALA

Shambhala, che in sanscrito significa “luogo di pace” o “luogo del silenzio”, è una terra leggendaria descritta in molti testi antichi, tra cui il “Kalachakra Tantra” e le antiche scritture della cultura Zhang Zhung che precedettero il buddismo tibetano del Tibet occidentale.

Secondo la leggenda, Shambhala sarebbe un regno mistico e misterioso nascosto da fitte nebbie tra le montagne più elevate dell’Himalaya, a cui solo i puri di cuore possono accedere, un luogo eterno e protetto in cui predominano pace, quiete e felicità incontaminate, un paradiso sulla terra in buona sostanza.

 

Rappresentazione artistica di Shambhala

Essa sarebbe circondata da montagne innevate e percorsa a nord dal fiume Sita.

Shambhala viene anche soprannominata “la terra dei mille nomi” poiché nel corso della storia è stata chiamata in diversi modi da molti antichi popoli.

Infatti, oltre che i tibetani anche russi, cinesi e indiani tramandano tradizioni simili riguardo all’esistenza di un’antichissima dimora che sarebbe abitata da uomini e donne perfetti, che vivono in costante presenza di energie di un altro mondo.

Tra i soprannomi più noti di Shambhala troviamo “la terra proibita”, “la Terra dalle acque bianche”, “la Terra degli spiriti radianti”, “Terra del Fuoco vivente”, “Terra degli Dei viventi” e “Terra delle Meraviglie”.

Gli indù la chiamano “Āryāvarta” (una terra che sarebbe abitata dagli ariani), i cinesi la conoscono come Hsi Tien, “il Paradiso Occidentale di Hsi Wang Mul”, e per gli antichi russi è nota come “Belovoyde”.

In tutta l’Asia è meglio conosciuta con il suo nome derivato direttamente dai testi sanscriti, ovvero Shambhala, Shamballa o Shangri-la.
La leggenda di Shambhala è antichissima di migliaia di anni e i riferimenti che ne attestano l’esistenza possono essere trovati in vari testi antichi.
Le Scritture Bön ad esempio descrivono un vasto territorio chiamato Olmolungring che comprendeva diversi regni, tra cui proprio Shamhala.
I testi indù come il “Vishnu Purana” menzionano Shambhala come il luogo di nascita di Kalki, l’incarnazione finale del dio Vishnu, che secondo antichissime profezie guiderà in futuro l’umanità verso una nuova età dell’oro.
Il mito buddista di Shambhala è considerato un adattamento di un mito ancora più antico dell’induismo.

Tuttavia Shambhala viene più volte menzionata all’interno della raccolta di pratiche e insegnamenti buddisti tibetani del “Kalachakra”.
“Kalachakra”, che significa “ruota del tempo”, è un termine usato nel buddismo Vajrayana.
Viene generalmente utilizzato per indicare un insieme complesso di pratiche e di insegnamenti nel buddismo tibetano (detto anche buddismo vajrayana, o anche buddismo tantrico, Tantrayana o “Via del Diamante”, che delle tre categorie buddiste è quella più esoterica).
Si dice che fu Shakyamuni Buddha ad insegnare il Kalachakra proprio su richiesta del re Suchandra di Shambhala.

Come per altri concetti descritti nel Kalachakra, Shambhala potrebbe avere molti e differenti significati, che potremmo riassumere in “esterni”, “interni” ed alternativi.

Il significato “esterno” considera Shambhala come un luogo fisico, reale, tangibile, raggiungibile però soltanto da individui dotati dalle più alte virtù e in possesso di un karma puro.

 

Concept art di Shambhala dei Naughty Dog per il videogioco “Uncharted 2”

I significati “interiori” e “alternativi” invece rappresentano concetti molto più sottili e porrebbero il regno di Shambhala nei termini di una realtà eterea e spirituale.

Queste due ultime accezioni sono considerate generalmente come simboliche ed esoteriche e sono trasmesse attraverso insegnamenti orali da maestro ad allievo.
Il terzo “Panchen Lama” Losang Jetsun Yeshe (1738-1780) ad esempio scrisse una guida che indicava come raggiungere Shambala intitolata “La via per Shambala” (Shambala i lam-yig).

