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Intervista all’Ambasciatore russo Razov: “Neonazismo e jihadismo rappresentano il pericolo per il mondo”

DiPaul Polidori

Apr 21, 2016

L’Intervista all’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov*, per l’AntiDiplomatico

In occasione della Giornata della Memoria si è celebrato il 71° anniversario della Liberazione di Auschwitz ad opera dell’Armata Rossa. Secondo lei, com’è possibile che in Italia, a dispetto delle celebrazioni ufficiali non siano poi molti a ricordare quale sia stato il paese che ha versato il più grande tributo di sangue per la liberazione dell’Europa?

Alla vigilia del 9 maggio molti leader occidentali hanno declinato l’invito a partecipare alla Solenne Parata della Vittoria in piazza Rossa. Ricordiamo che il fatto aveva suscitato nella stampa italiana e nell’opinione pubblica una reazione negativa se non una condanna: vanno distinte, da un lato, la congiuntura politica, dall’altro – la memoria storica e il riconoscimento dell’apporto decisivo dell’Unione Sovietica nella distruzione della Germania di Hitler. Oggi non sono poi così rari i casi di distorsione della storia a favore della congiuntura politica. Siamo grati a molti dei nostri partner italiani per la cooperazione nella lotta alla falsificazione della storia e al tentativo di eroicizzare il fascismo: alla comunità ebraica di Roma, all’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia, all’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali (EURISPES).

Proprio nella mia città, Arezzo, e nel liceo dove mi sono diplomato sono state girate varie scene de “La vita è bella” di Roberto Benigni. Il film, uno dei più celebri sull’orrore dei campi di concentramento e vincitore di ben tre premi Oscar si conclude con il fantasioso ingresso ad Auschwitz delle truppe angloamericane. Una semplice disattenzione del regista?

È difficile sopravalutare il ruolo dell’arte, sia essa cinema, letteratura, pittura, nella diffusione delle conoscenze storiche. Di grande impatto sulla coscienza di massa è l’arte che plasma la nostra visione degli eventi e dei fatti storici. Da qui scaturisce l’importanza del fatto che i registi, gli scrittori, i giornalisti, le personalità creative si sentano responsabili delle proprie opere. L’Unione Sovietica, a costo di perdite inestimabili di vite umane, che si contano a decine di milioni, liberò il mondo dal nazismo. Negare questo apporto decisivo, revisionare la storia, interpretare erroneamente i fatti non è semplicemente assenza di etica, un sacrilegio, ma è altrettanto un pericolo. L’ideologia del neonazismo ha annoverato degli adepti pronti a trascinare di nuovo il mondo nei conflitti fratricidi. Per questa ragione la Russia lotta attivamente contro la falsificazione della storia, contro l’eroizzazione del nazismo, in quanto perdere la memoria storica significherebbe perdere la propria identità.

L’Unione Sovietica ha cominciato a combattere contro il fascismo ben prima del 1941. Quest’anno ricorre l’80° anniversario della fondazione delle Brigate Internazionali. In Russia come si ricorda quella straordinaria esperienza di solidarietà tra i popoli del mondo?

