Instanbul, giornalista trovata impiccata all’aeroporto. Gli amici: l’anno assassinata

“Jacky Sutton, 50 anni, era stata inviata di guerra in Afghanistan e Iraq. Indagava sulle donne dell’Isis e temeva di poter essere bersaglio del Califfato. Il suo corpo senza vita nei bagni dello scalo turco: al collo, i lacci delle scarpe stretti a gancio. Per i media turchi un suisidio. Suo predecessore a capo di Iwpr ucciso in attacco terroristico.

ISTANBUL – Le circostanze appaiono poco chiare, si moltiplicano gli appelli a “indagare” su questa morte su cui incombe lo spettro dell’Is. Perché Jacky Sutton – non era tipo da suicidarsi nella toilette dell’aeroporto Ataturk di Istanbul, come hanno suggerito i media turchi dopo il ritrovamento del suo corpo. Era una donna “dura”, una tipa “tosta” che è stata inviata di guerra per la Bbc e che ha raccontato i conflitti in Afghanistan e Iraq. Guidava anche un importante think tank giornalistico. Si trasforma in un giallo la morte di questa giornalista 50enne, nata nell’Hertfordshire (Inghilterra orientale) poi trasferitasi a Londra.

La Bbc, ha raccontato che Sutton era arrivata sabato a Istanbul con un aereo proveniente da Londra. Aveva due ore d’attesa per il suo volo di transito per Erbil, nella regione curda dell’Iraq, apparentemente perso. “I media locali riferiscono che non aveva abbastanza denaro per acquistare un altro biglietto, poi è stata trovata morta nelle toilette un paio di ore dopo”, ha raccontato il corrispondente della rete pubblica britannica, Ben Ando. “Quello che esattamente è avvenuto – non lo si sa ancora”.

Una ricostruzione, considerata risibile.Christian Bleuer, un ricercatore suo amico, ha twittato, quando si sono diffuse le notizie sulla morte della giornalista: “Jackie Sutton ha lavorato in Afghanistan&Iraq. Era la donna più dura che si potesse incontrare. E la polizia dice che si è uccisa perché ha perso un volo?”. Poi, ha rincarato la dose: “Non sono uno che crede alle cospirazioni, ma dicono che una videocamera di sorveglianza era malfunzionante nel punto in cui la Sutton è stata assassinata”.

Jane Pearce, direttrice del World Food Programme dell’Onu in Iraq, è netta nella sua valutazione. “<non credo a queste notizie”, riferendosi a un eventuale suicidio.
Nulla nel suo profilo fa pensare a una persona fragile. Il suo lavoro come direttrice pro-tempore dell’Institute for war and peace reporting(Iwpr) – che ha uffici in diversi Paesi colpiti da conflitti per sostenerne la stampa indipendente – dimostra che si trattava di una persona impegnata a costruire, progettare, scrivere. Va ricordata anche un’altra circostanza destinata ad alimentare il sospetto: il precedente direttore per l’Iraq, Ammar al Shahbander, è stato ucciso a maggio in un attacco terroristico a Baghdad – un’autobomba esplosa – assieme ad altre 17 persone.
Secondo il Daily Mail, in un messaggio scritto mesi fa dalla Sutton all’amica Amanda Whitely, la giornalista non nascondeva di essere bersaglio dello Stato islamico proprio nella città di Erbil, quella dove avrebbe dovuto far ritorno nella notte tra domenica e lunedì: “Sono in hotel in questo momento – scriveva nella lettera – uno di basso profilo” con “una stanza e un bagno sopra l’ufficio, con una sola porta per entrare e uscire. Così, se arriva qualcuno non invitato, sono intrappolata. I miei amici curdi dicono: basta un solo pazzo che, nelle preghiere del venerdì, senta dire che uccidere uno straniero è fare la guerra santa e in un attimo verrà a bussare alla tua porta”. Poi, in un passaggio più avanti: “Se il Daesh (l’Is, ndr) vuole attaccare, può farlo. La cosa ha bisogno di essere pianificata, non voglio essere il bersaglio”.La Sutton aveva rivolto particolare attenzione alla vita delle donne di diversi gruppi religiosi ed etnici oltre al sistema delle comunicazione dei media in Iraq, negli ultimi tempi si stava concentrando alla lotta sul ruolo discriminatorio nei confronti delle donne da parte dell’Is (di cui portava avanti una tesi per il dottorato). Per non parlare delle sue amicizie curde, non ben viste dalla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, dove la sua morte – a poche settimane dal voto del 1° novembre – rischia di creare un vero e proprio ‘caso’.

Tra i viaggi che l’avevano segnata di più, vi erano i 5 anni trascorsi in Eritrea, dal 1995, definiti “un’esperienza che ti cambia la vita”. “Sono stata arrestata come spia e deportata”, racconta in un video pubblicato online stamani dalla stessa Whitely come contributo-omaggio, dove spiega di aver anche sofferto di un disturbo post-traumatico da stress dopo il rientro a casa.

Il governo di Londra mantiene un profilo basso e ha confermato che la donna è stata trovata morta. Il Foreign Office ha fatto sapere che sta fornendo “assistenza consolare alla famiglia” di Sutton.

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http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/19/news/trovata_impiccata_nei_bagni_aeroporto_istanbul_era_ex_giornalista_bbc_amici_della_donna_assassinata-125411062/
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