In questo particolare scritto si legge che per recarsi in questa misteriosa terra con il proprio corpo fisico si dovrebbe possedere un karma positivo e una mente sottile dotata di chiaroveggenza, sostenuta da una buona conoscenza del sentiero “tantrico”.
Se così non fosse, allora chi cercherà di cimentarsi nell’impresa dovrà temere i demoni e gli spiriti guardiani (yaksa e naga) ed altre creature terrificanti posti alla sua protezione che potrebbero anche ucciderlo.

L’attuale Dalai Lama a proposito dell’ubicazione di Shambala ha suggerito che, sebbene si trovi su questo pianeta e sia un luogo reale e fisico, potrebbe essere raggiunto direttamente solo da colui che è dotato di una mente e di un karma puri (i puri di cuore e di anima appunto).
Ci sono anche riferimenti occidentali alla ricerca di Shamhala e uno di questi risale agli inizi del I secolo d.C., fornito da una testimonianza diretta del filosofo ellenico Apollonio di Tiana per via del viaggio che fece in India e riportato nella sua biografia “Vita di Apollonio di Tiana” dello storico greco Lucio Flavio Filostrato.

Apollonio descrive nei suoi resoconti di essersi trattenuto per diversi mesi in un paese ai confini dell’Himalaya dove sarebbe venuto in contatto con “uomini estremamente saggi che hanno il dono della preconoscenza” e dai quali rimase particolarmente colpito per i traguardi scientifici e mentali che avevano raggiunto i suoi abitanti, al punto che si limitò ad annuire stupito quando il loro re gli disse: “Chiedici quel che vuoi, poiché ti trovi tra persone che sanno tutto”.

LA PROFEZIA DI SHAMBHALA

Il re Kalki combatte contro gli uomini malvagi per salvare l’umanità

Il concetto di Shambhala svolge un ruolo importante negli insegnamenti religiosi tibetani e ricopre una particolare rilevanza nella mitologia tibetana per quanto riguarda il futuro dell’intera umanità.

Secondo Il Kalachakra attualmente a Shambala sta regnando il ventunesimo Kulika (“re”). La profezia dice che durante il regno del venticinquesimo Kulika il nostro mondo verrà travolto da un conflitto di proporzioni gigantesche, preceduto da grandi carestie, epidemie e disastri naturali di ogni tipo.

Durante quest’epoca l’umanità perderà quasi completamente il senso della spiritualità, essendo in vigore unicamente la legge del più forte e del materialismo spinto.

Allora i “barbari” che seguiranno queste ideologie saranno uniti da un malvagio despota e, quando non ci sarà più niente da conquistare, le fitte nebbie si solleveranno e riveleranno le montagne innevate di Shambhala.

I barbari allora attaccheranno il regno di Shambhala (l’unico luogo puro e intatto rimasto in un mondo avvolto dalle tenebre più oscure) con un esercito dotato di armi terrificanti.

Sarà allora che il regno di Shamhala sarà costretto a rivelarsi per salvare l’umanità.
L’esercito guidato dal Rudrachakrin (l’imperatore universale, chiamato anche “il Re del mondo”) uscirà dai confini del magico regno per affrontare in guerra il malvagio esercito.

Il segno dell’avvenimento verrà dato da “grandi ruote di ferro che scenderanno dal cielo”: queste saranno le terrificanti armi di Shambala (si tratterebbe di Ufo?).

I cruenti combattimenti avverranno nei pressi della Mecca, in Persia (Iran) e in Turchia.
Verranno usati mezzi bellici molto potenti e sofisticati, e alla fine Shambala avrà la vittoria.
Sotto la guida del suo sovrano, che in profonda meditazione creerà un esercito irresistibile accompagnato dalle reincarnazioni di molti importanti maestri del mondo antico, gli avversari verranno sconfitti definitivamente.

Si narra anche che tutti coloro che avranno ricevuto l’iniziazione attraverso gli insegnamenti del Kalachakra faranno parte dell’esercito di Shambala e insieme, oltre che a salvare il mondo, lo trasformeranno in un nuovo paradiso, inaugurando così di una nuova e duratura “Età dell’oro”.

Anche se il Kalachakra profetizza una guerra futura, ciò appare in contrasto con i voti e gli insegnamenti buddisti che proibiscono l’uso della violenza.
Ciò ha portato alcuni teologi ad interpretare la guerra solo “simbolicamente” in quanto il Kalachakra non sosterebbe mai l’uso della violenza contro le persone ma piuttosto si riferirebbe ad una battaglia spirituale, interiore, del praticante religioso contro le tendenze malvagie insite nell’uomo.

