Il problema di Facebook con i nomi degli utenti

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Forzare gli utenti a usare il proprio vero nome è illegale in Germania e viola la privacy degli utenti. La policy di Facebook andrebbe rivista

La Data Protection Authority tedesca ha stabilito che la “real name policy” di Facebook è illegale in Germania. Per effetto della decisione dell’ente di Amburgo, Menlo Park non potrà più costringere gli utenti tedeschi a essere presenti sul social network esclusivamente con il loro nome anagrafico, dato che l’imposizione viola il diritto alla privacy degli iscritti e quello di usare uno pseudonimo.

Inoltre, ha stabilito ancora l’Autorità, Facebook non può richiedere l’invio dei documenti per la verifica dell’identità dei profili, nécambiare arbitrariamente i nomi utente sulla base di quanto appare su carte d’identità, passaporti o altri documenti ufficiali. Johannes Caspar, Commissario tedesco per la protezione dei dati personali e la libertà di informazione, ha dichiarato al Guardianche il caso dimostra come Facebook voglia “far valere la sua policy senza alcun interesse nei confronti delle legislazioni nazionali”.

Qual è la situazione italiana? “La materia in Italia è regolata dal d.lgs. 196/2003, il nostro Codice della Privacy, il quale si fonda sulla direttiva europea 2002/58/CE, spiega a Wired l’AvvocatoFrancesco Paolo Micozzi, esperto di tematiche online e dicyberlaw, “le norme italiane e tedesche, quindi, si fondano sulla medesima direttiva europea e devono rispettarne i principi. Èquindi abbastanza intuitivo che la decisione del Garante italiano sarebbe analoga a quella del suo omologo tedesco”.

Secondo Micozzi, “se vogliamo trovare un indizio sul fatto che la decisione del Garante italiano sarebbe equivalente possiamo semplicemente leggere l’opuscolo sui social network del nostro Garante per trovarvi il suggerimento, dato agli utenti, di creare ‘pseudonimi differenti in ciascuna rete cui partecipi’, continua il giurista, “ovviamente lo scopo di Facebook è raccogliere il più alto numero di informazioni su determinati soggetti, al fine di vendere un prodotto (pubblicità) quanto più mirato possibile”.

La policy sui “veri nomi” è quindi ancora uno degli aspetti più controversi del social network e, ciclicamente, torna al centro della discussione. In ordine di tempo, uno dei casi più eclatanti è stato quello della giornalista inglese Laurie Penny (scrive per ilNew Statesman, in italia la potete leggere su Internazionale) che si è vista disattivare il suo account per via dello pseudonimo che utilizzava. Penny scrive (anche) di tematiche di genere ed è spesso vittima di trolling sessista. A detta della giornalista, la scelta di stare su Facebook non con il suo vero nome era dovuta alla necessità di proteggersi da altri attacchi digitali. In un tweet Penny ha spiegato le sue ragioni, accusando Facebook di esporla a ulteriori minacce:

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