La Guerra civile in Spagna degli anni 1936-39 si è rivelata un prologo funesto ai successivi eventi sanguinosi del continente europeo. Ha scosso l’intera comunità mondiale svegliando negli uomini un sentimento di coinvolgimento emotivo e di solidarietà con la tragedia spagnola. Hanno combattuto dalla parte della Repubblica come membri delle brigate internazionali anche degli scrittori famosi ed esponenti della società civile. Non è privo di interesse ricordare che la prima guerra aerea su larga scala del XX secolo è stata condotta nei cieli della Spagna da una squadra internazionale comandata dallo scrittore francese Andrè Malraux, il futuro Ministro per la Cultura del Governo di Charles de Gaulle. Furono molti in seguito a ‘fondere’ l’esperienza vissuta in una forma artistica. Così sono nati i libri “Spagna insanguinata” del pilota militare Antoine de Saint-Exupéry, “Omaggio alla Catalogna” di George Orwell, il documentario “Terra di Spagna”di Ernest Hemingway ed altre opere.
Il lettore russo ha conosciuto la guerra in Spagna prevalentemente attraverso i reportage e i saggi pubblicistici del giornalista M.E. Kol’cov. Il suo “Diario spagnolo” testimonia una reazione emotiva fortissima dei cittadini sovietici suscitata dalla lotta del Fronte popolare contro il generale Franco. Va detto inoltre che questo impeto di liberazione rappresentava uno slancio unitario, che ci permette di costatare la coesione ed un alto livello di autocoscienza civile della società di allora. Lo scrittore sovietico Il’ja Erenburg ci ha lasciato una testimonianza unica: “Se per la gente della mia generazione rimane qualche senso nell’espressione ‘dignità umana’, ciò avviene grazia alla Spagna. È diventata aria, si respira solo lei”. L’URSS sosteneva i repubblicani e le brigate internazionali, simbolo dell’unione internazionale contro la minaccia del fascismo.

Il 9 Maggio dello scorso anno mi trovavo a Lugansk. E’ stato davvero emozionante percepire la forza con cui il popolo del Donbass ricorda l’attualità della lotta il nazismo. E la vicenda ucraina palesa come sia un grave errore quello di sottovalutare le minacce del neofascismo. Non crede?

Purtroppo la logica della lotta al passato sovietico dell’Ucraina scatenata ufficialmente da Kiev ha risuscitato l’ideologia nazionalista, è divenuta la base che forma la nuova politica interna ed estera, forgia la storiografia di questo stato. Il processo non ha riscontrato resistenze in Europa ed è progredito rapidamente. Come risultato assistiamo alla legalizzazione in Ucraina dell&#

39;Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN), mentre il suo capo storico Stepan Bandera è stato decorato nel 2010 dall’Ordine di Eroe Ucraino.
La memoria degli esponenti del mondo euro-atlantico troppo spesso è selettiva: si ricordano della tragedia dell’Olocausto, ma chiudono gli occhi ai pogrom del 1941 nella città di L’vov (Leopoli) quando, lasciata la città dall’esercito sovietico in ritirata, l’OUN trucidò la popolazione ebraica. Sono convinto che la tragedia della guerra civile, imposta agli ucraini, diventi un’altra lezione per tutti i popoli. Adesso ci tocca costatare, con grande amarezza, che mentre se ne vanno i veterani, testimoni rimasti ancora in vita, di una contrapposizione inconcepibile di tutto il mondo civile contro i seguaci di Hitler che aspiravano a istaurare l’egemonia globale dell’ideologia dell’odio dell’umanità, si sta perdendo la percezione del realismo di quegli eventi storici. La società moderna, ahimè, ha cominciato a dimenticare il pericolo dell’eroizzazione del nazismo. Voglio ribadire che in Russia si ritiene inammissibile il tacito consenso da parte di alcuni paesi europei alla rinascita dei movimenti nazisti.

Nel documentario “Bello Ciao” di cui l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia ha promosso la produzione si racconta la storia di uno dei tanti partigiani sovietici che hanno combattuto tra le fila della Resistenza italiana. Nelle vallate toscane dove sono cresciuto si tramanda la memoria dei prigionieri iugoslavi e sovietici unitesi alla Resistenza dopo l’8 Settembre 1943. Eppure, per qualcuno, quella sovietica non è stata che un’invasione dell’Europa…