IL LUOGO IN CUI SI TROVEREBBE SHAMBHALA

Le montagne dell’Himalaya dove secondo alcune leggende sarebbe situata Shambhala

Nel corso della storia numerosi esploratori e ricercatori di saggezza spirituale hanno intrapreso spedizioni e missioni alla ricerca del paradiso perduto di Shambhala, e mentre molti hanno sostenuto di essere stati lì (come nel caso di Apollonio e di alcuni soldati dell’esercito nazista tedesco all’epoca di Hitler) nessuno ha però fornito prove della sua esistenza o è stato in grado di individuarne la posizione fisica su una mappa.

Tuttavia la maggior parte dei riferimenti collocano Shambhala nelle regioni montuose dell’Eurasia.
I testi antichi Zhang Zhung identificano Shambhala con la “Valle del Sutlej” in Punjab o in Himachal Pradesh, una regione dell’India.
I mongoli ne collocano la posizione in alcune valli della Siberia meridionale.
Nel folklore di Altai si crede che il Monte Belukha nasconda una porta sotterranea che conduce proprio al regno di Shambhala. I moderni praticanti buddhisti sembrano convinti però che la vera ubicazione di Shambhala sia nelle alte sfere della catena dell’Himalaya, in quelle che oggi sono le montagne intorno al Dhauladhar Mcleodganj.

Alcune leggende tramandano la notizia secondo cui l’ingresso a Shambhala sia nascosto all’interno di un remoto monastero abbandonato in Tibet, custodito da esseri leggendari conosciuti come i “Guardiani Shambhala”.

 I NAZISTI ALLA RICERCA DI SHAMBHALA

Il corpo dell’intera spedizione tedesca nazista in Tibet degli anni 1938-39 capeggiata da Ernst Schäfer.

Anche i nazisti hitleriani si interessarono con particolare veemenza alla ricerca del mitico regno di Shambhala per una serie di motivi legati agli interessi personali di Hitler e alle ambizioni culturali del regime tedesco dell’epoca. Ciò portò il governo del Führer ad intrecciare intensi rapporti con il corrispettivo tibetano al fine di ottenere aiuto nei propri progetti di espansione politico-culturale.

C’erano diversi elementi che ispiravano questa ricerca, due tra tutti: la ricerca della razza progenitrice dei tedeschi, la cosiddetta “razza ariana”, e il ritrovamento dei mitici regni sotterranei di “Shambala” e “Agarthi” nei quali sarebbero vissute a loro dire popolazioni scelte specializzate nel convogliare l’energia interiore (detta “vril”) per fare di questa uno strumento di conquista.

I nazisti collegavano l’esistenza del regno di Shambhala con quella, in un passato antico, del “regno di Tule Iperborea”, di cui aveva parlato lo storico greco antico Erodoto (V secolo a.C.), il quale aveva riportato la leggenda egiziana secondo la quale il continente di Iperborea sarebbe sorto nelle terre vicine al Polo Nord.
A seguito di una forte glaciazione la sua popolazione si sarebbe spostata più a sud.

In epoca moderna, nel 1679, lo svedese Olaf Rudbeck identificò gli abitanti di Atlantide (di cui aveva parlato invece il filosofo greco Platone) con gli abitanti di Iperborea, e collocò la dimora di questi antichi abitanti al Polo Nord.

Secondo diverse descrizioni la terra di Iperborea era stata divisa a seguito della glaciazione in due isole, quella di “Tule” e quella di “Ultima Tule”, che alcuni hanno identificato rispettivamente con le attuali Islanda e Groenlandia.

Un’altra concept art di Shambhala dei Naughty Dog per il videogioco “Uncharted 2”

Un altro elemento alla base della ricerca di Shambhala da parte dei nazisti era la convinzione che la Terra sia cava all’interno. 

Alla fine del XVII secolo l’astronomo britannico Sir Edmund Halley aveva suggerito per la prima volta che la Terra fosse vuota all’interno e che sia formata da quattro sfere concentriche.
Una conferma letteraria più recente a questa teoria è venuta dal celebre scrittore francese Giulio Verne, che ha pubblicato il suo romanzo “Viaggio al centro della Terra” nel 1864.

