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Il Sacro Bosco di Bomarzo, mostri che incantano

DiPaul Polidori

Mag 4, 2016

In Provincia di Viterbo esiste un parco mostruosamente bello, il Sacro Bosco di Bomarzo. Un luogo insolito che affascinò personaggi come Dalì e Goethe.
Viene chiamato con diversi nomi forse perché questo luogo, un po’ magico, un po’ insolito racchiude in sé anime contrastanti tra loro: è conosciuto come il Parco dei mostri, e quindi si potrebbe pensare che sia un posto spaventoso, ma se ne parla anche come la Villa delle meraviglie che sa invece di fiabesco o il bosco sacro. E dunque: qual è la sua vera natura?

Il Sacro Bosco di Bomarzo: la storia
Bomarzo è un borgo in provincia di Viterbo, nel Lazio e il Parco dei mostri nasce dal progetto del principe Vicino Orsini e dal grande architetto Pirro Ligorio nel 1550. Costituisce un esempio unico di parco che, nonostante il periodo in cui venne realizzato, non mantiene alcuna caratteristica dei giardini all’italiana. Al contrario, si alternano in maniera a prima vista casuale architetture insolite, sculture enigmatiche che rappresentano figure di mostri, draghi, soggetti mitologici e animali esotici la cui realizzazione fu probabilmente affidata a Simone Moschino.

Alla morte di Orsini, nessuno si curò molto del parco e di ciò che custodiva, solo più recentemente grandissimi personaggi del calibro di Dalì e Goethe ne riconobbero l’eccezionalità e gli restituirono attenzione e fama.

Il Parco dei mostri: cosa nasconde
Il Parco si estende su una superficie di circa 3 ettari, in una foresta di conifere e latifoglie. Al suo interno si trovano le sculture in basalto, i famosi mostri, per le quali i turisti visitano il Bosco. L’attuale disposizione delle attrazioni nel Parco non è, salvo alcuni casi documentati, quello originario, ma risale alla seconda metà del XX secolo, quando la famiglia Bettini lo rilevò e lo rimise in uso. Non si conosce l’originario scopo con cui il parco è stato costruito, molte le ipotesi, la più probabile quella che vedrebbero il luogo come un “percorso iniziatico”. Inoltre, le misteriose sculture che si possono ammirare oggi sono solo alcune di quelle che originariamente popolavano il parco.

Tra le attrazioni più insolite e stupefacenti c’è la casetta pendente: un piccolo edificio costruito su un masso inclinato e perciò volutamente pendente; la particolarità è che gli interni sono pendenti in senso opposto rispetto all’esterno, causando smarrimento in chi vi entra. Si ritiene che l’entrata del Bosco fosse esattamente di fronte alla Casa Pendente.

L’altra immagine con cui si ricorda questo luogo magico è quella dell’Orco: simbolo del parco stesso, è un grande faccione di pietra con la bocca spalancata che nasconde una camera scavata nel tufo dove le voci di coloro che vi entrano sono amplificate e distorte, creando un effetto spaventoso.

Un luogo che va contro tutte le regole architettoniche, capace di affascinare e sorprendere il visitatore spaesandolo davanti alla statua di un drago o a un teatro simil classico. Un Parco che è una esperienza ogni volta diversa. Il Sacro Bosco di Bomarzo è aperto tutti i giorni dalle 8:30 fino alle 19 o al tramonto in inverno. Il biglietto costa 10 euro.

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