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In lento miglioramento il buco dell’ozono sull’Antartide

DiPaul Polidori

Lug 2, 2016

Il buco nell’ozono sopra l’Antartide si sta riducendo, sia pur lentamente. A mostrarlo è uno studio condotto da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, del National Center for Atmospheric Research a Boulder e dell’Università di Leeds che illustrano la loro analisi su “Science”. La ricerca ha confermato la progressiva riduzione del fenomeno, a dispetto di un record registrato nel 2015 a causa di un’eruzione vulcanica.

Il buco nell’ozono – ossia l’assottigliamento dello strato di ozono stratosferico che filtra gran parte dei raggi ultravioletti che arrivano sulla Terra, e che è particolarmente marcato sopra le regioni polari – iniziò a essere studiato negli anni settanta. Il suo rapido peggioramento nel corso degli anni ottanta portò alla ratifica del Protocollo di Montreal per la graduale eliminazione della produzione di sostanze responsabili dell’impoverimento dello strato di ozono. Particolarmente dannosi per lo strato d’ozono sono i clorofluorocarburi (CFC),  sostanze volatili un tempo molto usate, dai frigoriferi e condizionatori fino alle bombolette spray.

L’ozono stratosferico è sensibile agli effetti del cloro, la cui entità dipende anche dalla temperatura e dalla luce solare. I danni più gravi si verificano infatti quando l’atmosfera è abbastanza fredda da creare nuvole stratosferiche che, sotto l’effetto della radiazione solare, favoriscono l’efficienza delle reazioni del cloro. Per questo i picchi del fenomeno si hanno nelle regioni polari, e in particolare sopra l’Antartide, quando, fra fine agosto e ottobre, il continente emerge dal lungo inverno.

Analizzando le misurazioni dell’ozono prese da palloni meteorologici e satelliti dal 2000 al 2015 e confrontandole con le proiezioni basate sulla situazione degli anni precedenti e con i livelli stimabili di cloro in stratosfera, i ricercatori hanno calcolato che rispetto al picco del 2000 il buco dell’ozono si è ridotto di circa 4 milioni di chilometri quadrati.

“Ora possiamo essere sicuri che le azioni intraprese [con il protocollo di Montreal] hanno messo il pianeta sulla strada della guarigione”, ha detto Susan Solomon, prima firmataria dell’articolo, spiegando che il buco record del 2015 non è legato all’azione dei CFC, ma all’eruzione del vulcano cileno Calbuco.

I vulcani non iniettano quantitativi significativi di cloro nella stratosfera,  ma aumentano notevolmente il suo contenuto in particolato sottile che, favorendo la formazioni di nuvole stratosferiche polari, potenzia l’effetto del cloro presente.

Via via che i livelli di cloro si ridurranno, concludono i ricercatori, il buco nell’ozono si ridurrà sempre più fino a sparire. Ovviamente, vulcani permettendo.

 

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http://www.lescienze.it/news/2016/07/01/news/miglioramento_buco_ozono_picco_2015_vulcani-3146574/

 

 

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