A ciò, nelle motivazioni di ricerca che muovevano i gerarchi nazisti, si aggiunse la teoria dell’esistenza del “vril”.
Nel 1871 il romanziere britannico Edward Bulwer-Lytton nel suo libro “La razza che verrà” descrisse una razza superiore, i “Vril-ya”, che vivrebbero sottoterra e aspirerebbero a conquistare il mondo tramite il “vril”, una forma di energia psicocinetica.
L’autore francese Louis Jacolliot aggiunse altri particolari nella sua opera “Le Fils de Dieu” (Il figlio di Dio) del 1873 e in “Les Traditions indo-européeenes (Le tradizioni indo-europee) del 1876.

Altra rappresentazione di Shambhala nel videogioco Uncharted 2

In questi libri l’energia “vril” veniva messa in relazione con l’esistenza di popoli che vivrebbero nel sottosuolo dell’isola di Tule.
I Tuleani avrebbero avuto in progetto di convogliare la loro massa di energia “vril” per diventare “superuomini” e conquistare il mondo di superficie. 

Infine il celebre filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900) ha anch’egli enfatizzato il concetto di “Übermensch” (il “Superuomo”) iniziando la sua celebre opera “Der Antichrist” (L’anticristo, del 1888) con la frase: “Vediamoci per quello che siamo. Siamo Iperborei. Sappiamo fin troppo bene come stiamo vivendo lontani da questa rotta”.

Nel suo libro “La dimora artica dei Veda” (1903) il pioniere della libertà indiana Bal Gangadhar Tilak aggiunse un ulteriore tassello a queste teorie sul “vril” identificando la migrazione verso sud dei Tuleani con l’origine della razza ariana.

Dunque molti tedeschi ad inizio Novecento erano convinti di essere i discendenti degli ariani che si erano spostati verso sud partendo dalla terra originaria di “Tule Iperborea”, collocata al Polo Nord, e che erano destinati a diventare una razza di “superuomini” tramite l’utilizzo del “vril” (un’energia interna agli esseri umani, parallela a quella presente al centro della Terra, che essi pensavano fosse cava).Hitler era a conoscenza di queste teorie e le fece proprie.

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Una rappresentazione buddista di Shambhala dal monastero di Sera

Purtroppo ad oggi nessuno sembra essere riuscito ad individuare l’accesso fisico al mitico regno di Shambhala né la sua esatta ubicazione sulla Terra, ma restano le indicazioni spirituali per poter parlare di esso come di un regno interiore, dunque immateriale e apparentemente intangibile, nel quale vivrebbero su questa Terra i saggi e gli illuminati.

Non è difficile inoltre individuare nelle descrizioni di Shambhala come di un luogo spirituale quello che Gesù chiamava il “regno dei cieli” o “regno di Dio”, che era al centro della sua predicazione, o quello che era stato annunciato dai profeti dell’Antico Testamento, o quello che viene descritto – a proposito della profezia sull’avvento futuro di Shambhala – nel libro dell’Apocalisse come “la Gerusalemme celeste” che “scenderà dal cielo” come nuova città degli uomini.

Che potesse essere anche una città simbolico-spirituale ne aveva parlato ad esempio Agostino di Ippona nel suo “La città di Dio”.

Un autore che recentemente ha approfondito l’aspetto interiore del “regno di Dio”, descrivendolo come il luogo della “battaglia spirituale” per eccellenza, è stato Leone Tolstoj nella sua opera “Il regno di Dio è in voi” (1893).
Uno dei suoi discepoli successivamente ha unito questi insegnamenti a quelli della tradizione induista applicandoli alla prassi politica ed ottenendo risultati molto validi, e parliamo del Mahatma indiano Gandhi, che operò dapprima in Sudafrica, luogo nel quale successivamente si sviluppò la lotta di liberazione dall’apartheid capeggiata da Nelson Mandela (nel Sudafrica che è un altro luogo “topico” della storia umana) e poi in India, ottenendo con la sua lotta addirittura l’indipendenza del suo Paese dall’impero coloniale britannico.

Tutto il cristianesimo prevede questa dialettica tra la “città celeste” e la città terrena, e ciò costituirebbe un elemento di convergenza tra le religioni cristiana, induista e tibetano-buddhista, in particolare tra la visione storico-escatologica propria del cristianesimo e la tradizione maggiormente intimista, meditativa ed individualista propria delle religioni orientali.

 

IL MITICO REGNO PERDUTO DI SHAMBHALA

IL MITICO REGNO PERDUTO DI SHAMBHALA

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