Di recente sono stato a Torino, avendo accompagnato una delegazione parlamentare giunta dalla Russia. Assieme al sindaco, Piero Fassino, abbiamo deposto delle corone sulle tombe degli antifascisti caduti nella lotta, tra cui 88 partigiani sovietici: una cerimonia solenne ma anche altamente commuovente umanamente. Purtroppo si trova ancora qualcuno che, facendo dei fatti storici dei giochi di prestigio, tace sull’apporto inconfutabile dell’Unione Sovietica nella liberazione dell’Eruopa e dell’Asia dal nazismo e nella costruzione dell’assetto mondiale del dopoguerra le cui fondamenta sono fissati nello Statuto dell’ONU. Invece di strumentalizzare politicamente la storia invochiamo, tradizionalmente, di trarre esperienza dalle lezioni del passato. È di particolare importanza oggi, nelle condizioni per niente semplici della situazione mondiale, quando, come lo era negli anni della lotta al Terzo Reich, abbiamo bisogno di unire gli sforzi internazionali per far fronte ad una nuova minaccia globale all’umanità, il terrorismo. La recente tragedia a Bruxelles ne è un’ennesima prova.

L’intervento militare contro l’Isis oltre a riaffermare la presenza russa nell’area mediorientale rinnova la lotta del Cremlino contro il terrorismo islamico. Alla luce delle storiche relazioni tra la Siria e l’ Unione Sovietica prima, e la Federazione Russa poi, e la serie di sanguinosi attentati jihadisti con cui il vostro paese ha dovuto fare i conti, qual è l’orientamento dell’opinione pubblica a proposito dell’impegno militare in Siria?

Nella questione di opposizione all’Isis e ad altri gruppi terroristici, la Federazione Russa si attiene a una posizione univoca, più volte ribadita: siamo orientati al loro totale annientamento. La Russia agisce in assoluto rispetto del diritto internazionale e su richiesta del governo legittimo siriano. Negli ultimi anni il nostro paese ha subito molteplici attacchi terroristici, a causa dell’attentato terroristico all’aereo russo sono morti in Sinai oltre 200 cittadini.
La comprensione della necessità di promuovere una guerra senza quartieri a questo male, sia nel territorio russo che fuori dai suoi confini, è forte nella comunità. Di conseguenza è evidente l’obiettivo dell’operazione antiterroristica in Siria: l’annientamento del focolaio dell’estremismo. La decisione di ritirare una parte consistente delle nostre truppe dalla Siria ha, come scopo, il favoreggiamento del processo di soluzione politica del conflitto in questo paese.

In Russia il Cristianesimo convive e dialoga con l’Ebraismo, l’Islam ed altre fedi. Di recente, a Mosca, la “Terza Roma”, è stata inaugurata la moschea più grande d’Europa. Una lezione per l’Occidente?

Ritengo che non nuocia mai imparare, anche gli uni dagli altri. Il grande divulgatore scientifico Dmitrij Lichačev invitava a “cercare di accogliere la cultura degli altri”. La nostra esperienza storica testimonia che il convivere pacifico di persone di varie fedi e di varie nazionalità non è solo possibile, ma è una norma di vita. La Russia si era formata storicamente sui principi del pluralismo etnico e religioso: è questa la base della nostra civiltà e del benessere.
Oggi, seguendo l’esempio di vari paesi, è diventato ovvio che la diffusione delle idee antiumanistiche ed estremiste, che mirano ad affermare l’intolleranza nazionale e la supremazia razziale, racchiudono in sé il male. È inammissibile, da questo punto di vista, sia un atteggiamento incurante nei confronti dei nazionalisti ucraini sia un sostegno ai combattenti del jihad, autori degli atti terroristici.

*Sergey Razov, ex Vice Ministro degli Esteri della Federazione russa (2002-2005). Nel 2005 nominato Ambasciatore a Pechino. In precedenza, dal 1999 al 2002, era stato Ambasciatore in Polonia; dal 1996 al 1999 aveva svolto la funzione di Direttore del Dipartimento Paesi CIS del Ministero degli Esteri Russo e dal 1992 al 1996 aveva guidato l’Ambasciata Russa in Mongolia. E’ ambasciatore della Federazione russa in Italia dal maggio 2013.

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